5 motivi per dare il Nobel a Bonucci

di Sandro Scarpa |

Bonucci firma autografi

Il poema epico del centrale che segna il goal decisivo all’84’. L’elegia del difensore che sbuca dal cono d’ombra e colpisce la sfera, facendola passare in una selva di gambe. Il romanzo di formazione del meno bravo, del bidone, del “protervo”… che travalica le difficoltà, sgomina rapine a mani nude, affronta una giustizia iniqua, e alla fine trionfa, idolatrato dalle folle, e urla la sua rabbia gioiosa dopo aver invitato tutti a sciacquarsi la bocca. Tutto questo è Leonardo Bonucci.

Ecco 5 motivi inoppugnabili per consegnare a Leonardo Bonucci il Nobel per la letteratura (se Dylan proprio non può).

 

1. Romanzo di Formazione e di Viaggio

Bonucci compie la solita trafila giovanile (Pianoscarano, Nuova Bagnaia, nomi da romanzo bucolico) prima di riapprodare alla squadra della sua città, la Viterbese. Destino vuole che il club fallisca a un passo dalla B e sprofondi in C2, costretta a puntare sul vivaio. Il giovane Leo ha quindi la chance di farsi notare e viene provinato dall’Inter, due volte, a Parma e ad Abu Dhabi (come in un romanzo sulla legione straniera).

Qui viene baciato dalla Dea della vittoria quando il ribaldo Mancini lo porta in panca con la difesa falcidiata e lo butta in campo nell’ultimo minuto dell’ultima insulsa gara dell’ennesima arida stagione nerazzurra.

Poi, la fantascienza: l’Inter balza dal terzo posto allo Scudetto, come in un mediocre romanzo farsesco e Leo si fregia del suo primo titolo. Le nuove ambizioni interiste fanno però naufragare Bonucci tra Treviso e Pisa, come in un romanzo di mare e perdizione. Ma il nostro capitano coraggioso ha la ventura di incappare in Giampiero Ventura, colpito dalla sua personalità scapigliata.

Rientrato all’Inter, con un’incredibile serie di fortunati eventi, si intromette nelle liaisons dangereuses tra l’onesto Moratti e il pregiudicato Preziosi e approda al Genoa come moneta spiccia assieme al cash per Motta e Milito, come una caramellina di resto quando compri dei sigari cubani.

Le peregrinazioni però non si fermano. Gasperini si riprende Criscito, bruciato dalla Juve, e spedisce a Bari Bonucci&Ranocchia, gemelli reietti di una parabola biblica. In Puglia un altro uomo del destino, Conte, fugge a sorpresa, lasciando il posto – toh! – ancora a Ventura, memore del giovane audace dal piede educato.

Da lì inizia il mito dei Dioscuri Leo e Andrea.  Fin dall’esordio, quando Bonni affossa in area Milito, è il riccioluto Ranocchia a sembrare il migliore, elegante e sontuoso. Bonucci invece si arrabatta come una Cenerentola della difesa, fa il lavoro sporco, gonfia il petto e affonda i tacchetti.

 

Il primo gol è come un colpo di scena di un romanzetto adolescenziale: semirovesciata che incanta il pubblico.

 

2. Romanzo Horror e quasi romanzo Russo

A fine stagione cenerentolo Leo entra nel romanzo decadentista della Vecchia signora, senza appeal e senza gloria. Ai nuovi boss, Marotta e Paratici, l’idea Bonucci balena in un ennesimo surreale groviglio: devono liberarsi della metà di Criscito e sbarazzarsi di Almiron, parcheggiato proprio a Bari. Un vortice rutilante di scambi ed ecco arrivare Leo, “il meno bravo dei due”.

Inizia così il romanzo horror: Leo è in una difesa zombie composta da Motta, Grygera, Traoré, Legrottaglie, Sorensen, Grosso, Rinaudo e De Ceglie con davanti Melo e Aquilani. Paura, eh? Lui e Chiellini vengono morsi dalla vampiresca spirale delneriana e la Juve viene sepolta viva da 47 reti. A gennaio arriva dal Wolfsburg per 15 casse di rhum anche Barzagli, e il trio comincia un lungo sodalizio dentro e fuori dal campo che li porterà poi a raccontarsi, intorno a un camino, storie di terrore come i cross di De Ceglie e le diagonali di Motta. In estate altra sliding door narrativa: la Juve punta Bruno Alves, in Russia con Criscito e Spalletti, che in cambio chiede Leo e Pepe. Potrebbe essere l’inizio di un romanzo russo, ma lo scambio salta e Bonucci diventa il soldato LeonardoBi, alter-ego immaginario, come in un poema epico.

 

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Ok, Leo, hai segnato contro lo Sturm Graz in EL, ma non per questo dobbiamo sciacquarci la bocca (e poi quella maglia senza scudetto è bruttissima)

 

3. Romanzo Psicologico e Legal-Thriller

Se nel primo anno “un misto di supponenza e poca concentrazione” lo porta a cadere nelle proverbiali “bonucciate”, ora due figure da Pigmalione plasmano caratterialmente il nuovo Bonni che scende a patti col Diavolo Conte e il numero satanico 3-5-2 e viene forgiato mentalmente dal Motivatore con mentine all’aglio e sevizie psicologiche. Leo diventa cattivo, concentrato e spietato come il reduce di un romanzo bellico post-Vietnam e comincia a non commettere più errori, a spingersi più avanti, a tenere palla al piede più spesso. È l’ora del riscatto: con Conte e come il Conte di Montecristo, Leo diventa un pilastro della BBC e scrive il romanzo della terza stella, iniziando l’epopea di una difesa da leggenda.

