#6lajuve perché Pogba non ti ha dimenticata (e viceversa)

di Alex Campanelli |

“Amor, ch’a nullo amato amar perdona”, ovvero l’Amore, che obbliga chi è amato ad amare a sua volta. La celebre frase del V Canto dell’Inferno è davvero semplice da collegare a chi tra i Diavoli oggi si trova, e dai quali non è capito e apprezzato sino in fondo. Perché se è vero che non c’è altro posto come casa propria, è altrettanto innegabile che la vera casa è dove lasci il cuore e le persone che ami. E non siamo del tutto sicuri che la casa di Paul Pogba si trovi a Manchester.

Per quanto media e sponsor ci abbiano martellato con l’hashtag #Pogback, per quanto si sia puntato sulla retorica del ritorno a casa, per quanto anche lo stesso Paul si sia pian piano convinto che quella fosse la cosa giusta da fare, certamente aiutato dal suo sentimentalissimo agente e dalla cascata di oro garantita dai mancunians, sia noi che lui sappiamo che la sua Famiglia con la F maiuscola, il luogo dove è stato cresciuto e amato, capito e assecondato ma anche indirizzato e bacchettato, si chiama Juventus.

Come nelle storie d’amore più belle, entrambi ci siamo accorti del vero valore del nostro rapporto solo una volta che esso si è sciolto; vale per Paul per tutti i motivi sopra elencati, ma vale anche e soprattutto per i tifosi della Juve. Incostante, abulico, fine a sé stesso, poco incisivo, un affare cederlo a 100 milioni, campione a metà, immeritevole di indossare la maglia numero 10: si è detto tutto questo, ma anche molto di peggio, su Pogba al momento della cessione, nel più classico dei cliché in stile “la volpe e l’uva“. Alzi la mano chi ora ripeterebbe anche una sola di tali affermazioni.

Di soli sentimenti non si vive, servono affinità e intenti comuni, ciò che Pogba non ha certamente trovato alla corte di Mourinho: il vate portoghese l’ha dapprima piazzato davanti alla difesa, amputandone estro e creatività, poi l’ha riportato nel cuore della manovra offensiva e Paul l’ha ringraziato regalandogli la prima Europa League della sua carriera, infine l’ha invischiato nell’anticalcio praticato dal suo United in questa stagione, la creatura mostruosa che ha portato i Red Devils al crollo in Champions contro il Siviglia e a vivere di espedienti e lampi garantiti da una rosa di altissimo livello in Premier. La Juve attuale non è certo il miglior sponsor del bel gioco col quale convincere il Polpo, certo, ma la prossima, con lui come fulcro e chissà chi alla guida, potrà essere diversa, chi può dirlo?

Sognare è sempre bello, ma la realtà dei fatti parla di un Pogba “prigioniero” di un contratto faraonico, di un club che non ha assolutamente necessità di vendere e di un agente che mai e poi mai accetterebbe una valutazione al ribasso per l’indiscussa stella della sua scuderia. D’altro canto, sognare ci è sempre piaciuto e non smetteremo certo ora. Torna Paul.