7 aneddoti per capire Cristiano Ronaldo

di Alex Campanelli |

cristiano ronaldo

Di Cristiano Ronaldo abbiamo parlato già moltissimo, e non poteva che essere così. Abbiamo analizzato l’acquisto del secolo dal punto di vista sportivo (presente e futuro), emozionale, commerciale e chissà quant’altro. Oggi però lasciamo spazio ai racconti, agli aneddoti di chi Cristiano l’ha conosciuto e ha condiviso con lui parte della sua straordinaria carriera, alle parole di Ronaldo stesso, alle storie vere che ci aiutano a capire chi è veramente il calciatore, ma soprattutto l’uomo, che sta già cambiando la storia della Juventus e del calcio italiano.

 

L’ossessione di Ronaldo per il successo non fu sempre compresa nelle squadre in cui ha giocato. Quando aveva 17 anni, la stella delle giovanili dello Sporting fu chiamata ad allenarsi con la squadra principale, dove giocava Paulo Bento, suo futuro ct in nazionale. Era l’occasione che aveva tanto atteso e voleva farsi vedere. Lottò così tanto su tutti i palloni per prendere la palla e fare bella figura con l’allenatore, che un veterano delle squadra gli disse “Vedi di calmarti, ragazzino!”. Ronaldo si fermò, si girò e gli rispose Voglio vedere se mi parlerai ancora così quando sarò il migliore al mondo!.
(Febbraio 2015, traduzione di BausciaCafé.com di un articolo della rivista portoghese sabado.pt)

 

Al Manchester United esistevano, ed esistono, diversi torelli; c’era il torello “Champions League” coi titolari, quello con gli stranieri e quello coi più giovani. Inizialmente Ronaldo fu inserito nel torello “Championship”, con gli stranieri di seconda fascia come Fortune, Forlàn, Saha e Kleberson. A poco a poco fu accettato nel torello coi migliori, non venne invitato, fu una naturale evoluzione delle cose. “All’inizio passava moltissimo tempo in mezzo a rincorrere la palla, non gli piaceva difendere” – racconta Phil Neville – “Quando si trovava all’esterno del cerchio, Giggs e compagni gli lanciavano palloni fortissimi o imprendibili, oppure se faceva un tunnel gli riservavano un’entrata killer che era costretto a evitare per non farsi veramente male. Pian piano iniziò a ricevere passaggi migliori: lo avevano accettato. Ma per Cristiano il torello era un’esercitazione per la sua tecnica più che per i passaggi: spostava il pallone con la suola, fingeva di calciare con un piede per poi colpuire con l’altro, giocava di tacco o si faceva passare il pallone tra le gambe per fare un velo. Ovviamente queste “novità” non furono ben accolte, pensavamo ci stesse prendendo in giro. Poi un giorno Giggs tentò un passaggio di spalla, Scholes fece una giocata di suola, anche Gary (Neville, ndr) tentò qualcosa di diverso. Cristiano Ronaldo ci aveva insegnato un nuovo modo di fare torello, e se cambia un torello cambia anche lo stile di un club“.
(Gennaio 2016, dal libro “Cristiano Ronaldo – La Biografia, di Guillem Balagué)

 

Ho visto Cristiano Ronaldo per la prima volta in Portogallo, in una partita contro l’Uniao Desportiva de Leira. Ci saremmo allenati dopo, quindi siamo rimasti a guardare la partita; a un certo punto è passato Cristiano e ho detto al mio assistente “Ecco il figlio di Van Basten”. Era un attaccante, i suoi movimenti erano eleganti e possedeva grandissime qualità tecniche. Mi ha subito ricordato l’olandese, era strano… non sapevo nemmeno il suo nome, ma devo ammettere che ci stupì tutti perché si ergeva molto più in alto di qualsiasi altro membro della squadra.
(Maggio 2012, José Mourinho parla di Cristiano Ronaldo al periodico spagnolo Marca)

 

C’è stato un momento nella gara dei playoff per la qualificazione ai mondiali del Portogallo, vinta 3-2 contro la Svezia, in cui, mentre Ronaldo si stava ancora dirigendo verso la porta avversaria, l’attaccante Hugo Almeida ha alzato le braccia in segno di vittoria. Tale era la fiducia di Almeida nell’abilità del suo capitano che non considerava necessario aspettare che il gol fosse di fatto segnato. Quel giudizio si è rivelato corretto: Cristiano si portò avanti fino a spedire il pallone alle spalle del portiere Isaksson. Era solo uno dei suoi tre gol di quella memorabile serata a Solna.
(Maggio 2014, la Guida Ufficiale della Uefa alla Coppa del Mondo 2014 commenta i playoff qualificazione tra Portogallo e Svezia).

