6 maggio 2012: siamo tornati

di Juventibus |

Altro giorno, altro scudetto, altri ricordi. Oggi tocca al primo campionato di questo quinquennio, il primo dopo il 2006. La Juventus finalmente è tornata alla vittoria.

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]CLAUDIO PELLECCHIA[/divider]

Un amico laziale me l’aveva predetto: “Con il Lecce non vincete, ma tanto poi la chiudete la giornata dopo con il Cagliari e con l’Inter che vi fa il favore”. Si vabbè figurati se ci facciamo fermare dal Lecce allo Stadium. Bertolacci e Buffon ebbero idee diverse e mi lasciarono catatonico per giorni. Contro il Cagliari cacciai via tutti di casa e mi chiusi in stanza con la tv: niente urla o profanita’ verso divinità più o meno pagane, solo silenzio e tanti (troppi) pensieri. Che l’esterno di Maicon all’incrocio dei pali si portò via, insieme a tutto ciò che era stato nei 5 anni precedenti. La settimana dopo sarei andato allo Stadium per l’ultima del capitano. Si chiudeva un cerchio, non proprio perfetto ma forse proprio per questo piu bello di tanti altri: è l’ultima volta che ho pianto per il calcio.

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]EDOARDO SIDDI[/divider]

Poteva essere la gloria, ma serviva un favore dell’Inter e per una volta i nerazzurri hanno fatto il loro dovere, regalandoci un sogno. Ero un po’ infastidito dal fatto che si giocasse a Trieste, visto che se si fosse giocato a Cagliari sarei potuto essere presente fisicamente. Poco male, comunque, perché il ricordo della cavalcata e di qual era stato il punto di partenza rendeva il giorno quasi magico. La lotta colpo a colpo con il Milan, l’assurdo scivolone con il Lecce che mi aveva lasciato esterrefatto, la firma di Del Piero con la Lazio. In quello scudetto c’erano state tutte le emozioni possibili e a Trieste, con quel 2-0, si chiudeva un cerchio apertosi molto tempo prima. La gioia fu incontenibile. Piansi (l’ultima volta, ad oggi, che l’ho fatto per una partita di calcio), ero felice come un bambino. La Juve era di nuovo la Juve. Ricordo che la mia ragazza di allora mi prese per pazzo. “Piangere per una partita? Follia”, diceva lei. Per me era follia non capirlo, ma in quel momento non mi importava. Nessuno avrebbe potuto rovinare la magia.

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]FRANCESCO ALESSANDRELLA[/divider]

Elezioni comunali della mia città ed ovviamente vengo nominato presidente di seggio con chiusura alle ore 23. Ora, elezioni comunali pare una parola facile ma mancano gli elmetti e i caschi blu dell’Onu per intenderci. Provo nei giorni precedenti a liberarmi ma mi dicono che incorrerei in sanzioni. Decido di andarci portandomi un segretario affidabile con un piano: alle 20 mi sarei sentito male e avrei chiesto la sostituzione. Sennonché, a metà pomeriggio è il mio segretario a sentirsi veramente male (maledetto!). Insomma: vado di radiolina. Solo che quell’anno avevo l’abitudine di indossare una felpa particolare con tanto di scritta poco equivoca che ritenevo (e ritengo, ovvio) che portasse bene. L’avevo portata con me e ovviamente la indossai. Dopo una mezzoretta arriva un finanziere imbeccato chissà da chi e mi chiede di toglierla. Ne nasce una discussione il tutto mentre c’era una fila bella lunga per votare. Insomma, niente partita ma la soddisfazione per la vittoria fu talmente grande da farmi superare anche la delusione. E non ebbe prezzo passare davanti al finanziere cantando l’inno a partita conclusa.

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]DAVIDE TERRUZZI[/divider]

La partita con il Cagliari inizia qualche giorno prima. Esattamente dal fischio finale di Juventus-Lecce. Ero allo stadio Franchi di Firenze per lavoro: fu la gara in cui Delio Rossi prese a cazzotti Ljajić. Quando arrivò la notizia del pari salentino lo stadio esultò. Durante il viaggio di ritorno scrissi a diversi amici bianconeri: regnava la depressione, Buffon sembrava diventato il colpevole assoluto di tutti i mali, lo scudetto rimesso in discussione. Furono giorni d’attesa. Nessuno credeva che il tricolore sarebbe arrivato la partita successiva. L’Inter che ci fa un favore? La sera della gara stavo ritornando in treno da Parma dove avevo passato la giornata per lavoro. Ho semplicemente consumato tutto il traffico internet che avevo a disposizione sul cellulare. Consultavo in maniera compulsiva il telefonino, lo stesso faceva un signore sui 70 anni che scoprì essere interista: fu l’unica (ultima?) occasione in cui fu contento di vedere un tifoso dell’Inter contento per i gol della sua squadra. Arrivato a casa a quindici minuti dalla fine, mi citofona mio padre: “io vado a Torino, vieni con me?”. Non ci ho pensato nemmeno un secondo. Prendemmo la sua auto – credo abbia viaggiato a velocità leggermente sostenuta – per dirigerci a Caselle: lì aspettammo il ritorno della squadra. Fu una serata semplicemente unica nella quale vidi persone liberata finalmente da un incubo. Eravamo tornati.

