Difendere la Joya, Dybala è ancora imprescindibile

di Mauro Bortone |

«Dybala come Recoba»: il paragone un po’ forzato è stato lanciato da Sandro Sabatini, giornalista Mediaset, ospite del salotto virtuale di Casa Juventibus, condotto da Massimo Zampini, quando è stato toccato uno dei temi più caldi tra i tifosi bianconeri, ovvero il momento della “Joya”.

Sabatini, da professionista del mestiere, ha spiegato di amare un po’ esagerare per provocare dibattito su un argomento e quel paragone, volutamente azzardato, tra il 10 bianconero e l’uruguaiano dell’Inter di Moratti è stato un modo per ribadire la contraddittorietà tra la qualità del giocatore e la sua reale incidenza sulle sorti bianconere, anche in chiave rinnovo di contratto.

L’immagine è certamente forte (oltre che improponibile) ma s’innesta nell’eterno conflitto tra Dybalisti e antiDybalisti, tuttora in atto tra le varie frange del tifo.

Partiamo da un chiarimento sui numeri: Dybala, all’inizio della sua sesta stagione bianconera, ha collezionato 234 presenze con 96 gol e 38 assist, a dimostrazione di un peso specifico dell’argentino nel destino della Juve degli ultimi anni. El Chino, invece, ha realizzato 71 reti con 29 assist in 261 gare con la maglia dell’Inter, distribuite però in quasi undici stagioni in nerazzurro, caratterizzate dal prestito al Venezia e dall’esilio forzato al Torino: in Champions, Recoba ha timbrato 3 gol in 27 presenze e 6 in 22 nella vecchia Coppa Uefa.

La statistica da sola, insomma, toglie fiato ad ogni raffronto. Peraltro, Recoba era un giocatore dotato di colpi straordinari ma davvero mai decisivi: Dybala ha giocate eccezionali che hanno inciso significativamente in almeno tre degli ultimi cinque scudetti. Non solo: ha una qualità di calcio che pochi hanno e che può permettere a questa Juventus di avere più imprevedibilità di quella finora mostrata. Per questo, resta un giocatore imprescindibile. Recoba, invece, non lo è mai stato per i nerazzurri.

Sul giudizio che spesso si esprime su un calciatore, pesano, volenti o nolenti, le ultime prestazioni che spesso offuscano quelle complessive e la visione d’insieme: l’anno scorso, ad esempio, nel mese senza gol di Ronaldo, c’erano tanti juventini che mettevano in discussione un fenomeno assoluto come lui. Oggi, negli occhi di molti, Dybala è solo il giocatore molle entrato all’Olimpico, che, nel minuto di recupero sbaglia il controllo che propizia la rimessa da cui scaturisce il pari di Caceido. Tradotto in soldoni, Dybala è il colpevole del pareggio contro la Lazio.

L’esempio non è a caso, perché emblematico di alcuni pregiudizi attivi tra i detrattori dell’argentino: nell’azione, infatti, ci sono almeno altri tre giocatori responsabili di affrontare Correa in maniera, per così dire, morbida, eppure la croce la si vuole dare tutta esclusivamente a Dybala. Non può essere così. Certamente non c’è da assolvere l’argentino dall’errore (che c’è) ma non si può essere netti con lui e accondiscendenti con gli altri che pure commettono ugualmente un errore grave.

Il momento dell’argentino, sia fisico (per il fastidioso infortunio da cui è reduce) sia mentale (per le questioni legate al rinnovo), non è certamente il migliore. Così come è indubbio che sia un giocatore (come capita a molti suoi connazionali, compreso il numero uno, Lionel Messi) umorale con tutto ciò che questo comporta sulla personalità. Ma le difficoltà contingenti e i limiti mentali del giocatore non dovrebbero far dimenticare l’apporto complessivo di questi anni.

“Eh, ma Dybala non è determinante” sostengono i detrattori. Bene, da quando è alla Juve, l’unica stagione in cui non va in doppia cifra in Serie A è il 2018-19, ovvero la prima con Cristiano Ronaldo in squadra, dove non solo lui ma buona parte del gruppo cala le proprie prestazioni quasi delegando le soluzioni al portoghese. In tutte le altre, segna tanto ed è fondamentale ai fini dello scudetto (come detto, decisivo in almeno 3 degli ultimi 5).

In Supercoppa, segna quattro gol nelle finali (tutti contro la Lazio) di cui uno determinante da subentrato, una doppietta in cui rimette da solo in piedi la squadra (che butta all’aria la rimonta nella sciagurata azione del definitivo 3 a 2), e quello del momentaneo pareggio nella sconfitta dell’anno scorso: eppure si ricorda il rigore fallito a Doha contro il Milan, tra l’altro tirato in non buone condizioni fisiche. Mette il suo timbro spesso anche nelle fasi finali di Coppa Italia ma anche qui si ricorda solo il rigore fallito contro il Napoli nella finale dell’anno scorso, salvo dimenticare il contributo che dà nelle partite successive per lo scudetto. Alla fine della stagione scorsa, di fatto, è il migliore calciatore della squadra.

“Eh, ma in Champions ha fatto solo la doppietta al Barcellona”. La coppa dalle grandi orecchie è il nervo scoperto di molti juventini e dello stesso Dybala, il cui bilancio realizzativo è di 15 gol e 2 assist in 46 partite, ovvero decisamente più basso di quelle che sono le sue potenzialità. La metà di quei gol, però, arrivano contro il Bayern Monaco di Guardiola, il Barcellona, il Totthenam, il Porto, il Manchester United e l’Atletico Madrid, tralasciando la doppietta che s’inventa contro il Lokomotiv Mosca e che ribalta le sorti del girone l’anno scorso. Dei sette gol con le grandi, cinque arrivano nelle fasi a eliminazione diretta: certo, il suo contributo dalle semifinali in poi non è stato all’altezza, ma in semifinale bisogna arrivarci (ed è capitato a lui una sola volta) e alle fasi a eliminazione diretta bisogna giungerci nelle migliori condizioni fisiche, cosa non sempre accaduta nel caso di Dybala.

Allora non si può criticare Dybala? Non è lecito attendersi di più da lui? Non si può provare fastidio per le sue richieste eccessive sul contratto? Certo, tutto si può dire e motivare, persino mettere in discussione la sua permanenza futura alla Juventus (come fatto praticamente in due sessioni di mercato dalla società) soprattutto se è vero che le cifre richieste siano quelle che si leggono: siamo stati abituati nel tempo a dire addio ai migliori per crescere ancora.

È, però, insana l’idea di ritenere un giocatore da quasi 100 gol il problema di questa Juve: altro, invece, pretendere che dia un apporto ulteriore. Ma per giudicarlo, bisogna attendere che torni nelle migliori condizioni e che si esprima finalmente ai suoi livelli. Dybala resta a prescindere una risorsa per la squadra, almeno fino a quando indosserà i colori bianconeri. Possibilmente che accada per molto tempo ancora.