5 cose che vi avevamo già detto mille volte

di Massimo Zampini |

Amici interisti, mettetevi comodi, vogliamo farvi un regalo. Raccogliere in un breve compendio le 5 cose che vi abbiamo detto mille volte, ma potreste imparare da ieri sera.

Fatene buon uso e un giorno vi divertirete anche voi.

 

 

1) Perché si vince

Si vince per tante ragioni: una società seria, una campagna acquisti oculata, disponibilità economica, attitudine al successo, un allenatore capace, la profusione del doppio della grinta e della voglia dell’avversario, eccetera eccetera.

Ma prima ancora, si vince se giocatori, allenatore,dirigenti della società, perfino tifosi capiscono che se si vince è per meriti propri, e se si perde è per proprie responsabilità, o semplicemente perché gli altri sono stati migliori.

Solo così, si può vincere largamente uno scudetto anche se Toldo più tre compagni saltano sopra Buffon al novantesimo inoltrato e Collina non vede. Perdendo due punti e pensando che comunque si è stati troppo polli a concedere quegli ultimi assalti ai nerazzurri. La volta dopo, forse, si starà più attenti e si congelerà il pallone.

Solo ragionando così, si può vincere fuori casa nonostante un rigore nettissimo negato a Marchisio.

Solo così, si può vincere 3-0 quando sullo 0-0 ti negano un rigore che più solare non si potrebbe (mille volte Iuliano-Ronaldo, tanto per capirci).

Solo così, si può vincere 3-0 se non espellono un giocatore che fa un fallo su un avversario solo davanti al portiere a 5 metri dalla porta.

Così, aggiungiamo, vinse l’Inter di Stramou allo Stadium nonostante un gol juventino in fuorigioco. Quel giorno aveva più voglia l’Inter., che si è messa a giocare tranquilla e convinta (anche perché non si erano accorti del fuorigioco, si potrebbe malignamente ipotizzare).

Quel giorno, per una volta, ha vinto l’Inter.

 

 

 

2) Perché si perde

Si perde per tante ragioni: una società un po’ lontana, una campagna acquisti zeppa di doppioni o giocatori poco incisivi, la minor attitudine al successo, un allenatore poco capace, eccetera eccetera.

Ma prima ancora, si perde se si fa del pianto, delle recriminazioni, della ricerca degli alibi per ogni sconfitta una ragione di vita.

Si perde se ti senti ingiustamente penalizzato per la pettata di Iuliano e perfino l’allenatore piomba in campo furioso con tutta la panchina e lo staff. Da quel momento, trovato l’alibi per giocatori e ambiente, stai certo che da lì a fine campionato tu perderai punti, e gli avversari ne guadagneranno. Tu ti divertirai con i media per 20 anni, ma gli altri alzeranno l’ennesimo trofeo.

 

Si perde se riesci a lamentarti pure quando Adriano segna una punizione (che non c’era) di seconda tirando direttamente in porta. Non vale, ti spiega l’arbitro, mentre tu esulti come un pazzo pur conoscendo perfettamente le regole del calcio, mentre il pubblico parte con il rassicurante “sapetesolorubare”, sentendosi defraudato come sempre (qui, per chi ha tempo, 4 minuti da favola con San Siro impazzito: http://www.dailymotion.com/video/x4s54n_inter-juventus-1-2-punizione-adrian_sport ).

Si perde se, dopo che ti hanno salvato dal rigore più netto dei due secoli, dopo qualche minuto te ne danno un altro contro, netto anch’esso, risparmiandoti anche l’espulsione dell’autore del fallo, e tu sorridi ironicamente a bordo campo, come dire “beh così è impossibile vincere”.

E infatti perdi anche stavolta.

Se i giocatori, in quelle condizioni, accerchiano l’arbitro per due minuti, invece di ringraziarlo per avere rinviato il minuto del primo gol avversario.
Se poi lo accerchiano di nuovo dopo un’espulsione, invece di ringraziarlo un’altra volta per averla rinviata di un bel po’.
Se poi lo accerchiano ancora una volta perché Caceres si becca un pallone in pancia, e tu gridi al rigore, con quell’aria da vittima di un’ingiustizia, da “così non vinceremo mai”.

Ecco bravo, lo hai capito.

 

3) Perché si perde/2: scudetti estivi e autunnali

Si perde, peraltro, se ci si esalta un po’ troppo facilmente, senza restare con i piedi per terra.

Così, se per quattro anni di fila arrivi a una trentina di punti di distacco dalla Juve, magari meglio utilizzare un po’ di prudenza nel deriderla quando a novembre è qualche punto dietro.

Se compri Melo, che gli altri, nel loro periodo più nero, hanno cacciato non sapendo più come liberarsene, difficilmente sarà diventato il fenomeno che stai immaginando e di cui ti stai vantando.

E non è detto che pagare caro un giocatore giovane, nero, francese lo renda immediatamente uguale a Pogba.

Non è detto che un difensore partito bene a settembre sia effettivamente un muro invalicabile anche a gennaio.

Non è detto che epic Brozo sia davvero epic, tutt’altro.

Ecco, consigli per il futuro: meno battute sui fegati altrui a ottobre, meno foto trionfanti nello spogliatoio alla quinta giornata. E lavorare di più sul gioco, per migliorarlo almeno un po’.

