5 anni di Allegri, il vocabolario da Adani a Zidane

di Sandro Scarpa |

16 Luglio 2014, tra disperazione, insulti e sputi la Juve presenta il nuovo allenatore dopo la fuga di Antonio Conte: Massimiliano Allegri. 

5 anni di Allegri, 5 Scudetti, 4 Coppe Italia, 2 SuperCoppe (2 finali Champions, che non fanno palmares né portano trofei ma disperazione, però hanno molto aumentato appeal, fatturato e ranking europeo).

271 gare 191 vittorie (70,5% record Juve), e 5 anni di un vocabolario allegriano, tecnico-tattico, con tic e frasi celeberrime, mantra e temi allegristi, fan e detrattori, pregi e difetti, il suo aplomb sui temi arbitrali e il suo infervorarsi su chi gli chiedeva conto del “belgioco”.

Breve vocabolario dell’Allegrismo, 5 anni della nostra vita e passione, nel bene (tantissimo) e nel male.

Adani: L’icona del calcio iper-complessificato contro l’icona del calcio semplice. A tratti esaltanti, spesso stucchevoli, i tre battibecchi tra i due, due nel periodo dell’allegrismo ormai decadente. “Max, stai dicendo cose non serie e non sensate”, “Siete tutti teorici,  Adani sei il primo che legge i libri e di calcio non sai niente. Ora stai zitto, parlo io che sono l’allenatore che ha vinto sei scudetti”. “Fermo, fermo. Stai zitto lo dici a tuo fratello”. The end. Eppure in 5 anni sono solo questi 3 gli scivoloni allegriani, impeccabili anche in pagine nere della comunicazione Juve come la triste serata di Madrid.

Cavalli: “Te ne intendi di havalli?”,”Benatia l’ho mandato al prato, come i cavalli stanchi”, “Barzagli è come i cavalli vecchi, sarà subito pronto”, “Horto muso”, “Da ragazzo giocavo ai cavalli, c’è un cavallo che non vinceva mai, si chiamava Minnesota”, “Del primo giorno alla Juve ricordo il prato e il fatto che pensai subito al mio cavallo, si chiamava Midsummer’s Night Dream”…Spettacolare.

Dybala: Croce e delizia. Preso dal Palermo dove giocava punta unica alla Juve, Allegri lo schiera fin da subito o quasi, il primo anno è tra le ancore di salvataggio in un inizio flop, il secondo anno è la consacrazione europa con la doppietta contro Messi, il terzo anno di “Paulino” è l’inizio boom con 12 gol in 10 gare e l’insistere vano su un modulo disegnato per lui, il 4231. Poi la parabola discendente, sostituzioni, frecciatine, “non può fare il centravanti di una grande squadra“, “può fare anche la mazzala“, e finisce davvero per farla, quasi il mediano.

Finali: Tattica, bel gioco, emozioni, empatia, ma alla fine la carriera in bianconero negli anni meravigliosi di questo ciclo dominante si riducono, nel bene e nel male alle due finali. Il mister dei record con i 5 scudetti (8 di fila), con le 4 Coppe Italia (che non si vincevano da 20 anni) è stato e sarà sempre giudicato, in un verso per l’altro, per il cammino europeo: strabiliante fino a Berlino, illusorio sia a Monaco che a Madrid, eccellente e poi tragico nell’ultimo atto a Cardiff, emozionante e poi deludente tra Atletico ed Ajax nell’ultimo anno. Berlino e Cardiff segnano il destino e il ricordo di quello che, dati alla mano, è il mister con la più alta % di vittorie alla Juve in un periodo in cui vincere in Italia non è mai stato così poco difficile. Bastava vincerne una e Allegri sarebbe stato ricordato come il migliore, o quasi. Ma le finali sono contro il Barcellona di Piqué, Xavi, Iniesta, Rakitic, Messi, Suarez, Neymar, o il Real di Cristiano, delle 4 Champions e dei 7-8 madridisti nella top 11 Fifa. “Perché le finali non le giochi mica contro il Collesalvetti, con tutto il rispetto per il Collesalvetti, chiaro“.

Gabbione: Il bar, il mare, i cavalli e gli amici delle partitelle al Gabbione d’estate. Tutto riconduce al “cazzeggio” elevato a forma mentis: “Se vuoi innalzare i picchi di prestazione, usa il cazzeggio creativo”. “A scuola andavo male: volevo fare il preside, non lo studente. Da giovane mi piaceva molto cazzeggiare, e mi piace ancora: non si può vivere solo di lavoro. Quando sento gente che dice che bisognerebbe lavorare 24 ore al giorno penso: poi ti si fonde il cervello, ti scoppia la testa e non hai ottenuto un bel niente.” Emblematico che Sarri, nella conferenza d’esordio, abbia anche detto “No ma quando ci becchiamo con amici io e lui non è che si parla di calcio, più che altri si cazzeggia”.

Halma: No comment. Allegri e HALMA sono sinonimi. Soprattutto sull’1-0 in casa, ma anche quando si è sotto, c’è tutto il tempo di recuperare, o ancora quando la rimonta è stata compiuta ma mancherebbe l’ultimo affondo con l’avversario alle corde. A volte riesce, a volte no.

