4-2-3-1, interpretazione e interpreti

di Francesco Falzarano |

Sono ancora li, impresse nella mente, le immagini della finale di Cardiff e di quel 4-1 che ha fatto male, sia per il modo che per il peso specifico. Resta positivo il percorso europeo, marchiato dalla svolta tattica di Allegri: il passaggio al 4-2-3-1. Modulo, questo, che oltre a segnare una dimensione internazionale, è per gli amanti del pallone sinonimo di spettacolo e gioco offensivo. Ma alla luce della sconfitta contro il Real, riteniamo debba esser fatta una attenta riflessione, collettiva ed individuale, di questo sistema di gioco.

Interpretazione. Beh, che la Juve abbia interpretato questo modulo non seguendo i dettami insiti dello stesso, è fuor di dubbio. Eppure nessuno ha mai messo in discussione la potenza e la connotazione europea della vecchia signora. Soprattutto quando Cuadrado figurava tra le quattro bocche di fuoco offensive. Chi si aspettava una Juve camaleontica e con il baricentro rivolto all’attacco è rimasto però deluso, perché comunque è stata data al sistema di gioco un’impronta “italiana”, con grande attenzione all’equilibro difensivo. Ed anche se sembrava la miscela giusta per la vittoria della tanto agognata Champions League, qualcosa non è andato per il verso giusto nel momento cruciale. L’inserimento in pianta stabile di Barzagli e l’avanzamento di Dani Alves, con un 4-2-3-1 diventato borderline , molto vicino al 3-4-3 in fase di possesso, ha dato una dimensione forse ancor meno europea e più italiana. Terzini di spinta, esterni di fantasia, uomini con il “cambio passo”, sono prerogative di quella impostazione tattica che la Juve ha in parte abbandonato. Pensateci, quali di queste caratteristiche erano davvero presenti nell’undici di Cardiff?

Interpreti. La finale di Champions ha, purtroppo, messo a nudo tutte le crepe della fortezza bianconera e dell’interpretazione di quel modulo. Analizzando infatti i singoli, qualcosa non torna. Dal terzino destro, all’esterno d’attacco a sinistra, si può sintetizzare il nostro pensiero. Barzagli era fuori ruolo, e questo ha pesato: perché nonostante l’intelligenza tattica del difensore della nazionale, e la sua qualità difensiva, la spinta in zona d’attacco era nulla. E sebbene ciò può essere giustificato dal passaggio alla difesa a tre nella fase di non possesso, è innegabile che il nostro Andrea si è fatto infilare spesso dal dirimpettaio di turno, sia alle spalle che nell’uno contro uno, con l’evidente mancanza di “passo” da terzino. Estremo opposto, Mario Mandzukic, uno dei migliori, un combattente, un leone, tutto vero. Ma non è un fantasista, non l’uomo del cambio passo. 0.3, infatti, la sua media dribbling in Champions. In una scala da 0 a 5, Isco ha il 3.7 per intenderci. In più, anche il croato, non è un esterno naturale. Dani Alves, esterno d’attacco, anch’esso non nel suo ruolo naturale, e la brillantezza della gamba lo ha dimostrato. Pure lui non propriamente un fulmine di guerra nei capovolgimenti di fronte e nell’uno contro uno in fase d’attacco. Insomma tre calciatori “adattati”, hanno ricoperto tre ruoli chiave di questo modulo. In questo scenario, un centrocampo privo di potenza fisica e rapidità in uscita, ed ecco che il Real ha ammazzato la partita, nel primo pressing. E’ mancata, più di tutto, qualità nelle uscite, e imprevedibilità negli attacchi.

Attenzione, non stiamo dicendo che quanto fatto prima di Cardiff era frutto del caso, ma sappiamo che la Juve può così com’è confermarsi in Italia, e magari nelle prime quattro d’Europa. Ma qui stiamo alzando l’asticella, stiamo parlando di vincere la Champions, e questo crediamo essere il modulo giusto. Ma con quali interpreti e quale interpretazione? Inutile fare nomi, il calciomercato è appena iniziato, e le ipotesi si sprecano. Quello che serve però, sono calciatori, in primis complementari al modulo e all’idea di gioco, e poi veri campioni, acquisti al livello delle big d’Europa, portando in casa bianconera anche i soliti noti di cui si vocifera in questi giorni, per allungare e migliorare la rosa in maniera importante.” Qualità” la parola d’ordine di questa campagna acquisti. Serve tecnica, serve fantasia, serve cambio di passo, servono giocatori in grado di spaccare le partite anche con una giocata, e calciatori capaci con la qualità, e la testa, di venir fuori da un pressing come quello del Real. L’idea è questa, il passo può essere molto breve, la strada è imboccata. Nella speranza che porti a Kiev, augurandoci un finale differente.