D’ora in poi, dunque, battutone sui fegati altrui solo a maggio (dopo il 5, possibilmente): intesi?

 

 

4) Perché si perde/3 Il bluff Mancini

Altro rischio, credere davvero troppo nelle bugie che ci si racconta per autoassolversi.

Se si arriva lontani 20 punti dalle prime, non è tanto perché Nastase e Gamberini venivano squalificati, o perché probabilmente c’erano delle sim svizzere, consegnate ad arbitri che poi facevano perdere i rivali.

Oddio, magari è anche quello, e con Nastase in campo la Ibra avrebbe sofferto di più, per carità, ma prima di tutto mi chiederei come mai arrivassi sempre 20 punti dietro.

Se invece credi alle riviste che definiscono il tuo allenatore che non vinceva mai “l’uomo che vince sempre”, ecco, poi rischi di andare fuori strada.

Rischi di rivolerlo a tutti i costi.

Di strapagarlo.

Di compragli in meno di un anno, pur di tornare a quei tempi, Podolski, Shaqiri, Murillo, Miranda, Kondogbia, Lijajc, Melo, D’Ambrosio, Jovetic, Brozovic, ora anche Eder e ritrovarti sempre lì, sempre con quel gioco, sempre senza anima.

Con l’allenatore che non spiega come arrivare alla porta avversaria, ma se la prende con gli attaccanti umiliandoli pubblicamente.

Che perde 3-0 senza fare un tiro in porta e alla fine racconta che era la partita che voleva fare ma sapete, poi è arrivato l’1-0, il 2-0 per un errore, il 3-0 in contropiede. “Però non ricordo parate di Handanovic”.

Ecco, cercate di essere più autocritici rispetto al passato, quando avete dato retta alla Gazzetta che voleva farvi credere che perdeste per chissà quali interventi esterni, per farvi pensare che il vostro allenatore di allora fosse il migliore, massacrato dalla cupola: ascoltate un po’ i consigli degli amici come Juventibus. Vedrete, le cose non potranno che migliorare.

 

5) Quello che ti raccontano

Anche questo rientra nel desiderio di autoassolversi: se perdo sempre contro la Juve, sarà perché ruba, mica è colpa mia. In Italia, di solito, si ragiona così, quindi niente di nuovo.

Tuttavia, lo ripetiamo da sempre: se i media svolgessero il loro compito in modo equilibrato, non sarebbe così facile crederci davvero. Vi creano un danno, fidatevi.

In una partita come quella di ieri, il commentatore (bravo, peraltro) Tramezzani, ex giocatore nerazzurro, non riesce a vedere l’intervento di Murillo su Cuadrado. Intanto partono i replay, e lui, meno deciso, continua a non vederlo: “ha la gamba avanti, però…”.

Nell’intervallo, il cronista a bordo campo intervista Marchisio: gli chiederà dei rincalzi della Juve che stanno battendo l’Inter? Un parere sull’incredibile rigore non fischiato per il braccio di Medel? No, gli chiede se c’era davvero il rigore su Cuadrado.

Marchisio, uno che non perde le staffe neanche di fronte ai lanci sballati del Profeta, gli fa presente che c’era e anzi il difensore andava espulso, e se ne va.

E così, mentre qualche giornalista non dichiarato nel suo tifo (che appena intuiamo) afferma che il rigore di Medel si poteva fischiare e non fischiare, mentre il vostro giornale preferito – dopo avervi detto qualche tempo fa che Melo è un misto tra Pirlo e Roy Keane – scrive che “per una volta” viene penalizzata la Juventus contro l’Inter (sconvolgente, eh?), quello che rimarrà di questa partita sarà solo il risultato finale, un rotondo 3-0.

Del braccio di Medel, dei falli di Murillo, delle proteste per la pancia di Caceres, non ce ne frega niente. Già dimenticate.

Niente interviste tra vent’anni, niente paginone speciali tra trenta, niente riesumazione di Allegri tra quaranta.

E così nel derby di Coppa Italia, che la Juve ha vinto 4-0, nonostante un rigore negato e un gol regolare annullato, ma ciò che rimane nei discorsi del dopopartita non è la batosta, né il gol tolto, né il rigore non visto: no, è la presunta mancata espulsione di Zaza, che ovviamente avrebbe cambiato il match, la stagione, la vita di tutti noi.

Chiedete a un tifoso juventino se si ricorda del gol annullato e di quel rigore non assegnato: non saprà neanche di che si parla, ma ricorderà anche lui che forse Zaza ha rischiato troppo. Tutto il resto è già dimenticato.

 

E’ inevitabile, se le cose vengono raccontate così, con i titoloni per alcune squadre e i trafiletti, i “non vedo se lo tocca davvero”, i “si poteva dare e non dare” per altre, che si rischi di sprofondare nel ridicolo.

E beccarsi, in una partita del genere, con un arbitraggio del genere, una multa di 3000 euro per “cori ingiuriosi contro il direttore di gara”?

Capito? Voi, all’arbitro di ieri.

 

Cosa volete che sia, rispetto a tutto questo, il 3-0 di ieri sera?