Il subdolo gioco di Tare

Funziona così: l’8 dicembre 2002 si gioca Brescia-Juve, e il Brescia vince meritatamente. 2-0, con gol, il secondo, al 38′ del secondo tempo, di Tare. Poi c’è un’espulsione di Matuzalem che si attarda ad uscire ritenendo che dovesse essere espulso anche Nedved, si perde qualche minuto e l’arbitro Farina decide di concedere 7 minuti di recupero. In una partita nella quale la Juve sostanzialmente, tranne qualche tentativo di Di Vaio nel primo tempo, non aveva creato alcuna occasione e nessuna ne creerà in quel lungo recupero. Oggi, Tare, dirigente della Lazio, in un’intervista alla Gazzetta ritira fuori quell’episodio aggiungendo che il quarto uomo, su protesta di Mazzone, si disse meravigliato dell’entità del recupero aggiungendo che lui non poteva farci niente, doveva solo indicare quello che gli veniva detto (ovviamente smentito dallo stesso guardalinee poco dopo, ma non è questo il punto).

 

Ora: perchè una persona come Tare, che conosce bene le dinamiche del calcio italiano, ritira fuori dal nulla un episodio ininfluente (in una partita persa dalla Juve) di sedici anni fa, in un’anonima gara di inizio dicembre, tra l’altro vinta senza patemi dalla sua squadra, con il secondo gol segnato quasi allo scadere? Perchè sa bene che quel racconto, completamente decontestualizzato, buttato lì, senza tante specificazioni, tra il dico e non dico, ammiccamenti, tirate di gomito, passerà ben presto nell’immaginario collettivo come l’ennesimo scandalo di quei mostri in maglia bianconera. Sa bene che molti – tutti – si fermeranno a quel titolo che parla di “potere Juve”, di condizionamenti vari, mai realmente specificati con chiarezza, ma tanto basta. Sa bene che nessuno si prenderà la briga di andare a riprendere quella partita, analizzarla e dirgli che, magari, quei 7 minuti di recupero c’erano davvero, ma che la Juve dopo il 2-0 aveva smesso di crederci e che avrebbero potuto concedere anche i supplementari, non avrebbe mai segnato.

 
Soprattutto, non potrà dirglielo Stefano Farina, arbitro di quella partita, morto lo scorso maggio, che ha attraversato Calciopoli senza mai essere sfiorato da alcuna accusa, nemmeno subdola e meschina come quella di Tare, oggi.
Ma tanto, il risultato, con questa intervista, il biondo albanese lo ha portato a casa. Ed era quello che voleva, forse anche più del 2-0 di sedici anni fa…