 

“Voglio dare un consiglio a chiunque riceva un invito a cena da parte di Cristiano Ronaldo: non ci andate per nessun motivo, non lo fate. Una volta andai a mangiare da lui dopo l’allenamento, ero stanchissimo. Mi siedo al tavolo e c’erano solo insalata e pollo. Solo acqua, niente bibite. Iniziamo a mangiare e credevo che dopo avrebbe portato altro, ma niente… Cristiano finisce in pochissimo tempo di mangiare, si alza e comincia a giocare con un pallone. Mi dice di alzarmi e di fare qualche scambio al volo, gli chiedo se posso almeno finire di mangiare. Poi lo accontento e dopo pochi minuti mi dice di andare in piscina. A quel punto mi fa: ‘Ma siamo venuti qui per mangiare o perché domani abbiamo una partita?’. Ecco perché non consiglierei a nessuno di andare a cena da Cristiano: è una macchina che non vuole mai smettere di allenarsi. Una volta perse a ping pong contro Rio Ferdinand. Noi abbiamo iniziato ad esultare ma abbiamo notato che Cristiano era molto infastidito dalla cosa. Così mandò immediatamente il cugino a comprare un tavolo da ping pong. Si allenò per due settimane ininterrottamente, poi sfidò nuovamente Rio Ferdinand e vinse davanti a tutti. Questo è Cristiano Ronaldo e non mi sorprendo della sua voglia di continuare a vincere altri Palloni d’Oro e di conquistare il Mondiale”.
(Giugno 2018, Patrice Evra racconta Cristiano Ronaldo a ITV Sport, traduzione di Sky Sport)

 

La cerimonia del Pallone d’Oro è in mano a Edson Arantes Do Nascimento, detto Pelé. Ma quando sale Pelé inciampa, perché è più emozionato degli altri, e poi ci sorprende: non dice subito Cristiano Ronaldo, apre la busta e poi dice “Mi ricordo l’anno scorso quando lo consegnai a Kakà, dissi in portoghese all’altro che c’era qui di fianco a me “L’anno prossimo tocca a te. Il vincitore del Pallone d’Oro 2008 è Cristiano Ronaldo”.
(Gennaio 2009, Pelé consegna a Cristiano Ronaldo il suo primo pallone d’oro, da Sky Buffa Racconta)

 

“Le mie vittorie? Devo ringraziare il mio amico Albert Fantrau. Per molto tempo abbiamo giocato nella stessa squadra in un campionato giovanile; un giorno venne a vederci l’allenatore dello Sporting Lisbona, e disse che avrebbero preso il giocatore che avrebbe segnato più gol. La partita finì 3-0, io segnai il primo gol, Albert raddoppiò di testa, ma la terza rete fu qualcosa di incredibile: dopo aver dribblato il portiere, davanti alla porta vuota, invece di tirare Albert mi passò il pallone che io poi misi in rete. Dopo la partita gli chiesi il motivo del suo gesto, la risposta fu “Perché tu sei più forte di me, farai più strada“”.
Molti anni dopo un giornalista si recò a casa di Albert per verificare la veridicità di tale storia ed egli confermò, aggiungendo che il suo sogno di diventare un calciatore professionista svanì quel giorno e che al momento era disoccupato. Disorientato, il giornalista chiese “Ma come fai a permetterti una casa così grande, a possedere una macchina del genere e a mantenere la tua famiglia?”.
E’ tutto merito di Cristiano, rispose Albert con un sorriso.
(Giugno 2014, dopo la vittoria per 4-1 in finale di Champions League contro l’Atletico Madrid e il successivo abbraccio tra Ronaldo e Albert Fantrau)