4-3-3 e ruoli definiti: le linee guida per il rush finale

di Luca Momblano |

La Juve ha ancora fame, la Juve ha esperienza, la Juve fissa le necessità e gli obiettivi. Quel che ne esce dalla serrata settimana del dopo-Bentegodi, con in mezzo due partite di transizione come l’andata delle semifinali di Coppa Italia e la passerella casalinga contro il Brescia di Balotelli-unica-punta, è dunque qualcosa di strutturato. E non poteva essere diversamente. Con ogni probabilità frutto delle consultazioni trasversali viste, raccontate e dedotte. Insomma, nei primi mesi ci si è conosciuti, magari ci si è anche scornati, ci si è certamente messi in discussione. Vale anche per Maurizio Sarri. Però, a ridosso del rush finale, nel mese veramente decisivo nel quale ci si gioca molto se non tutto, una direzione andava intrapresa. Chiara, costante, coerente. Zoccolo di pensiero sul quale costruire a prescindere dalle imprevedibili variabili alle quali il calcio ti metterà poi di fronte. Questo lo spirito (battagliero, molto chielliniano) alla base delle nuove linee guida intorno alle quali Sarri dovrebbe muovere le pedine senza stravolgere e senza più sperimentare. Una sorta di patto tecnico, da quel che si può a questo punto immaginare. Ma in cosa consisterebbe? Elenchiamo i punti salienti venuti a galla:
4-3-3 stabile, più o meno mascherato, più o meno anche “4-4-2 asimmetrico in non possesso” che è come Sarri definì il suo Chelsea dell’ultima parte della passata stagione. In pratica, niente più rombo, sistema che ha bisogno di codifiche più dettagliate e che non ha dato evidentemente le risposte che ci si attendeva.
Cuadrado non più terzino, o quarto basso se preferite. Salvo emergenze e necessità d’assalto particolari. Il colombiano entra dritto nel computo del parco attaccanti, a fare le veci in qualche modo di Douglas Costa, sul quale si fa conto fino a un certo punto. Attaccante o tornante, ma dalla cintola in su. Qualcosa che si è già intuito tra Milan e Brescia.
Bernardeschi non più centrocampista (e nemmeno trequartista, ma questo è un discorso ormai vecchio) messo nell’angolo il progetto di evoluzione dell’ex viola nel nuovo ruolo di interno pensato due mesi fa da Sarri. Magari non da protagonista, o comunque non da titolare (ma nel calcio le cose succedono in fretta), ma comunque in avanti, dove la Juve con il 4-3-3 ha bisogno di più interpreti e più varianti di scelta. Si pensa a lui anche come centravanti di complemento – un qualcosa che per esempio si è intravisto nella Nazionale di Mancini – oltre che eventualmente da attaccante esterno, ruolo in cui Sarri però lo vede meno di quanto lo vedesse Allegri. Bernardeschi, dunque, nel parco attaccanti.
Dybala più libero, tutti più liberi. Ovvero qualcuno che dovrà interpretare leggendo le dinamiche della partita. Vale per l’eventuale terzo attaccante (vedi Cuadrado) e sicuramente per la mezz’ala di riferimento. Un po’ come a inizio anno doveva fare Matuidi ragionando in funzione di Ronaldo. Che a sua volta resta libero. Salvo quando l’asso portoghese verrà chiamato a fare il centravanti non decentrato, perché invece Dybala in posizione centrale nel tridente pare sia una tipologia d’impiego da escludersi in partenza (per la serie: il vero lavoro è sul miglior vice-Higuain possibile).
Ramsey definitivamente tra i centrocampisti. Da mezz’ala destra primariamente, ma non solo. E qui la curiosità è capire se davanti alla difesa esistono soltanto Pjanic e Bentancur (come ritiene chi scrive, considerando Rabiot inadatto per tempi di scarico). Un Ramsey senza più posizioni di galleggiamento stabile tra le linee, che sembravano il suo terreno migliore quando giocava in Inghilterra. Un Ramsey più ficcante partendo da una posizione stabile e con mansioni chiare, probabilmente non un titolare considerando la crescita proprio di Bentancur e l’auspicabile rientro a tutti gli effetti in squadra di Sami Khedira a partire dal ritorno contro il Lione.