Innanzitutto c’è da fare i homplimenti ai ragazzi: Allegri non si batteva il petto, non lanciava baci alla curva, non festeggiava con i ragazzi, non correva in mezzo al loro al fischio finale. Non si prendeva direttamente meriti “sto qui per evitare di fare danni”, ma indirettamente se li prendeva eccome, bacchettando ironicamente i suoi. Però, immancabile a fine gara, anche dopo una vittoria striminzita, la frase iniziale alla prima domanda era: “Innanzitutto….”

JuveDiMarzo: A settembre si vince, in modo brutto, ma si vince, ad ottobre si sperimenta blandamente e si continua a vincere, a novembre si tirano i remi in barca già sull’1-0 e barricate, a dicembre c’è da stringere i denti e vincere le partite serie, a gennaio c’è la sosta e poi il ritorno in campo “attenzione!”, a febbraio non si sperimenta più perché forse si è trovata la quadra, ma vedrete, vedrete la #JuveDiMarzo!. Altro mantra allegriano, a volte meravigliosamente compiuto (negli anni delle cavalcate Champions), altre volte evoluzione attesa ma mai arrivata.

Livorno: La sua particolarissima toscanità, livornese, opposta a quella di Spalletti, Mazzarri e Sarri, ma diversa anche da quella di Lippi. Quella del cazzeggio, dell’ippiha, del basket, le cene d’estate sugli stabilimenti balneari. Ed è la sua forza e difetto, girare il mondo ma ritornare a Livorno, anche col frasario, con le idee e le convinzioni.

Mezzala: Pogba, Khedira, Matuidi, Emre Can, Vidal mezzala classica e ci sta. Ok anche Pjanic e Marchisio tolti da mezzala e messi davanti alla difesa. Ci può stare anche Bernardeschi e perfino Cuadrado mezzala. Ma la mezzala allegriana è un concetto enorme che ingloba tutti i calciatori. Anche Spinazzola, De Sciglio possono fare la mezzala, ma anche Mandzukic, e lo ha fatto, e infine certo, Paulo Dybala mezzala. Tutti con Allegri fanno la mezzala, possibilmente di inserimento, che scappa avanti. E anche Ronaldo in qualche partita….

Nedved: “No ma con Pavel assolutamente siamo amici….”. Amici amici e poi ti rubano le bici. E’ la nemesi, perché come si dice “I discorsi li porta via il vento, le bici i livornesi...”.

Out: #AllegriOut, nella fase acuta della fazione anti-allegrista, della rivoluzione desiderata, in barba ai risultati e al conta solo la vittoria. 5 anni alla Juve sono troppi. 8 Scudetti di fila e 7 finali di Champions di fila perse sono insostenibili. E così di Allegri si guarda, giustamente, solo l’incapacità di tenere altissimo il livello, adeguata alla rosa, agli obiettivi e alla voglia di un nuovo calcio. E lui esce davvero, prima dai social e poi dalla Juve.

Paul: Tutto bene PAAAAAUUUUUL? Resta la sua performance tipica del cazzeggio in allenamento con i suoi, le sfide a basket, quelle con i tiri da lunga distanza. L’Allegri che o ami o odi.

Quattro-due-tre-uno: La stagione della grande bellezza e audacia allegriana, cominciata dopo un Fiorentina-Juve atroce, iniziata in modo impattante contro la Lazio: 4231, tutti i migliori in campo e ora sono cazzi vostri, se volete giocare tutti, alzate il culo e sacrificatevi. Due esterni offensivi: Sandro e Alves, Pjanic davanti alla difesa con Khedira (alla Juve più centravanti che interno) e 4 punte, Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain. Da Gennaio fino al Monaco, con in mezzo il Barcellona. Poi contro Mbappé e soci decide di alzare Alves, togliere Cuadrado e mettere Barzagli. Il giochino contro i monegaschi riesce alla perfezione ma a Cardiff risulta impotente…

Semplice: Ci ha scritto anche un libro con quel concetto, ecco alcuni stralci: “Il calcio è semplice: devi fare l’opposto di quello che fanno i tuoi avversari”. “La semplicità è la cosa più difficile.  Nel calcio o fai gol, o fai assist, o corri”

Tehninhamente: “Bisogna migliorare tehnihamente”. Il mantra ripetuto dopo ogni gara vinta, pareggiata o persa, soprattutto post-Champions. La frase che cela l’equivoco e la prigionia duale dell’allenatore: amante della qualità e della tecnica (e della velocità in esecuzione) ma pragmaticamente attaccato alla quantità, allo speculare sul risultato, al tutti dietro dopo il vantaggio e alla vittoria prima di tutto, anche sacrificando uomini e manovra di qualità.

Vittorie: 191 vittorie. La percentuale più alta alla Juve. Più di Lippi, di Conte, del Trap, più anche di Deschamps in B. Un dominio pazzesco e non si saprà mai se è merito straordinario di Allegri o della forza della Juve rispetto alle altre. Certo anche in UCL la Juve di Allegri è andata come nessun altra, Lippi a parte. E probabilmente anche la Champions è più competitiva di quelle in cui beccavi Nantes o Olympiacos in semifinale.

Zidane: L’uomo che doveva sostituirlo. L’uomo che ha riscritto la storia del calcio sulla panchina del Real subentrando tra lo scetticismo a Benitez in un anno che sembrava ricalcare quello di Lopetegui e Solari. 4 Champions e soprattutto le due batoste più amare impartite a Max, la finale in Galles e l’incredibile rimonta al Bernabeu strozzata sul finale.

5 anni di Allegrismo. Si volta pagina. Grazie di tutto e andiamo avanti!