5 maggio 2002: scene della vita di provincia

di Federica Zicchiero |

Lo Scudetto più bello? Non saprei, se la gioca con quello di dieci anni dopo. Di sicuro il più inaspettato, epico e godurioso. Al ricordo di quel 5 maggio ne sono rimasti appiccicati tanti altri, scene della vita di provincia, per citare Balzac. Al punto che, col passare degli anni, attraverso il filtro della memoria e dell’età, quella vittoria ha iniziato a rappresentare un pezzetto della mia vita, quello precedente al trasferimento nella Grande Città.

Quello del 2002, infatti, fu uno degli Scudetti che vissi e festeggiai nella provincia lombarda. Quella provincia asfittica dagli orizzonti limitati e limitanti. Ristrettezza di paesaggi, con le montagne che incombono e il lago che fa da confine più che da apertura, e ristrettezza mentale.

Quella Lombardia che di sorrisi non ne fa, secondo i Mercanti di Liquore, calcisticamente è da sempre divisa, quasi in egual misura, in partes tres, come la Gallia delle nostre versioni di latino: milanisti, interisti e juventini. All’epoca mi sembrava una condanna. Oggi, quando parlo con i tifosi bianconeri di Napoli e Roma, mi rendo conto di quanto siamo fortunati.

Uno Scudetto di altri tempi. Niente social, niente chat per commentare le partite in tempo reale. Niente pay TV, a casa si guardavano quasi esclusivamente i canali del servizio pubblico. Ascoltavo le partite alla radio e ogni tanto guardavo i big match al bar. La domenica, alle 18, l’immancabile 90° minuto. Quel pomeriggio ero al pub sotto casa, in pure stile finto-irlandese, un’estetica che sembra tipica delle zone di provincia. Con papà. Lui, che aveva smesso di seguire il calcio da tanti anni e aveva ripreso a interessarsene un poco solo per me, forse per avere un canale di comunicazione con sua figlia, era l’unico dei due a crederci davvero. “Non è detta l’ultima parola finché non finisce la partita.” Grazie, papà, per quella lezione di #finoallafine. E pensare che simpatizzi, anche se tiepidamente, per il tuo Napoli.

Quello Scudetto coincise anche con lo spartiacque dell’Esame di maturità. Quasi un rito di passaggio. Ricordo la gioia scomposta, mia e di tanti compagni di liceo, dopo tre anni di vittorie altrui che ci erano parsi lunghissimi (non sapevamo, non potevamo sapere…). Il giorno dopo in tanti ci presentammo a scuola con maglie e bandiere bianconere. Forse non tutti di noi colsero, all’epoca, la coincidenza dei due eventi: l’evento sportivo, quella vittoria epica che sarebbe stata per sempre indimenticabile, e la fine di un ciclo della nostra vita, l’inizio dell’età adulta.

Non so quindi rispondere, se mi chiedete se sia stato lo Scudetto più bello. Senz’altro è uno di quelli che porto nel cuore.