1/6/1967, un 5 maggio ante litteram

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Rodolfo Lollini

Avevo dieci anni, ed e’ il primo scudetto di cui ho una chiara percezione. Il numero tredici della storia bianconera. Rammento che mia madre mi preparò una merenda molto speciale: un panino imbottito con degli avanzi di frittata. La notizia mi arrivò per radio, e festeggiai sorridente sul balcone. Il tutto ormai a cose fatte in quanto ai tempi l’unica fonte d’informazione, la trasmissione “Tutto il Calcio Minuto per Minuto” nelle ultime giornate veniva sospesa. Qualche giorno più tardi, papà mi regalò una bandiera che conservo ancora.

In una settimana in cui la grande Inter aveva perso la Coppa dei Campioni contro il Celtic Glasgow, dopo essere andata in vantaggio con un rigore di Mazzola, per vincere lo scudetto i nerazzurri avrebbero dovuto battere in trasferta il Mantova. Invece, un’inoffensivo cross dell’ex Di Giacomo, trovò il portiere Giuliano Sarti impreparato. Papera colossale, 1-0 per i padroni di casa e malgrado mancassero circa quaranta minuti, gli ospiti non riuscirono più a raddrizzare la partita, o quantomeno arrivare ad un 1-1 che avrebbe portato ad uno spareggio.

La porta dei mantovani, difesa da un giovanissimo Dino Zoff, guarda che combinazione, non corse grossi rischi. Nel frattempo al Comunale di Torino, con reti di Bercellino e Zigoni, la Juventus regolava la Lazio 2-1 e si cuciva lo scudetto sulle maglie. Il bello è che Bercellino stava giocando in avanti in quanto si era infortunato. Nel frattempo a Mantova regna la disperazione. Sarti tira una testata al palo. Qualcuno poi malignerà che l’anno successivo fu trasferito alla Juventus come portiere di riserva… Provate a chiedere a qualche tifoso nerazzurro con i capelli bianchi. Peccato si tratti della solita balla che a forza di esser raccontata somiglia a verità. Il trasferimento si concretizzò solo due anni dopo, ma piuttosto che ammettere la sconfitta, c’è chi deve cercare sempre una giustificazione.

Quel giorno fu un autentico 5 maggio 2002 “ante litteram”, con la vittoria di HH2, sigla per identificare Heriberto Herrera, allenatore paraguaiano con lo stesso cognome ed iniziali del più famoso Helenio Herrera. Un uomo su cui si potrebbe scrivere un libro.