3000 giorni con la Juve campione d’Italia, l’epopea moderna della Juventus ha trovato il suo Omero

Non esiste epopea, per quanto grande e gloriosa che sia, che non elegga un suo cantore, un suo aedo, un suo osservatore privilegiato in grado di viverla in prima persona, coglierne le essenze e trasmetterle alle folle. E questo ciclo juventino, incredibile quanto irripetibile, incredibile al punto che nemmeno noi tifosi ci rendiamo bene conto della sua portata emotiva, ha da sempre eletto il suo, l’Omero della juventinità dell’era moderna: Massimo Zampini.

3000 giorni con la Juve campione d’Italia (QUI link Amazon per ordinarlo) altro non è se non l’Iliade di questa Juve imbattibile, il poema epico di quasi dieci anni di gloria, dieci anni di cui milioni e milioni di tifosi juventini ricordano tutto, hanno vissuto e condiviso ogni momento, hanno gioito ed esultato in simultanea in ogni parte del mondo, e sempre negli stessi istanti, ben più di rado, hanno pianto per una sconfitta. Ma 3000 giorni non è solo un racconto calcistico, perché come diceva molto saggiamente José Mourinho “chi parla solo di calcio non sa niente di calcio”. L’epopea zampiniana è un affresco, un vero e proprio romanzo d’appendice che ogni giorno cresce di un nuovo momento decisivo, che si tratti di una polemica, di un caso mediatico, di un’esplosione di antijuventinità, di nemici che alle strenuo delle forze provano a reagire contro chi li domina, di una congiura di palazzo, di un caso di calciomercato.

Massimo Zampini riesce in un’impresa complessa grazie all’abilità dello scrittore, e concentra in un unico flusso, sempre avvincente, l’intero immaginario che dal calcio diventa spettacolo – i personaggi, i tormentoni, le verità mediatiche, le trame alle Game of Thrones – fino ai momenti fatidici in cui ritorna a essere agone sportivo e solo la verità del campo, che è (quasi) sempre la stessa con la Juve che vince.

Da qui, la forza romanzesca del libro e la sua unicità.

La Juventus in Italia è un po’ come Israele in pieno Islam, un universo radicato eppure estraneo: un oggetto di amore assoluto e fede quotidiana per gli juventini, un nemico da odiare (sportivamente e non) per tutti li altri. Nessuno meglio di Massimo Zampini, sin dai tempi di Calciopoli, ha saputo raccontare questa convivenza difficile, questa battaglia fuori dal campo, questo accerchiamento accentuato dal fatto inequivocabile che da più di 3000 giorni la Juve vince sempre, lasciando alle sue storiche rivali come Milan e Inter, e alle squadre parvenu dell’ultimo ventennio, come Roma, Napoli e Lazio, la miseria di qualche Coppa Italia e Supercoppa Italiana.

Subire l’assedio costante, quotidiano, e venirne fuori in modo trionfale, è uno stato di cose che ogni juventino conosce bene, così come lo stesso Andrea Agnelli ha ribadito in una recente conferenza stampa – “Siamo abituati all’accerchiamento” – ma è anche estremamente difficile e faticoso, tanto che proprio il giorno del nono scudetto, il 26 luglio 2020, momento da cui si parte per riavvolge il nastro e vivere pagina dopo pagina il ciclo dei record, Zampini scrive:

3003 giorni che gli altri vedono vincere sempre e soltanto noi. Se sono stanco io, figuriamoci loro.

È il grido di battaglia: da questo momento il lettore è catapultato in un carnevale rabelesiano che è al tempo stesso una tempesta di emozioni, arrabbiature, teatro dell’assurdo, una tormenta piena di attimi di grottesco in un mondo alla rovescia, con il sentimento anti-Juve che sovverte tutte le categorie logiche e le certezze del vivere civile. Un travolgente succedersi di perle di attualità impazzita ma anche, grazie al cielo, di meravigliosi gesti tecnici che portano a imprese calcistiche. Un lungo inno decennale alla magia dello sport e quindi della vita grazie a cui tutto il campionario di sentimenti legati al calcio, dalla gioia pazza alla risata, è rappresentato. Un tornado sempre a tinte bianconere.

Si comincia dalla prima gara del ciclo Conte allo Stadium, con gli eroi di quella Juve pugnace, intrepida e irriducibile, e poi in apnea per nove, lunghi, magnifici anni. Troppi i momenti indimenticabili per elencarli tutti, tra il serio e il faceto, tra l’esplosione di felicità e qualche delusione (diciamoci la verità, solo una grande caduta a Cardiff), tra il comico e l’incredibile. Per cui ecco, in ordine cronologico, la mia top ten di attimi di godimento straordinariamente raccontati da Zampini con ironia, lingua tagliente e l’abilità tutta sua di creare vie d’uscita in autostrada, e in carrozza, tra le coorti di nemici che assediano.

  1. Il cemento dello Stadium pronto a sbriciolarsi
  2. Il pareggio del Cesena
  3. Il ritorno di Zeman con la Juve che lo distrugge sempre in 10 minuti
  4. Il gol di Zaza all’88esimo
  5. L’acquisto del pipita Higuaìn
  6. Il nuovo logo copiato dai polacchi dello Jagellonia
  7. L’arrivo del santo Var che avrebbe finalmente cambiato le gerarchie in campo
  8. Il “letteralmente mai” di Repice che sancisce la vittoria a San Siro e il settimo di fila
  9. L’arrivo del Re Cr7
  10. L’Inter che fa di tutto per rimandare la gara allo Stadium e poi perde 2-0 la gara scudetto

Ogni tifoso, ogni lettore, avrà molta difficoltà a creare la propria hit-parade, nel subbuglio di emozioni e ricordi che la narrazione zampiniana innesca. Ma allo stesso tempo, come Zampini sa bene e come dimostra la scelta di utilizzare l’io narrante, e come ricorda l’inno della Juventus – dove tu arriverai, sarà la storia di tutti noi – questo ciclo juventino è anche parte integrante della vita di ogni tifoso, il quale – miracolo del tifo e dell’appartenenza calcistica – delle vicende della propria squadra non è mai solo spettatore, ma protagonista assoluto.

E leggere 3000 giorni con la Juve campione d’Italia, anche se prima o poi questa serie di vittorie è destinata a interrompersi, è il modo migliore per vivere e rivivere il proprio amore insostituibile, eterno, viscerale, per la Juventus.


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