5 motivi per goderci il 2-2

di Sandro Scarpa |

E’ fatta. Una delle gare più adrenaliniche della nostra recente storia di Champions. Tutto in 90 minuti: la caduta, il baratro, la rinascita, l’orgoglio, l’esaltazione. Lo spettacolo assoluto della Champions e di una Juve che non muore mai. Fino alla Fine.

Gare così accendono ed infiammano: quanto siamo forti? quanto è eccelso il Bayern? cosa si poteva fare di diverso? pesano più i 60′ di dominio tedesco o il cuore e l’agonismo dei nostri 30? A che punto siamo in CL, quali i meriti e demeriti di Allegri, dei nostri, della società?

Su tutti questi interrogativi (irrisolti) ecco 5 motivi per goderci questo 2-2:

QUESTA E’ LA JUVE!

E’ la Champions. E’ il Bayern, fenomeni assoluti, per tecnica, tattica e pressing ultraoffensivo asfissiante. Ti assediano e soverchiano. Parti intimidito col solito approccio sbagliato da CL. Non ti danno un rigore plateale per tocco di mani. Ti fanno il primo, meritatissimo, gol con un fuorigioco di posizione. Soffri. Riparti male. Perdi Marchisio per infortunio. Ti fanno il secondo con un discutibile fallo in avvio di azione su Bonucci. Sei nel baratro. Problemini per Khedira malandato. Poi ti rialzi. Il pubblico ti dà la scossa. Mandzukic si carica i compagni sulle spalle. Vai a folate. Segna Dybala, il primo gol in CL di un predestinato. Soffri ancora. Sbandi, ma ora rispondi colpo su colpo. Entra Sturaro (altro ’93) l’uomo di Champions, l’uomo dei centimetri. Ci credi. Lotti pallone su pallone. Pogba (altro ’93) arpiona palla, ancora su Mandzukic, fomentato ma lucido, palla a Morata (altro ’93), il bomber di Champions, palla in mezzo, Sturaro: gol! Apoteosi. 2-2. Ci credi ancora. Sui dribbling di Ribery perdi battiti del cuore. Sul controllo e tiro di Bonucci sfiori l’apoteosi. Finisce. 2-2. Abbracci e stima reciproca. Questa è la Champions.

Questa è la Juve!

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QUESTO E’ IL NOSTRO TORNEO!

Il divario col Bayern è parso evidente, sbalorditivo a tratti, in palleggio, pressione, tecnica e personalità, ma non sul piano agonistico, fisico, del cuore, delle palle. Il 2-2 finale, come la rimonta sull’1-1 di Berlino, dopo un 1° t. stellare del Barcellona, ci restituisce l’idea di un gap esistente, concreto, lampante, eppure non così incolmabile, non così devastante, come ad es. quello che consente a Bayern&Barca di umiliare la Roma (2° in A per due anni) a colpi di 7-1 e 6-1. In questi 2 anni abbiamo fronteggiato l’Atletico di Simeone, all’epoca vice-campione di CL, il Dortmund di Klopp, finalista 2 anni prima, il Real di Ancelotti, campione in carica, e il City di Pellegrini. Abbiamo giocato alla pari con tutte vincendo la maggior parte dei confronti. Abbiamo incontrato Barca&Bayern, soccombendo, ma restando in piedi, mettendole in difficoltà come poche volte successo in questi anni. Mancano PSG e Chelsea (battuto 4 anni fa) e abbiamo affrontato tutti i top club UE. In 2 anni abbiamo realmente capito qual è il valore di questa Juve. E ci siamo. Siamo lì, tosti e combattivi, organizzati e tecnici e con qualcosa di diverso rispetto a tutte: il cuore,  un gruppo cazzuto ed unito, zoccolo duro di “vecchi” e giovani professionisti che hanno compreso il valore della maglia. La strada è giusta, occorre continuare a seguirla crescendo. Scrollandoci di dosso le nevi turche e le trappole portoghesi.

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QUESTA E’ CASA NOSTRA!

