5 motivi per goderci Porto-Juve

di Sandro Scarpa |

Ci siamo. E’ tempo di Champions League!

Ecco cinque motivi per goderci Porto-Juve:

DIMENSIONE – E’ la nostra nuova dimensione, dopo 5 anni di trionfi domestici, dopo aver battuto ogni record storico e immaginabile di serie A (e Coppa Italia) il next step è l’ossessione Europea, la sfida di un Davide che non è più così piccolo e inerme come all’inizio della scalata contro dei Golia che non sono così invincibili e lontani. Tutti i piccoli passi compiuti dall’insediamento della nuova Presidenza, tutta la costruzione di una rinnovata cultura del lavoro, della consapevolezza, della compattezza e (perché no) del rispetto convergeva verso il vertice europeo. Tutta la maieutica messa in atto da Conte nel ritirare fuori la Juve maiuscola sepolta nel post-calciopoli, tutto il lavoro di halma, tehniha e audacia cazzeggiante di Allegri nell’approcciare le gare di Champions senza eccessivi blocchi e tensioni, tutte le operazioni brillanti (con qualche passo falso) di Marotta e Paratici ci hanno portato a sfide come quella di stasera, in cui siamo favoriti ma senza testa tra le nuvole, in cui siamo consci del valore dell’avversario e dello stadio da violare ma senza piedi di piombo troppo piantati in terra. Una sbirciatina alle altre big ma sguardo dritto verso l’obiettivo. Andare avanti. Poi si vedrà

CONSACRAZIONE – La Juve è titanica in Italia ma ancora non stabilmente imponente in Europa. La finale di Berlino vista spesso come episodica, il KO contro il Bayern soppesato come tipica impresa che le vere grandi non falliscono, il primo posto nel girone di quest’anno considerato come combinazione di fattori fortunosi aldilà del gioco espresso. Abbiamo un gruppo storico italiano che in Europa è apprezzato ma solo come unlucky loser, un portiere leggenda col vuoto colossale della Champions. Poi c’è un numero 9 messo spesso tra i top 5, i top 3, che però in Champions ha solo una manciata di gol più di Bendtner. C’è una Joya inserita nell’Olimpo futuro dei palloni d’oro, ma che in Europa non ha mai inciso. La voglia e la fame di consacrazione di tutti i nostri titolari, sospinta da tre che la Champions l’hanno già alzata (Dani Alves, Khedira e Mandzukic) DEVE fare la differenza.

SUPERIORITA‘ – Stasera non ci saranno i Rizzoli, i Tagliaventus, i video che spuntano su Inter Channel. Stasera non avremo contro (sul campo) i ninja che ci odiano, i neo-borbonici che ci denigrano, gli allenatori che si inventano rigori o ci misurano il fatturato, presidenti che vedono cose poco simpatiche e parlano di cazzimma. Stasera sono tutti a casa, il teatrino dei Simoni, dei Toldo, dei Vinicio, i giornalisti stercorari dei fallimenti Juve, del flop Higuain, della reputazione. Stasera si vola altissimo, nessuno spazio per ‘ndrangheta, acciaio scadente e testate immaginari. Dimentichiamoci per una serata della zavorra che ci trascina verso il basso di un sistema mediocre che accumula ritardo. Facciamogli vedere cos’è la Juve.

ITALIANITA‘ – Se si vola alti rispetto all’italico circo Barnum, la Juve dovrà anche far valere la rinnovata lezione tattica italiana. Nei 6 ottavi visti finora il ritmo è stato vorticoso, spesso troppo frenetico con attacchi stellari e continui, ribaltamenti di fronte e continui colpi di scena, centrocampi ipersonici e ipertrofici, difese svagate e un mix di qualità turbinosa e precarietà difensive. La Juve ha il suo gioco, i suoi ritmi, ha la sua maestria difensiva e il suo controllo del gioco, al quale ha aggiunto uomo dopo uomo, modulo dopo modulo, una dimensione europea nel gusto dell’attaccare, nella qualità diffusa nei piedi dei titolari senza però tradire il concetto autarchico della compattezza, del difendere in 11 attaccando in 9. Non facciamoci trascinare nel gorgo della corsa sfrenata, nell’audacia scriteriata. La Juve sa cosa fare e quando farlo. A modo suo.

REGOLE – L’uomo dei gol decisivi al fulmicotone, l’uomo che ha lottato contro scommessopoli con la Juve al fianco, l’uomo che forse più di ogni altri incarna la nuova juventinità della grinta, della volontà di potenza, del #FinoAllaFine, il calciatore che da limitato è diventato l’MVP della Serie A, il difensore perno della nostra manovra, desiderato dai Guardiola e dai Conte, Leo Bonucci, stasera sarà fuori. Senza pretesa di esprimere un giudizio tombale sulla vicenda (bastano le parole del capitano Buffon) a noi piacerebbe vedere stasera una Juve anche senza Bonucci e anche PER Bonucci. Per dimostrare al potenziale Capitan Futuro che la Squadra è compatta, gioca e vince per consentirgli di guidarla al ritorno e dai quarti in poi. Chi lo sostituirà ha l’obbligo di offrire una prestazione all’altezza del miglior Bonucci, quello che sfoga e sublima la tensione esultando dopo una scivolata, un gol o a fine gara. E Leo applaudirà dagli spalti, come il primo dei tifosi.

Ci siamo. E’ tempo di Champions League!