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]PROF KANTOR[/divider]

Il primo numero della mia rubrica “La Terra dei Cachi” e’ del Novembre 2011; questo significa che ho cominciato a scrivere proprio nel momento in cui la Juventus iniziava la sua cavalcata che ancora non si e’ conclusa. E per me lo scudetto 2012 comincia in un pomeriggio del Novembre 2011, quando, vedendo la Juventus sotto di due goal a Napoli a meta’ secondo tempo, mi ero gia’ preparato mentalmente a vivere una annata forse migliore delle precedenti ma non interamente positiva. E il fatto che la Juventus fosse stata in grado di rimettere in piedi quella situazione mi fece completamente cambiare idea e incomincio’ a darmi sensazioni positive. Certo da quel momento non furono tutte rose e fiori; il Milan ci riprese e addirittura ci sorpasso’. Ma stranamente ero molto tranquillo, perche’ ero convinto che alla fine le stelle (metafora. eh) fossero dalla nostra parte. E quando si hanno queste sensazioni vuole dire semplicemente che la nostra mente processa in modo inconscio cio’ che vede e ci da’ quella sensazione di ineluttabilita’ che ci fa percepire il futuro come predestinato.  E anche dopo Lecce non ero troppo preoccupato; perche’ le storie hanno un inizio, uno svolgimento e una fine. E la fine era per me nota.

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]GIACOMO SCUTIERO[/divider]

Il primo scudetto della Juventus 2.0 non si scorda. La Juventus è stata cancellata nel 2006 ed è rinata con forze proprie e di nessun altro nell’estate di quell’anno. Sei anni dopo arriva l’impresa, che nel poco serio giochino di graduatoria piazzo quasi alla pari con quella di questa stagione; o meglio, leggermente sopra. L’allenatore era stato bravo ad Arezzo, molto bravo a Siena e così così a Bergamo, il parco giocatori era di livello medio e c’erano almeno tre rose di Serie A migliori di quella Juve (il Milan aveva tali Nesta, Thiago Silva ed Ibrahimovic, per dire…). In quel campionato giocava anche Sulley Muntari, diventato famoso perché non esisteva la Goal Line Technology; in quel campionato giocava anche Alessandro Matri, il cui gol annullato non è diventato tanto famoso. Ciarpame a parte, quello scudetto mi regalò una delle sensazioni più orgogliose della mia esistenza: in quell’estate mi sentii compiuto, mi sentii una piccolissima parte tifosa della nemesi. Ogni titolo ha un sapore dolcissimo, ma quello estirpò del tutto anche la più microscopica amarezza stagnante.
Grazie, presidente, allenatore e giocatori, per averci regalato il più gustoso collutorio dell’era calcistica moderna.

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]SANDRO SCARPA[/divider]

Il 30° scudetto è un’emozione troppo intima, pura, immacolata, virginale e intoccabile. È il diamante che brilla in mezzo al cuore pulsante di ogni Juventino. Il ricordo fisico è rarefatto, poco vivido, tutto si perde e scioglie nella sensazione di gioia/vendetta, di rinascita/ringiovanimento, di gioia ignorante/rincoglionimento da estasi. È un tutt’uno, dal gol di Lichtsteiner al Parma al giro di campo di Del Piero. Da Gulliver Ibra al Capitano Antonio. Dal 3-3 al San Paolo al 1-5 a Firenze. Ricordo solo che la sera scudetto dentro di me montava un urlo che mi faceva espandere e volare in un afflato cosmico: all’alba vincerò, vincerò, viiiinceeeerooooooò!!!!

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]LUCA MOMBLANO[/divider]

9 ore di diretta su Juventus Channel senza neppure una pizza e con arrivo dei giocatori dentro il centro di Vinovo alle ore 4.30 bastano?

