Per chi dubita di CR7!

di Giulio Gori |

Platini? Un errore dare via Liam Brady. Baggio? Qualche finta e niente sostanza. Zidane? Un pachiderma che appoggia la palla a quello accanto. Nedved? Un giocatore da media categoria. Pirlo? Finito. Se la memoria collettiva non fosse lieve come la polvere, più d’uno dovrebbe provare un po’ di imbarazzo per come, nella nostra storia, abbiamo accolto molti fuoriclasse. Periodi di adattamento, ruoli ancora da ritagliare su misura, momenti difficili per la squadra, Platini, Baggio, Zidane, Nedved, Pirlo hanno ricevuto critiche durissime ai loro primi passi in maglia bianconera. Non solo loro, ma anche chi ha già dimostrato di essere all’altezza della Juve viene spesso dato per bollito dopo appena un paio di prestazioni modeste: l’ultimo caso è quello di Douglas Costa.

 

Ma ora le paure arrivano a sfiorare persino Cristiano Ronaldo. Che dall’inizio della stagione ha già collezionato la bellezza di 16 gol, 7 assist, più altre reti propiziate. Numeri pazzeschi, mai registrati nella storia bianconera. Eppure, si leggono cose come «CR7 forse non è più quello di una volta», con giusto il forse a smussare la frescaccia, magari solo perché ha sbagliato un rigore (come se non ne avesse mai sbagliati prima… finali di Champions comprese). Ora, un punto è fuor di dubbio, Ronaldo non ha 24 anni. Ma è altrettanto pacifico che l’invecchiamento di un giocatore porti prima a una perdita della resistenza sulla distanza e solo dopo a un calo dello spunto. E, se la memoria fosse un po’ meno ballerina, ci ricorderemmo che la scorsa estate i dubbi sul giocatore riguardavano la necessità di doverlo centellinare. E invece gioca sempre, gioca fino al 95’ e non dà mai segnali di difficoltà e anche in zona Cesarini dimostra di avere una prontezza muscolare mostruosa, sui tre metri è ancora incontenibile. Non solo, ma rispetto allo scorso anno, quando in buona sostanza Zidane lo schierò centravanti, relegando Benzema a seconda punta, Ronaldo è tornato ad ampliare il suo raggio di azione, svaria su tutto il fronte di attacco, occupa spesso la vecchia posizione in fascia.

 

Qualcuno obietta che sbagli troppo, dimenticando probabilmente che l’infallibilità non è propria di questo mondo, neppure dei mostri sacri. Ma se si esclude la brutta prestazione sul ghiaccio di Berna, di errori ne ha fatti ben pochi. O almeno di errori imprevisti, perché è stato scritto e riscritto, anche qui, nel corso dell’estate scorsa che CR7 avrebbe continuato a far gol a raffica, anche se un po’ meno che in Spagna, visto il modo tutto italiano di intendere il calcio. Anche l’altro «problema» era del tutto atteso, prevedibile: Ronaldo non ha ancora segnato su punizione, perché su punizione ha sempre segnato poco. Il calcio non è Youtube: fai un gol bellissimo, le immagini fanno il giro del mondo e restano impresse nella mente e molti danno per scontato che un gesto eclatante sia la norma. Ronaldo su punizione sa fare cose di cui altri non sono capaci, ma son cose complicate, traiettorie strane molto difficili da replicare con costanza. Chi ricorda – per davvero, non per finta – Roberto Carlos sa perfettamente che su calcio piazzato tirava tre o quattro padelle a partita, ma segnava un paio di volte all’anno. Allegri dovrebbe semplicemente constatare che Ronaldo deve battere le punizioni dalla distanza, quelle in cui c’è poca possibilità di segnare, ma se una possibilità c’è, è perché qualcuno le batte in modo assurdo. Le punizioni a ridosso dell’area dovrebbero essere assegnate ai soliti noti, i tradizionalisti Pjanic e Dybala. Tutto qui.

 

Ma Cristiano Ronaldo alla Juventus significa anche la visione opposta: «Con lui abbiamo il DOVERE di vincere tutto, se non vinciamo tutto sarà un fallimento». Anche in questo caso la memoria fa cilecca. Se avessimo ragionato della dolorosa scelta dell’estate ‘82 di vendere Liam Brady per comprare Michel Platini, guardando solo alla prima stagione, avremmo dovuto parlare di fallimento su tutta la linea: niente scudetto, finale di Coppa Campioni persa, giusto la Coppa Italia. Ma nei tre anni successivi sono arrivati due Scudetti, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Europea, una Intercontinentale e, sul piano personale del numero 10 francese, tre Palloni d’Oro consecutivi. Semplicemente, il più grande ciclo della storia bianconera.

Vincere è sempre l’obiettivo. Le ossessioni, invece, sono insopportabili.