Lo Stadium resta imbattuto in CL per la 17° volta di fila. L’ultima a violarlo fu un Bayern forse ancor più solido e cinico, 3 stagioni fa. Prima ancora altra striscia di imbattibilità casalinga, tra i gironi della prima CL di Conte. 21 gare e 1 solo KO. Casa nostra è una spinta incredibile per una squadra che ci sbalordisce ogni anno con strisce record, imprese ritenute impossibili e solidità granitica difficilmente vista anche nelle migliori Juve di sempre. I numeri dello Stadium in A sono impressionanti, ma anche in Champions il nostro stadio ha ora fama di inviolabilità, oltreché di bellezza, calore e innovazione tecnologica. Lo Stadium non è ancora il Camp Nou, l’Allianz o il Bernabeu, ma è quello che gli viene subito dopo, prima del Calderon, del Parco dei Principi, prima di Stamford Bridge, molto prima di Emirates e Old Trafford. Quando in Champions sai di dover andare allo Stadium sai che dovrai soffrire e sudare, anche fossi il Real o il Bayern. E Guardiola anche dopo aver dichiarato “questa è la serata più bella della mia carriera per il gioco espresso”, lo dice a chiare lettere ai giornalisti spagnoli: “non pensavate mica di andare allo Stadium e fare 7 gol!?”. Chissà a cosa alludeva.

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QUESTI SONO I NOSTRI GIOVANI!

Nei primi anni del ritorno in Champions si parlava spesso di inesperienza, immaturità europea, crescita necessaria di un collettivo a digiuno di grandi serate. Ieri, tra gol e assist, i protagonisti sono stati dei ’93: Dybala, Sturaro, Pogba, Morata. 20enni già protagonista in Champions e che, auspicabilmente, saranno lo zoccolo duro della Juve di Champions del domani. Accanto a loro ora c’è gente navigata come Buffon, Lichtsteiner, Barzagli ed Evra, che hanno già dato il massimo, col vertice della finale di Berlino. Poi c’è il gruppo intorno ai 30, i nostri –Bonucci, Marchisio, Asa– e i nuovi–Mandzukic, Khedira, Cuadrado– che, acciacchi a parte, hanno dimostrato di poter vivere una Champions di vertice e potranno ancora dare tanto alla causa. Mancavano poi i ’91 –Pereyra ed Alex Sandro– pronti a consacrarsi ancora di più a livello europeo. Si parte però dai giovani, da loro. Ieri in campo Alaba, Bernat, Thiago e Muller, pur ancora tra i 23 e i 26 anni giocavano con quella personalità soverchiante di chi in Champions è nato e cresciuto e domina. I nostri giovani, perfino i più talentuosi (Pogba, Dybala) sembravano spauriti, contratti o al contrario troppo presi a dover dimostrare il loro valore al mondo, con eccessi superflui. Poi, grazie alla scossa del veterano Mandzukic, anche i baby hanno capito di dover affiancare la tecnica al coraggio, la personalità al sacrificio. La Champions deve tornare ad essere casa nostra, casa dei nostri giovani, senza timori reverenziali e approcci frenetici.

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QUESTO E’ IL NOSTRO STILE

Quando Guardiola a fine gara un po’ trolla e un po’ rosica, non può però far altro che spendere ottime parole, per la Juve, lo stadio, i nostri, elencandoli quasi uno a uno, inclusi gli assenti. Quando Allegri a fine gara un po’ prende fiato e un po’ ci crede, non può far altro che analizzare il primo tempo (sbagliato ma non da vergognarsi), la rimonta, il sacrificio, le difficoltà tecniche i cambi. Gioco, spettacolo, azioni, condizioni fisiche, bel tifo sugli spalti, schemi, stima reciproca. Uhm. Uhm. Non manca qualcosa? Dove sono gli arbitri, il rigore, il fuorigioco, le ammonizioni, il torneo a parte, il razzismo, le polemiche, le frecciatine, la disistima, il culo, lo scansarsi. Dove è finita tutta la feccia e l’olezzo che inquina il calcio italiano any given Sunday? Ecco, l’abbiamo lasciato a casa. A casa degli altri. Quelli dei Savoia contro Borbone, quelli degli Zingari contro Ricchioni, del Vesuvio contro Heysel, del Culo contro lo Scansarsi e della Fiat sponsor FIGC che quindi –è ufficiale!- paga gli arbitri (detto da un direttore Mediaset che con Sky finanzia il sistema calcio tutto). Quando ci liberiamo della mediocrità del calcio italiano diamo il meglio di noi stessi e dimostriamo il meglio di quello che il nostro sistema può produrre. Ci provano, Mediaset ed altri a metter in mezzo gli arbitri, a incentrare il dopo gara su rigore e offside. Non scherziamo. L’arbitro sbaglia come sbaglia un fuoriclasse come Muller sottoporta. Questo è il nostro stile. Quello che, fuori dalle beghe italiche, dovremmo riuscire sempre e comunque a sfoderare.

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