6 Giugno 2016: un anno dopo, cosa ci è rimasto?

Ho capito che avremmo perso la finale di Berlino al minuto 85, quando Llorente è subentrato al posto di Morata. Per quanto sia una grande fan di Fernando, come poteva un attaccante mediocre ribaltare la situazione, dimostrarsi superiore al trio d’attacco più forte del pianeta e portarci alla vittoria? E come poteva Pereyra, subentrato qualche minuto prima, darci la stessa grinta, cattiveria e stile di gioco di Arturo Vidal?

Sostituti Juve-barca

Quest’immagine parla chiaro: l’ampiezza del distacco tra la nostra panchina e quella blaugrana è evidente e credo che sia stato soprattutto questo a dare la vittoria al Barcellona: loro avevano alternative all’altezza del loro 11 titolare, noi no.
A quel punto credo che le scelte per la società fossero due: accontentarsi della supremazia in Italia, sperando in un miracolo in Champions in stile Porto, oppure sfruttare l’occasione mancata a Berlino e ripartire da lì, costruendo una squadra competitiva anche in Europa.
Mi pare evidente che la società abbia scelto la seconda opzione ed il mercato estivo lo ha ampiamente dimostrato: sono stati acquisiti giocatori con grande esperienza internazionale (Mandzukic, Khedira) insieme a giovani promesse pronte ad esplodere (Dybala).

Per cui, cosa ci è rimasto di quella finale?

Credo che la Juventus nell’ultimo anno abbia compiuto un percorso straordinario, affinando il proprio gioco, migliorando la rosa e arrivando ad alti livelli europei (secondo me, siamo nella top 5), ma allo stesso tempo abbiamo ancora diversi margini di miglioramento: innanzitutto, dobbiamo evitare di peccare d’ingenuità e d’arroganza quando giochiamo partite che, sulla carta, dovrebbero essere facili (vedi Siviglia e Mönchengladbach). La squadra inoltre deve essere consapevole dei propri mezzi e delle proprie potenzialità, evitando giocate leziose, ed essere più concreta al momento delle conclusioni.
Tuttavia, sono convinta che il gap con le big europee sarà presto colmato e che quest’anno abbia sicuramente fatto bene alla squadra, in particolare ai più giovani: le lezioni che hanno ricevuto sul campo dovrebbero aver fatto capire loro che nulla è scontato e, soprattutto, che gli errori si pagano cari.