5 cose che ci mancheranno di Joao Cancelo

di Alex Campanelli |

joao cancelo

Una stagione. Tanto è durata l’illusione chiamata Joao Cancelo. La stessa durata, e forse non è un caso, di quella relativa a Dani Alves, quest’ultimo però andatosene sbattendo la porta e per motivi non certo imputabili alla nostra dirigenza. Invece il portoghese, che aveva raccolto l’eredità dell’ex Barcellona proprio in un momento nel quale credevamo non fosse possibile farlo, lascia la Juve per cause di forza maggiore, sacrificato sull’altare del bilancio e delle plusvalenze, facendo posto a quel Danilo riguardo al quale abbiamo già ampiamente disquisito.

Di Cancelo, oltre all’impatto in campo, ci piaceva il personaggio, spavaldo e sicuro di sé, ma anche la filosofia che gli stava dietro, secondo la quale un giocatore in quella posizione può essere importante e decisivo come e più di una punta o di un fantasista, ci ha fatto accarezzare l’idea che un altro calcio fosse possibile, e proprio quando ne abbiamo portato uno dei più grandi esponenti in panchina, ecco che ci viene portato via.

Un anno e qualche mese fa, ancor prima della fine della stagione, mi trovavo a metter giù i 5 motivi per i quali Joao sarebbe stato l’uomo giusto per la Juve. Oggi, a malincuore, ecco i 5 aspetti che ci mancheranno di più di lui.

1 – Regia sulla fascia

Proprio come Dani Alves, Joao Cancelo porta il ruolo del terzino a una dimensione diversa. Sull’altro versante Alex Sandro, pur devastante nei periodi migliori, interpreta il ruolo in maniera più ortodossa, il lusitano invece ama entrare dentro il campo ma anche sfrecciare sulla fascia, laterale moderno e classico insieme, viene cercato con continuità coi compagni, è decisivo nell’uscita dalla difesa col pallone e rappresenta un porto sicuro quando c’è da tenere la sfera. Affermare che Cancelo sia un grande terzino è riduttivo, Cancelo è un grande giocatore di Calcio.

Serve altro per definire Cancelo un giocatore totale?

2 – Campione tra i campioni

Abituato a contesti non di primo livello come Valencia e Inter e relegato a un ruolo non certo da protagonista in nazionale, un calciatore avrebbe potuto faticare a imporsi in un club come la Juventus. Non Joao Cancelo, che ho imparato da solo come integrarsi coi tanti campioni della rosa bianconera: parlando la loro stessa lingua calcistica. Cancelo può duettare sulla fascia con Douglas, Cuadrado o Bernardeschi facendo impazzire i laterali avversari, può stringere verso il centro e associarsi con Pjanic, può servire cioccolatini sulla testa di Cristiano Ronaldo (Atletico vi dice nulla?); un campione che ha spazzato via in un lampo la mediocrità tecnica dei vari predecessori.

3 – Numeri da giocoliere

Diciamoci la verità, a tutti piacciono da impazzire i giocatori “con le skill”, quelli che fanno dribbling perfetti per le gif da diffondere su Twitter e che riempono la home di Youtube. Ci innamoriamo delle suolate di Cristiano, degli elastici di Douglas, dei cambi di passo di Dybala. Cancelo, oltre a un terzino, è anche quel giocatore lì, uno di quelli che vale il prezzo del biglietto.

Il vecchio che arranca contro il nuovo che avanza, in tutta la loro ineluttabilità

4 – Look da trapper

Fa parte del personaggio Cancelo, estroso tanto in campo quanto fuori, nelle giocate così come nella scelta del vestiario. Anche un club di grande tradizione come la Juventus di tanto in tanto ha bisogno di qualche ventata di freschezza e spavalderia: lo erano Pogba e soprattutto Dani Alves in tutta la loro eccentricità, lo è a suo modo la Dybalamask di Paulo, lo è anche il look da trapper del buon Joao, un ragazzo al quale è difficile voler male.

5 – Testa (troppo?) alta

Corollario degli ultimi due punti, l’atteggiamento di Cancelo in campo, un giocatore propositivo e associativo fino all’ossessione, incapace fisicamente di buttar via la palla, terribilmente allergico alla soluzione più sicura. Appena Cancelo riceve la sfera, sempre a testa alta, vede mille vie davanti a sé, raramente sceglie la più semplice, dando la precedenza a quella che può portare un vantaggio offensivo alla sua squadra, sia pur rischiando di perdere la palla in zone sanguinose. E’ quello che amavamo e odiavamo di lui, che eravamo però pronti a perdonare a ogni giocata positiva. E’ quello che ci mancherà di più e forse nel contempo, ma speriamo non sia vero, una delle cause che lo ha portato a dirci addio.