È il trionfo, Bonni è ormai un difensore completo e si gode lo Scudetto, ma come nelle favole arriva l’implacabile Nemico a mettere a repentaglio la vita dell’Eroe. Alcuni loschi figuri di Scommessopoli, per avere sconti di pena, tirano dentro il nostro Leo. Palazzi chiede 3 anni e 6 mesi sia in primo grado sia in appello. È una tragicommedia avvolta in un legal-trhiller. Zero prove, accuse ridicole, eppure in tanti, nella tagliola della giustizia, patteggiano per evitare la fine di una carriera. Bonni no, come Pepe (anche lui scampato alla deportazione russa), non scende a patti e va a processo. Pensateci, 3 anni e 6 mesi a partire da settembre 2012, con fine pena a febbraio 2016, magari per ricominciare dalla Viterbese o dal Bari…

È l’ennesima svolta psicologica. Ciò che non ti uccide ti fortifica. Bonucci, come i bianconeri eroi del Mondiale 2006, quell’estate “non dovrebbe giocare Euro 2012”, secondo giornalisti da operette morali. Per la stampa è un criminale, feccia da cui ripulire il calcio. Bonni, Cassano e Balotelli sono i Bastardi senza Gloria della Nazionale che arriverà poi in finale con la Spagna. Ancora una volta, come figura ricorrenti di un romanzo, a rimetterci è Criscito, escluso ingiustamente da quegli Europei. La Juve non lo molla ma anzi gli consegna un’emblematica fascia di capitano in un’amichevole estiva contro il Benfica. Bonni viene assolto.

 

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“O Capitano, mio Capitano!”

 

4. Romanzo Criminale e Pulp

Da quel momento Bonucci diventa un idolo per il popolo bianconero e l’incarnazione del Male per gli altri. Arrogante, indisponente, implacabile e impunito con la Juve, deconcentrato e brocco a volte in Nazionale, come in Brasile. È quello che esulta in modo volgare, che umilia rivali e tifoserie invitandoli a sciacquarsi la bocca (esultanza frutto di scherzi con gli amici, come a dire “Visto, non sono un bidone!). È quello che schernisce gli avversari (Noi siamo in Champions, il Napoli in Europa League!). È il bullo spericolato che affronta un rapinatore che minaccia la sua famiglia. È l’uomo più odiato della squadra più odiata. È quello del pasticciaccio brutto di Rocchi in Juve-Roma.

L’odio nei suoi confronti lo fa bollare come rozzo e limitato, eppure viene esaltato dal migliore romanziere-esteta del calcio attuale, Guardiola, che dice di lui: “È da sempre uno dei miei calciatori preferiti”. Il culmine di questo romanzo criminale Bonucci lo raggiunge con la testata (per alcuni sono le testate) a Rizzoli. In quell’occasione la natura criminale di Bonucci si fonde con poteri da supereroe fantasy: un’onda energetica parte dal suo capoccione per colpire violentemente, ma senza contatto, l’arbitro bolognese.

Ho messo la gif, tanto lo so che avreste visto il video in loop!

 

5. Romanzo Erotico

E arriviamo al presente. Dopo la parentesi (speriamo chiusa per sempre) di un breve dramma familiare che sembra ormai risolto, Bonni si attira finalmente stima e solidarietà anche delle altre tifoserie. Le sue lacrime in TV lo rendono un eroe vulnerabile, e dopo il nuovo poemetto epico degli Europei francesi, chiuso sul più bello dai rigori di Zaza e Pellè (i quali diventano i nuovi bersagli facili), anche i tifosi avversari ne riconoscono finalmente qualità calcistica e la forza caratteriale. Oggi Bonucci è il miglior difensore italiano per la stampa nostrana, che ha dovuto aspettare Guardiola per sbilanciarsi, così come Barzagli è il miglior marcatore (ma ancora non si dice, forse si attendono le dichiarazioni di Mourinho).

Stimato da Conte e Pep, chiude e imposta alla Beckenbauer (paragone non più azzardato) e soprattutto è l’uomo dei gol decisivi. I tifosi della Juve hanno smesso di considerarlo quello “buono solo nel 3-5-2”, gli altri hanno smesso di odiarlo perché arrogante e scarso ma continuano a farlo perché è arrogante e forte. La Gazzetta della Fantavita, ne racconta i festini spagnoli, brindisi su isole assolate alla Hemingway, per festeggiare trasferimenti nella Londra di Conan Doyle.

Ma soprattutto, Bonucci è quello che scrive i romanzi erotici più goduriosi per i tifosi bianconeri.

– Il goal del 3-2 alla Roma, al 90°, con sospetto fuorigioco di Vidal.

– La staffilata al volo all’Inter, su assist di D’Ambrosio.

– La bomba al Napoli, che dà il la al 2-1 dell’Infame Higuain.

– Il missile col Siviglia che fa gemere Sampaoli e uno stadio intero.

 

Date un Premio Nobel a quest’uomo!