I 39 anni di Storari: il portiere della Decima

di Davide Terruzzi |

Perché vincere non è importante è l’unica cosa che conta…. #finoallafine #bianconeropersempre“. Ha senso partire dalla fine. Dall’addio (o arrivederci?), dalle parole con cui Marco Storari saluta la Juventus. Cinque anni di matrimonio nel corso dei quali si sviluppa un legame forte tale da trasformare il giocatore in un tifoso della sua formazione. Esploso tardi Storari, arriva a Torino dopo la parentesi positiva con la maglia della Sampdoria: il suo acquisto è fortemente voluto dalla nuova dirigenza e da Delneri; c’è da sostituire Buffon almeno per il girone d’andata e la società va sul sicuro e nessuno sarà deluso. Il rendimento del portiere è ottimo, quello della squadra decisamente meno. Poi succede quello che tutti conosciamo: la rivoluzione con Conte in panchina, l’arrivo di Allegri, i quattro campionati vinti, le due Supercoppe, la Coppa Italia. Essere il numero dodici – che poi lui è il 30 – rappresenta l’essenza di un gruppo: mai sottovalutare l’importanza di uomini che rispettano il loro ruolo. Impegno. Sacrificio. Appartenenza. Professionalità. Chi è il secondo di Buffon rischia di diventare il suo sparring partner d’allenamento vivendo male la propria posizione. Storari poteva essere titolare quasi ovunque anche in Serie A, ha scelto di vivere fino in fondo la sua esperienza a Torino conquistando tutto. Anche da protagonista. In campo, perché quando è stato il suo turno non ha mai fatto rimpiangere il titolare, coltivando il suo spazio in Coppa Italia con grande sicurezza. E nello spogliatoio. Avercene di giocatori così. Lo sanno bene ora a Cagliari: carisma, qualità, professionalità servono per la risalita. Una promozione da inseguire per ritornare a Torino, dove “la Juve sarà sempre la mia casa”. Buon compleanno.