4-0 al Toro? Non facciamoci l’abitudine

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Parola d’ordine: non facciamoci l’abitudine. Certo, un derby vinto in maniera così esaltante fa venire l’acquolina in bocca. Ma chi spera sia stato aperto il sentiero per l’El Dorado del bel gioco si può mettere il cuore in pace: le esibizioni di tiro al bersaglio, come quella di sabato alla porta di Sirigu, resteranno un’eccezione, e non la regola.

Del resto, dopo tre anni di gestione Allegri dovremmo avere gli anticorpi per non cascarci. Il mister è consapevole di essere alla guida di una fuoriserie, di cui però tiene il motore a basso numero di giri, quasi fosse timoroso di sprigionarne tutto il potenziale; salvo dare qualche accelerata ogni tanto per non perdere troppa potenza. La gara di sabato (al netto di un atteggiamento tattico ed emotivo scriteriato da parte del Torino) sembra proprio frutto di una di queste sgasate.

È ormai assodato che il calcio di Allegri viva molto di improvvisazione e di letture delle situazioni offerte dalla partita, dagli avversari e dal momento della stagione, piuttosto che basarsi su uno spartito rigido. Sembra però che questo approccio dia i risultati migliori in situazioni di spalle al muro o comunque dopo periodi difficili; tanto da far pensare che il nostro allenatore, un po’ masochisticamente, ci si infili di proposito. Questo 4-0 è un lampo di luce in un avvio con parecchie ombre, con le brutte sconfitte di Roma e Barcellona condite da prestazioni sì vittoriose, ma poco esaltanti, in campionato. Ed è figlia della decisione, rimandata il più possibile, di panchinare un Higuain ai limiti del presentabile per riportare Mandzukic al centro dell’attacco.

Così come la scelta di schierare contemporaneamente i big three (ovvero i due sopracitati e Dybala) era nata dopo un doloroso 2-1 subìto a Firenze, portando alla miglior versione della Juve in occasione del quarto di finale con il Barcellona. Un all-in pokeristico i cui effetti si erano però esauriti già nel finale poco brillante della scorsa stagione, quando ormai il tempo per cambiare era scaduto. Altri esempi, andando un po’ più indietro, sono le 15 vittorie dopo l’avvio horror di due anni fa, o il capolavoro sfiorato a Monaco di Baviera in situazione di totale emergenza a causa, questa volta, gli infortuni.

Insomma, non vedremo mai Allegri tirare il collo alla sua monoposto. Non a caso si dice preoccupato quando sente di parlare troppo di bel gioco, perché conscio che potrebbe essere troppo dispendioso dal punto di vista mentale e fisico, oltre che non sempre efficace. Lo sta imparando anche il Napoli, non certo brillante nelle ultime uscite ma in grado di fare comunque bottino pieno, e per questo mai così pericoloso.

Ma tutto sommato è meglio così. La vera bellezza lascia una gioia effimera, come quella di un derby vinto in un sabato di fine estate; se diventa routine, perde gran parte del suo fascino.

di Luca Mantovani