#6lajuve perché l’orgoglio e il carattere non sono luoghi comuni

di Juventibus |

Mancano poche ore al calcio d’inizio di Inter-Juventus, la partita che probabilmente deciderà le sorti del campionato, e sta per terminare una delle settimane più difficili dell’epoca recente per i tifosi bianconeri. Occasione doppiamente speciale per due autori di Juventibus che vedranno la partita insieme e provano ad allentare la tensione dell’attesa ragionando su una situazione inedita per la Juventus, arrivata per la prima volta dopo diversi anni a giocarsi un dentro/fuori in 90minuti a questo punto della stagione.

Nevio Capella: “É arrivato il momento della verità, Fabio, adesso non si può più sbagliare. Eppure ancora non riesco a credere che nel giro di quattro giorni la nostra Juve, che ci aveva abituati così bene a non aver mai paura degli scontri diretti e delle partite che contano, abbia gettato alle ortiche il tesoretto dei sei punti di vantaggio e soprattutto lo sforzo di una rincorsa lunga cinque mesi per conseguirlo. Secondo te il non poter fare calcoli sarà una discriminante positiva o un’ulteriore fattore da temere?”.

Fabio Giambò: “Questa squadra, caro Nevio, ha milioni di difetti, ma anche un pregio che va al di là dei luoghi comuni: riuscire, forse più per orgoglio che per altro, a tirar fuori ciò che serve per ottenere quello che si sarebbe potuto ottenere per lo meno sulla carta con meno patemi d’animo. Io non temerei tanto il fatto che non si possano fare calcoli, piuttosto mi preoccupa aver visto la squadra spenta più fisicamente che mentalmente, perché su quest’ultimo aspetto mi auguro e credo che la reazione non potrà non esserci. Servono venti giorni da Juve, da vera Juve, è chiedere troppo oggi?”.

NC: “No, non credo sia chiedere troppo, soprattutto in virtù del fatto che per tutta la stagione la vera Juve non l’abbiamo ancora vista, se non forse nel derby di andata a settembre, e per “vera” alludo sia ad un’intelaiatura stabile con relative pedine inamovibili (cosa per la cui mancanza questa volta non credo ci si possa appellare solo ai soliti infortuni), sia alla mentalità con cui ci si dovrebbe mangiare avversari e partitw, specie in determinate circostanze. Quanto alla forma fisica, ho la sensazione che quello che a noi sembra un momento di grossa flessione sia piu che altro conseguenza di cali mentali, e in questo mi preoccupa il fatto che questa partita somigli a una finale secca….credo tu abbia capito dove voglio arrivare”.

FG: “Il calo mentale lo percepisco nella mancanza di concentrazione, ma ci sono alcune fasi delle partite che proprio mi fanno venire grossissimi dubbi sul lavoro svolto dal punto di vista fisico: per intenderci, non ritengo sia un caso che Douglas Costa, oggi il più in forma, non riesca a ripetere grosse prestazioni con continuità in partite ravvicinate. Era successa la stessa cosa anche a Dybala ad inizio stagione nel suo momento d’oro! L’incubo finale secca non deve essere una preoccupazione, invece, a meno che gli avversari di turno non si presentino con la patch UCL stampata da qualche parte sulla maglia”.

NC: “Certo, é trascorsa davvero una vita dall’ultima volta che ci siamo trovati a giocarci tutto in una sola partita così delicata: se la memoria non mi inganna dobbiamo tornare a quel 8 Maggio 2005 quando andammo a prenderci i tre punti proprio a San Siro, a casa del Milan con cui, poco prima del calcio d’inizio eravamo appaiati al primo posto… che prova di forza clamorosa quella! Ovviamente anche la vittoria non chiuderebbe nessun discorso a nostro favore, se non nel mettere un discreto carico di pressione sul Napoli il giorno dopo, ma pensi anche tu che la partita decisiva sia proprio questa? Più anche della trasferta di Roma, nonostante la finale di coppa Italia appena tre giorni prima”.

FG: “Fare tabelle non è qualcosa che si può permettere di fare una grande squadra, a maggior ragione in questo momento della stagione: nel maggio del 2005 era uno scontro diretto contro la diretta rivale, questa è una situazione un po’ più particolare anche se il teatro sarà lo stesso. Personalmente dubito che la Juve riuscirà a fare un sol boccone di questa Inter, ma mi aspetto sicuramente una prestazione di carattere, di testa, da Juve appunto. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta, è oggi come non mai l’idea con la quale vanno affrontati i prossimi 360 minuti, più i 90 di Coppa Italia: io al Napoli, fossi nei ragazzi, neanche guarderei. Si pensi a fare il nostro, si ascoltino i vari funerali mediatici che hanno già fatto alla squadra perché in questo momento anche fattori del genere possono risultare fondamentali, si tengano a mente le scene di giubilo e le feste scudetto che già si stanno organizzando altrove: i Buffon, i Barzagli, i Khedira, i Mandzukic, possono permettere una cosa del genere?”.

NC: “Il carattere, il moto d’orgoglio dei grandi vecchi o comunque di quei giocatori dal pedigree certificato da presenze e vittorie in carriera, possono senz’altro essere un altro aspetto in cui sperare, soprattutto alla luce della spasmodica attesa che tutta l’Italia non juventina mostra per la possibile caduta del re dal trono.
Pensavo poi alla nostra strana abitudine di ritrovarci ogni due anni e ai discorsi fatti in base a cio che stava accadendo: nell’estate 2014, se ricordi, ragionavamo sulla fuga di Conte e su cosa aspettarci da Allegri, due anni fa commentammo il super mercato estivo con il fiore all’occhiello di Higuain, e fummo bravi ma non bravissimi a ipotizzare un viaggio in terra di Galles. Domani, non vedo l’ora di chiederti se a prescindere dal risultato e dall’esito del campionato, l’ipotesi del cambio di guida tecnica non stia velocemente diventando realtà”.

FG: “La risposta la conosci già: non ero entusiasta di Allegri quando arrivò, ho imparato a conoscerlo ed ammirarlo, oggi credo che, a prescindere da come finirà, il suo tempo in bianconero sia bello che finito. Lui e i ragazzi devono solo decidere come lasciarsi: baci e abbracci ricordando i (non lontani, anzi!) tempi che furono o gloria eterna per un’impresa che mai più nessuno realizzerà, per lo meno nel futuro recente. Comincio a prenotare il tavolo, speriamo che vada come ci auguriamo e come merita una sfida come quella di domani, un incontro come quello di domani”.

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