Come affrontare la sconfitta dopo 3000 giorni di successi

di Giordano Straffellini |

Dopo Verona probabilmente si è arrivati al punto di non ritorno, perlomeno in campionato, dove le tanto paventate, anche nei periodi di Allegri e Sarri a dire il vero, ma mai concretamente verificate paure di non vincere lo scudetto si stanno concretizzando nella realtà. Quello che prima o poi doveva per forza di cose verificarsi, sta prendendo forma nei modi e nei toni che mai avremmo voluto vedere. La ricerca ad inizio anno di un ritrovato entusiasmo, con un allenatore giovane, un gioco finalmente propositivo e l’inserimento di giovani  in rosa, praticamente mai presi in considerazione negli anni passati, escluso ovviamente il mai dimenticato Paul Pogba, avevano tolto la nostra attenzione da un particolare rilevante: questa rosa per qualità, esperienza e numeri risulta carente in quasi tutti i reparti, fatta forse eccezione per la difesa. Ci siamo trascinati fin qui fra occasioni sprecate, giocatori a cui abbiamo dato più volte l’ultima possibilità per essere da Juventus, e risultati in una pazza altalena che ogni fine partita ci ha portato a dire tutto e il contrario di tutto.

A livello tecnico, abbiamo dato la guida a uno di noi, a quell’Andrea Pirlo che doveva far scoccare quella scintilla di Juventinità spentasi drasticamente nell’era Sarri e da allora mai più ritrovata, salvo dimenticarci che Andrea non era un allenatore e che, il suo passato da grande giocatore, non è garanzia del fatto che un giorno lo diventerà. Le ragioni alla base di questi risultati sono molteplici, dalla pandemia in atto, che ha di fatto bloccato il piano di sviluppo pensato alla fine dell’era Allegri, alle continue assenze, al fatto che Pirlo mai ha potuto contare su Paulo Dybala miglior giocatore della passata stagione e forse l’unico che per qualità e fantasia potrebbe contribuire nel concreto a migliorare la produzione offensiva di una squadra che in pratica si affida esclusivamente alle fiammate di Cristiano Ronaldo.

In un calcio Europeo che viaggia a velocità di budget insostenibili, l’attuale rosa viene costruita non sempre seguendo un progetto tecnico definito, ma spesse si è dovuto sacrificare qualche giocatore tecnicamente utile sull’altare delle plusvalenze, perché era l’unica maniera di tenere il passo con le altre big d’Europa, che per incassi e diritti tv ci superano ancora di un buon 30%. Il tifoso Juventino deve avere ben presente queste dinamiche, altrimenti le valutazione sul presente e sulle scelte del passato sarebbero distorte, vanno lasciati stare gli isterismi, o gli #interismi, del #Pirloout, #ParaticiOut e #Agnelliout lo Juventino non è quella roba li. Avremmo forse potuto avere una rosa di 30 giocatori, ampie scelte in tutti i reparti, a patto di non pagare stipendi e neanche trasferimenti, ma la Juventus non è quella roba li.

Affronteremo questo finale di stagione con la dignità di chi ha capito il momento, ha cercato soluzioni magari anche sbagliando, ha cercato di far quadrare i conti anche quando questo era praticamente impossibile con giocatori che, primi in serie A e non seguiti da tutti i colleghi di altre squadre, hanno rinunciato agli stipendi concordandolo con la società -a differenza di qualche scelta unilaterale dei nostri competitor-  perché quando sei una famiglia ti sostieni sempre, sia quando le cose vanno bene che quando vanno male. 3000 giorni di successi ci hanno forgiato il carattere, sappiamo bene che il nostro, fino all’anno scorso, scudettino diventerà l’impresa di vincere il più bel campionato del secolo, che quest’anno anche se i contagi dovessero salire alle stelle nessuno parlerà di Playoff, ci parleranno di flop Ronaldo progetto fallito e competitività persa. Ragazzi state tranquilli, faremo i nostri complimenti a chi vincerà, perché nello sport è così che si fa, finiremo la stagione con un trofeo forse due in bacheca -tre no ragazzi l’ha già vinta il Bayern o il City o forse il PSG- vittorie che i nostri avversari trasformavano in successi epici da festeggiare per giorni e giorni, Milan Lazio Napoli in questi anni ci hanno raccontato della loro bravura smisurata nell’ottenere questi risultati.

Ci sarà da costruire, distruggere rifare, perché quando una stagione va male è obbligatorio fermarsi, riflettere ed agire ma sempre da Juventus, sempre con raziocinio sempre con quel DNA che ci ha portato da due settimi posti, a vincere 18 trofei di fila. Ogni 3000 giorni una battuta a vuoto ci sta, non puoi vincere sempre, l’obbligo che deve imporsi una società come la Juventus è quello di essere competitiva per provare a vincere sempre, questo si possiamo pretenderlo,  e per farlo serve agire da subito e ragionare a mente fredda come solo noi sappiamo fare, queste capacità ci hanno portato ad una grande anomalia: 9 scudetti consecutivi, cosa mai successa nello sport del calcio a livello mondiale, perché noi a conti fatti se ci ragioniamo bene siamo questa roba qui.


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