3 minuti per capire la Juve

di Riceviamo e Pubblichiamo |

 

2 minuti e 50 secondi: nemmeno una canzone dura così poco, eppure sono bastati per ribaltare un destino segnato e far capire cos’è la Juve. Nemmeno tanto cinico e baro, visto che sì, c’era quel rigore, ma il Tottenham meritava ampiamente.

Dalla delusione alla gloria, in 3 minuti. Dopo un’ora di disastro, centrocampo disastrato ad aprire varchi a quelli di Pochettino, manovra disastrosa e fare il solletico agli Spurs e disastrosa addirittura la difesa, con Chiellini portato a spasso e Buffon già in ginocchio sul goffo tiro vincente di Son.

Il trio Matuidi-Pjanic e Khedira per un’ora ha:
– bisticciato col pallone (Blaise),
– sputato 3 polmoni ad inseguire più che costruire (Miralem),
– vagato come un fantasma (Sami).

Un’ora di Juve con Douglas Costa a sprazzi e fiammate, e 10 comprimari.

Serviva qualcosa, urgeva un cambio radicale. Allegri però si girava in panchina e chi aveva lì? Non la verve di Cuadrado o i colpi di Bernardeschi, non la grinta e le zuccate di Mandzukic e nemmeno il Marchisio che fu, solo Lichtsteiner e Asamoah.

Già, Lichtsteiner e Asamoah. I due terzini del 2014, assieme ai due centrali di quella prima Juve di Allegri.  Ma come? Siamo sotto, nel gioco e nel punteggio, dobbiamo segnare e arginare centralmente gli inglesi e Allegri mette LICHT e ASAMOAH?

Allegri spagina e spariglia, allarga il campo, amplia la manovra, scompagina la difesa di Pochettino e sottrae il pallone dal centro della scena, lì dove i nostri non la vedevano mai.

E così Licht prende a stantuffare, Asa a macinare il campo e soprattutto davanti è tutto più ordinato, con Costa e Sandro che costringono i loro terzini a rinculare e appoggiano la manovra e Dybala più vicino ad Higuain. Perfino Pjanic e Khedira sembrano alleggeriti dall’inutile e frustrante lavorìo al centro del prato di Wembley.

3 minuti e la Juve dà scacco matto. 3 minuti e 2 gol.

Quando la tattica non è spettacolo o belgioco fine a sè stesso ma maestria nel vincere le gare, quando serve e come è doveroso fare. E’ stata una lectio magistralis di Allegri: Licht inizia l’azione del gol di Higuain, Asa allarga le maglie per consentire la verticalizzazione di Chiellini su Higuain che fa involare Dybala verso l’1-2. Poi la porta si blinda.

Tre minuti per incoronare Mister Halma a Re della lettura della partita. Un Re umile, che ammette i propri errori (Barzagli terzino?), rimedia in corso d’opera e lascia “i complimenti ai giocatori” e che, per la terza volta in 4 anni, riporta la Juve dove merita, fra le 8 più forti d’Europa.

Maestro di letture ed efficacia, ma al momento la maestria di Allegri latita su altri aspetti del gioco Juve, soprattutto le uscite dal basso, la velocità di manovra e il controllo del pallone in mezzo che dovrebbe poi generare una produzione offensiva superiore rispetto alle poche palle gol pure trasformate in modo ipercinico dai nostri attaccanti.

La Juve è in un momento di straordinaria efficacia eppure in difficoltà: senza pedine fondamentali per il progetto europeo (Cuadrado e Bernardeschi in primis), con una forma fisica non perfetta di chi gioca troppo (Benatia, Khedira, Pjanic) o chi e appena rientrato (Matuidi, Higuain, Dybala).

In Europa si rigioca tra un mese, vedremo a quel punto la Juve quanti progressi sarà riuscita a fare.

Intanto, “più sanguina e più diventa forte”, nelle parole di Buffon, nella sofferenza iniziale e nella rivalsa finale del 37enne Barzagli, nelle tante panchine e poi nel riscatto di Lichtsteiner e Asamoah e nell’acciacato Higuain, con caviglia dolorante e scarsa benzina che fa alla perfezione i due gesti tecnici che ci portano avanti

La Juve in 3 minuti. Concetto meraviglioso.

 

di Federica Marzano