5 motivi per goderci Juve-Porto

di Sandro Scarpa |

Tempo di Champions League, di musichetta, emozioni intense, pubblico e respiro internazionale. Ecco i cinque motivi per goderci Juventus-Porto di stasera, gara di ritorno degli ottavi di Champions.

ARIA FRESCA – Che ne dite di una gara cruciale senza discussioni sull’opportunità di mandare un arbitro piuttosto che un altro, senza interviste di rito a Simoni sul precedente storico o a Zeman sulla differenza tra le turpitudini della Juve che fu e quelle attuali, senza dieci giorni di moviola, senza indignazione social di pseudo-giornalisti, senza video che spuntano, striscioni che insultano, gazzette che ci marciano, presidenti, dirigenti e allenatori impazziti e spogliatoi imbrattati? La dimensione europea è quella ideale per una Juve che eccede il confine di un A provinciale -soprattutto fuori dal campo- e travalica un clima asfissiante e mefitico, da lasciarsi indietro e lontano. Non conosciamo il nome dell’arbitro e i suoi precedenti e non ci interessa -come sempre-. Se gli avversari otterranno un rigore per mani in area staremo zitti, così come se ci picchieranno con falli in sequenza (come Vazquez o Telles) sappiamo che non si avrà paura ad estrarre un rosso. Musichetta, aria fresca, il clima ideale per noi.

GESTIONE – La Juve è una delle squadre più attente e accorte d’Europa. Se c’è una cosa che sappiamo fare bene è difendere, non fare cavolate, anestetizzare le gare e controllarle. Non avremo mai la prolificità quasi scriteriata di City e Monaco o quella vista in Barca-PSG, né gare con rovesciamenti di fronte frenetici. Anche l’assedio arrembante visto contro il Milan, con alcuni rischi potenziali corsi in difesa, è forse più frutto del nervosismo per non aver chiuso una gara contro un Donnarumma titanico che la nostra normale indole. In Champions però non basta gestire meticolosamente come in A, il controllo va assunto con palleggio veloce e tecnico, baricentro alto e pressing nella metà campo rivale, quel difendere-attaccando che la Juve ha saputo fare non più di 30′-45′ in A in vantaggio e che invece va esteso a tutta la gara.

SEGNALE ALL’EUROPA – Dopo lo 0-2 dell’andata questa è una gara in cui abbiamo tutto da perdere. I quarti vanno guadagnati con attenzione e gestione ma anche con personalità. La differenza di valori tecnici e tattici è eclatante (come del resto col Milan) eppure una disattenzione episodica metterebbe la gara in salita. Lo stesso Allegri ieri ha candidamente ammesso “domani non dobbiamo fare i fuochi d’artificio ma passare ai quarti“. Possiamo perfino perdere di misura, eppure diciamolo, questa sera ci si aspetta un segnale chiaro all’Europa, per le altre big e per noi stessi. Il Bayern massacra l’Arsenal, un Real abbastanza disastrato regola nettamente il Napoli, l’Atleti passeggia in casa del Leverkusen, tutte squadre superiori a questo Porto che pure vince da 10 gare e non perde (in Liga) da secoli. La Juve ha poche occasioni per darsi spessore europeo, pochissime gare per mandare messaggi chiari agli altri che ci vedono come squadra di rango ma non favorita, una manciata di chance per imporre il suo timbro perentorio e sonante sulla massima competizione. La Juve deve andare oltre le sue convinzioni da outsider di rango e uscire dalla gara di stasera con un diverso looking-glass self (l’io riflesso), una nuova e superiore immagine di sé stessa e della percezione che avranno gli altri.

CONSACRAZIONE – Sono mesi che diciamo che Dybala potrebbe avvicinarsi ai livelli di uno che alla sua età si apprestava a vincere la terza Champions e il terzo pallone d’oro. Sono mesi che si discute sul gradino di Higuain sul podio dei migliori centravanti al mondo, con Suarez e Lewandowski, che però in CL hanno segnato il doppio e il triplo dei gol del Pipa. Ecco, se la Juve deve scalare le posizione di un ideale ranking di favorite consolidando la finale di due anni fa, allora i due gioielli devono portare sé stessi e la squadra ad un livello più alto, in un Olimpo europeo che è ben altra cosa rispetto all’iperbolico dominio domestico.

STADIUM – Ne abbiamo già discusso. La Juve viene da 31 vittorie di fila in casa in Serie A (con la Coppa Italia il numero aumento) e da un discreto ruolino di imbattibilità casalinga in Europa (20 gare). Eppure in Europa siamo ancora ben distanti dagli spauracchi del Camp Nou, del Bernabeu, dell’Allianz. Lo Stadium per l’Europa è un campo ostico, temibile, un po’ come il Calderon, il Westfalen, Stamford Bridge ma non ha ancora quell’aura di girone dell’inferno, di mistica inviolabilità e miedo escenico fatto di dominio e tracotanza tipico degli stadi di Barca, Real e Bayern. La gara col Porto è quella in cui si ha tutto da perdere e quasi nulla da guadagnare… quasi, tranne l’accesso ai quarti (e svariati milioncini), il rispetto delle altre a la consapevolezza della nostra forza.

MUSICA!