Se dopo 3000 giorni di giornali radio e Tv siamo tutti un po’ Zampini

di Gianluca Garro |

“4 libri pressoché identici, cambiando solo titolo e nomi dei protagonisti. Finale sempre uguale”. Così recita la bio su Twitter di Massimo Zampini. Quel finale sempre uguale, cioè con la Juve che vince manda in bestia milioni di italiani anti juventini, da 3mila giorni a questa parte. Ma fosse solo una questione di tifosi… dopo aver letto il libro di Massimo Zampini emerge la “questione mediatica”. Al nostro Massimo l’argomento interessa, piace, direi ci sguazza. Il racconto di Zampini su questo tema si sviluppa in due capitoli distinti. Il primo è autobiografico, racconta come è approdato alle ospitate sulle TV nazionali dopo un praticantato su radio e tv regionali come TeleLombardia e Radio Radio. Il secondo parte invece dall’assunto di tanti antijuventini per cui i media italiani sarebbero assoggettati al potere (?!) juventino.

UNO JUVENTINO IN TV – Il primo dei due capitoli è di gran lunga più interessante, ma andiamo con ordine. Dal titolo ”Uno juventino in TV” troviamo qui la cronaca dell’incontro casuale con Pierluigi Pardo ad una premiazione organizzata da un’azienda di liquori in Piemonte nel 2014. Zampini ha dapprima un po’ di timore di avvicinare il noto giornalista sportivo circondato per l’occasione da ex giocatori e dirigenti del Torino. A fine cena il nostro trova il coraggio di presentarsi per porre all’attenzione del telecronista alcune sue teorie sul bizzarro e anti juventino mondo del giornalismo pallonaro italiano. Per la precisione Zamp fa luce sul fatto che se viene invitato nella stessa trasmissione un rappresentante della tifoseria delle principali squadre di serie A quando si parla di Juve la situazione diventa per esempio 6 o 7 contro 1. Giusto, no?

Più che altro troviamo strano che Pardo poi addirittura inviti quel rompiscatole di un dopo cena ad una puntata del suo Tiki Taka, facendolo diventare ospite fisso. Ma Massimo è bravo e soprattutto dimostra di aver compreso il meccanismo di queste trasmissioni e di come uscire vivo contro i “soliti noti” (Pistocchi, Ziliani, Varriale, ecc tanto per non fare nomi) e contro simpatici tifosi avversari o neutrali. Ecco un altro punto importante, l’efficacia degli interventi nella tenzone dialettica della “fanga del tifo più sbracato” come dice giustamente Sandro Veronesi nella sua prefazione. Zampini in questo usa il suo metodo, spiegato da par suo sempre da Veronesi ma lo fa lavorando da sopraffino farmacista, centellinando e pesando gli argomenti, eliminando le “castronerie” e utilizzando argomenti che possano far male agli interlocutori.

LA BUFALA DEI MEDIA JUVENTINI – Abbiamo detto che c’è un secondo capitolo in cui Massimo si occupa di comunicazione, anche se, ripetiamo, tutto il libro è anche ripetutamente un disclaimer di come viene trattata la Juve e di conseguenza i suoi tifosi nel mondo dei media sportivi. Qui Zampini smonta in maniera efficace l’assioma che la Juve controlla i media, come i “soliti noti” e i tifosi avversari asseriscono da anni. E’ così a partire dalle telecronache di Caressa e Bergomi fino ai giornali sportivi tranne Tuttosport. Alla base delle scelte dei media dice Zampini ci sono il tifo degli addetti ai lavori – è il caso purtroppo, di Rai Sport – ma anche dei ragionamenti di marketing. Qui si fa aiutare da una metafora elettorale: gli juventini seppur possano rappresentare il 30% di un elettorato perderebbero in qualunque ballottaggio per 70% a 30% perché tutti gli altri si alleerebbero contro di loro. Perché nel caso delle dispute sul fatto che la Juve ruba la pensano tutti allo stesso modo essendo la squadra bianconera il solito guastafeste che non permette quasi mai ai tifosi avversari di provare una gioia. E’ questo il meccanismo per cui hanno successo i “soliti noti” soprattutto sui social. Ergendosi a paladini dell’anti juventinismo sono idolatrati da tutte le tifoserie avversarie. Questa “comunicazione” paga, in termini di like, di visibilità, di eventuali posti da ricoprire, ospitate da ottenere, libri da vendere.

E NOI? – Zampini ci racconta l’anti juventinismo, che oggi purtroppo, dopo 9 scudetti consecutivi si è fatto discorso principale nelle trasmissione sportive calcistiche, con poche eccezioni (Cruciani, tacciato di essere juventino pur professandosi laziale, solo perché non ha un atteggiamento ostile nei confronti del mondo Juve. Così come Sabatini o come Repice).
E’ un atteggiamento piagnone il nostro? Chissà, forse, ma è necessario. Ci si può fermare a “endorsare” Zampini sui social, ma forse non basta.
Bisogna dire le cose come stanno: e le cose stanno che c’è bisogno di una sterzata nel “difendere” le ragioni juventine. C’è bisogno di riequilibrare il racconto. Ma non possiamo aspettarcelo dalla Società Juve che porta avanti una strategia molto sabauda ma efficace, fatta di silenzi e di precisazioni secche solo se si tratta di qualcosa di rilevante.
Bisogna richiedere un atteggiamento diverso ed equo e bisogna che tutti noi diventiamo dei piccoli Zampini, magari con la sua stessa ironia e autoironia (anche se è difficile perché lui in questo è maestro) ma non si può più abbassare la guardia e in questo l’azione quotidiana di un sito come Juventibus è molto importante. E ammettiamolo è anche divertente, siamo tutti innamorati della Juve, ci viene facile.


JUVENTIBUS LIVE