5 lezioni dalla Champions

di Sandro Scarpa |

A sei giorni dalla trasferta di Oporto proviamo a sintetizzare cinque indicazioni che la prima giornata degli ottavi di finale Champions ci ha consegnato:

GLI DEI CROLLANO, MA NON TUTTI – Se il Barca è travolto a Parigi, le altre due della triade dominante – Real e Bayern – hanno un piede, un piede e mezzo nei quarti. Il Barcellona può sbagliare gara e stagione, per l’allenatore (André Gomes e non Rakitic) o il mercato (André Gomes e non Pogba) o risentire dell’inusitata abulia di Messi, ma ritornerà. Ogni volta che si celebra il funerale blaugrana dopo due anni i catalani rialzano il trofeo. Schiacciante invece il gap di qualità, abitudine e impatto di Real e Bayern che spazzano via il belgioco di Napoli e Arsenal. Blancos e tedeschi sono sempre lì perché blindano i top (Di Maria e Kroos eccezioni che confermano regole ferree) e ne accumulano altri. Come se noi potessimo schierare Vidal e Pogba dietro Pjanic e l’HD. Easy. Money

CORSA E QUALITA’ – Lo spettacolo della Champions in questi due giorni è stato un mix di ritmo (tempo)  abbinato a qualità, coraggio e determinazione. Intensità e continuità nel gioco che in A ci sogniamo, per l’atteggiamento tattico e per le interruzioni di gioco, falletti, simulazioni, arbitri iperprotagonisti. Mertens e Callejon (ma anche Neymar e CR7) cascavano spesso senza alcun fischio, ogni minuto di gioco pullulava di ribaltamenti, verticalizzazioni, transizioni. Tutto il contrario di quel nostro giropalla ad U e consolidamento lento del possesso, in attesa dell’imbucata, che in Europa ha efficacia minima. Il PSG (squadra un tempo “lenta” con i due Thiago Motta/Silva) ha corso 8 km più del Barca (113 vs 105), il Bayern anche palla al piede ne ha percorsi più dell’Arsenal (110 vs 108). La Juve di solito macina molti chilometri, ma ad un ritmo totalmente diverso.

A CENTROCAMPO SI FA LA STORIA – A sensazione, il trio Rabiot-Verratti-Matuidi, quello Modric-Casemiro-Kroos o Xabi Alonso-Vidal-Alcantara sono una spanna avanti al nostro attuale duo Pjanic-Khedira, anche con l’ausilio di Mandzukic-Cuadrado in fascia e Dybala che si abbassa. La Juve ha soluzioni offensive e un “9” di tutto rispetto, ma ritmo e aggressività nella terra di mezzo altrui appare superiore alla nostra, anche a parità di qualità. Non è un caso che la Juve sia tra gli ultimi posti in CL (nei gironi) come tackle vinti. Poi certo, come difende la Juve nessuno mai…

LA CHAMPIONS STIMOLA – Il PSG che stenta in Ligue1 travolge e meraviglia, il Benfica mediocre ai gironi tiene botta col BVB che aveva matato il Real. I campioni di Bundesliga dominano la terza di Premier manco fosse il Pescara. Non esistono campionati allenanti e non, esistono squadre in grado di approcciare l’Europa nel modo giusto con (qualità a parte) coraggio, sfrontatezza, lucidità e intensità dal primo all’ultimo secondo, perché ogni istante è decisivo nelle gare secche.

LA CHAMPIONS LOGORA – C’è lo stimolo, ma anche il logorio psico-fisico, come dimostra un Napoli che va in tilt soprattutto dopo la gara, con screzi tra Presidente e mister o l’Arsenal che si scontra sempre col proprio istinto da loser. Per fortuna prima del Porto c’è il Palermo in casa, gara perfetta anche in caso di testa già alla musichetta. Non invidiamo ad esempio il Napoli che prima del ritorno col Real ci sfiderà in Coppa Italia e andrà a Roma. Indirizzare il campionato in questo mese sarebbe determinante per avere testa e gambe rivolte solo all’Europa. La squadra “ingiocabile” ce la siamo tolta dalle scatole, ora sta a noi, passo dopo passo.