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]ALEX CAMPANELLI[/divider]

Probabilmente lo Scudetto, e in generale il momento, più bello della mia ancora breve vita da tifoso. Solito locale, solito posto, solita gente più un fiume di “nuovi” più o meno noti, tutti bianconeri. La paura è tangibile, soprattutto dopo la scivolone di Gigi col Lecce, e in pochi pensano che l’Inter ci regalerà una gioia impensabile fino a qualche mese prima. Fischio d’inizio, Bonni sventaglia per Vucinic, nessuno fiata ma negli occhi di ognuno è possibile leggere frasi del tipo “Mirko questa devi buttarla dentro”.  Mirko la mette, il tavolo e le panche tremano, qualcuno sale sui tavolini, alcuni restano impietriti. Lo spavento generato dalla conclusione a lato di Pinilla riporta tutti sulla terra, l’autorete causata da Borriello a inizio ripresa scioglie l’ansia montata tra un tempo e l’altro. Il gestore del locale sintonizza una delle tante tv sul derby di Milano, così mentre al Nereo Rocco la partita scorre sul velluto vediamo Milito regalare ai nerazzurri il derby più amaro della loro storia. Minuti di recupero, qualcuno non regge ed esce, alcuni piangono, altri aspettano il fischio finale con falsa serenità. Quando il triplice fischio ci regala il trentesimo Scudetto parte una festa che aspettavamo da troppo tempo: i caroselli in macchina, il bagno nella fontana, i cori in giro per il centro sotto la pioggia fino all’una e mezza di notte, la gente dei paesi vicini che pian piano infoltisce il gruppo di tifosi. La Juventus era tornata, e non se n’è più andata.

[divider layout=”1″ color=”#ECECEC”]MAURIZIO ROMEO[/divider]

Piansi. È stata una delle rarissime volte che ho dedicato le mie lacrime al calcio, ma quella sera era impossibile non farlo. Pensavano di averci annientato con quella farsa di 6 anni prima e invece, nonostante tutto, sulla vetta del campionato c’eravamo di nuovo noi!
E dire che non era iniziata benissimo: l’errore di Buffon alla fine di Juve-Lecce aveva rischiato di rimettere in gioco il Milan. Proprio quella sera, appena ripreso dalla delusione, avevo capito che quello scudetto non ce lo saremmo più lasciato scappare. Per vincere già questa domenica serve però una vittoria con il Cagliari e contemporaneamente quella del Milan nel derby.
Sintonizzo il mio decoder su Premium (è nuovo nuovo e con il Lecce non ha fatto un bell’esordio) sul Nereo Rocco di Trieste, prima pensiamo a vincere noi e poi vedremo cosa faranno gli avversari.
Poco più di 5 minuti e Vucinic si leva le classiche infradito e la mette dentro!! Bene così! Al 15° un boato dagli spalti annuncia il vantaggio nerazzurro nel derby… “vuoi vedere che…” ma non lo dico ancora troppo forte. Manca troppo. Al 33° l’Inter potrebbe andare avanti per 2-0: Abbiati respinge un tiro di Cambiasso oltre la linea ma Rizzoli e i suoi collaboratori non se ne accorgono. Stavolta non c’è spazio sul telefonino di Galliani per nuovi sfondi, nemmeno quando Ibra pareggia su un rigore “farlocco” a fine primo tempo. Il 1° minuto del secondo tempo guardo il derby, tempo che Ibra porti in vantaggio i rossoneri e penso che sia meglio tornare a guardare la Juve. Un nuovo boato da parte della curva mi fa nuovamente cambiare canale: rigore per l’Inter e gol di Milito. Ora mi va bene che lì finisca anche con un pari. Giro di nuovo su Cagliari-Juve perché l’importante è vincere oggi poi basta un punto domenica con l’Atalanta per chiudere il conto. Mi rilasso al 2-0, prima del nuovo boato che mi obbliga allo zapping: nuovo rigore per l’Inter. Il cuore batte a mille, non lo guardo per la tensione ma esulto in silenzio (mia moglie è già a dormire..) quando sento che è andata come doveva e il gol di Maicon non fa altro che dare inizio alla festa.
Lacrime agli occhi prendo il telefono e mando subito un messaggio ai miei amici bianconeri semplicissimo: 30 volte Campioni d’Italia 🌟🌟🌟.
Quella sera mi ha dato 3 certezze:
• anche se non ti danno un gol fantasma sull’1-0 puoi vincere lo stesso
• 10 anni e 1 giorno dopo quel godurioso 5 maggio 2002 festeggiamo lo scudetto ancora in terra friulana, ancora grazie a un 2-0, ancora grazie a una sconfitta per 4-2 degli avversari e, ironicamente, ancora una volta l’Inter sta dalla parte giusta
• Gli scudetti sono 30, non uno di meno e questa squadra ci darà soddisfazioni…