3 buoni indizi europei per Cardiff

di Willy Signori |

cardiff finale 2017

Manca una partita vera alla fine di questa stagione memorabile, nel senso che non potremo togliere dalla memoria.
La gita a Bologna è divertente come una colonscopia: fastidiosa ma obbligatoria.
Il chiodo fisso si chiama finale di Champions’ League e l’unico luogo geografico che abbia veramente senso da qui al 3 giugno è Cardiff, Galles.

La sensazione di potercela fare si mischia ai sogni con cui ti risvegli la mattina (abbiamo sognato, sogniamo e sogneremo la partita da qui a sabato prossimo un centinaio di volte a testa) ai conti con la cabala che ti fa pensare che stavolta è il tuo turno, alla paura di perdere nuovamente.
Insomma ci dobbiamo abituare a sta “febbretta” che da qui al 3/6 ci farà compagnia, e non esiste paracetamolo in grado di abbassarla.

Cosa fare quindi?
Esaminiamo 3 partite di CL che ci possono far guardare alla sfida col Real con ottimismo e speranza:

 

18/10/2016 Lione-Juve

Il periodo è così così: vittoria larga a Empoli a inizio mese poi un 2-1 in casa con l’Udinese sofferto, risolto solo da due calci da fermo di Dybala, una punizione e un rigore.
La partita in Francia è complicata, il Lione inizia forte, pressa e correre insomma la vuole vincere.
Al 35 del pt le cose si mettono male: un abbraccio reciproco in area juventina tra Bonucci e Diakhaby porta al rigore in favore dei francesi con annesso giallo per il difensore bianconero. Sembra l’inizio della fine, invece comincia la partita capolavoro di Gianluigi Buffon: para il rigore di Lacazette, nel secondo tempo seguono altri due interventi miracolosi, oltre l’umana comprensione che tengono il risultato sul pari.
Nel frattempo le cose si complicano ulteriormente: Leminà lascia la squadra in 10 per doppio giallo dopo 10′ del secondo tempo.
A 15′ dalla fine l’episodio che cambia il risultato: Cuadrado, in campo da 7 minuti si inventa una delle sue fughe, un guizzo, “atto e azione” alla Carmelo Bene, gol.
La partita finisce 0-1 in un misto di solidità, esaltazione delle qualità dei singoli, capacità di tenere, piegarsi senza rompersi, colpire l’avversario forte da tagliargli le gambe. Qualità fondamentali per chi vuole arrivare in fondo.

 

11/04/2017 Juve-Barcellona

Ci sono partite che valgono qualcosa di più di quello che c’è sul piatto. La sfida coi marziani del Barca, coi 3 davanti che segnano a ripetizione vale più del passaggio ai quarti. È la porta d’ingresso nell’élite del calcio mondiale, è il passaggio da semidio a dio.
La Juve ci arriva avendo superato agevolmente il Porto e col campionato in controllo. I blaugrana arrivano dalla remuntada epica e romanzata contro la banda di Emery, sembra impossibile non prendere gol, eppure Allegri nei giorni che precedono la sfida lo fissa come obbiettivo realistico e ci credono anche i suoi.
La Juve parte solida, concentrata, attacca gli spazi e mette in difficoltà la difesa non perfetta di Luis Enrique, stressa il suo centrocampo a cui manca Busquets per squalifica.
I primi 20 minuti sono qualcosa di epico: Dybala colpisce 2 volte col mancino, che è anche il piede del vero alieno argentino che gioca dall’altra parte. In mezzo il solito miracolo di Buffon su uno scambio da mandare in loop infinito tra Messi e Iniesta.
La Juve non ha paura, gioca la sua partita, rallenta ma non si ferma, vuole segnare ancora e dopo aver spreca trova il 3-0 con Chiellini, da corner.
Il Barcellona dei mostri, della MSN riesce a tirare solo 3 volte in porta, Dani Alves è dalla parte giusta e si esalta. È la partita perfetta, oltre ogni aspettativa realistica. È la partita della consapevolezza che consacra la squadra e allenatore ai massimi livelli europei: da qui in poi nulla è precluso.

 

03/05/2017 Monaco-Juve

Confermarsi non è mai facile. Sul tabellone delle semifinali il Monaco di Jardim è la rivelazione, pro e contro.
Dopo aver eliminato il Barcellona sulla squadra grava il peso di dover dimostrare il proprio valore.
A Montecarlo la Juve dimostra di essere matura: partita attenta, rischi limitati a parte qualche fiammata iniziale, poi L’AZIONE per eccellenza: il tacco di Dybala bello e utile, Higuain palla a Dani Alves che la porta avanti, entra in area, altro tacco per il Pipita che segna. Un gol strepitoso per una delle azioni più belle della stagione e di sempre. Alla faccia del brutto gioco.
Continua il gioco di controllo, la Juve spinge come un pistone aumentando la pressione e schiaccia il giovane Monaco: quando l’orologio fa il sessantesimo giro Dani Alves (che gioca una partita da cinema) mette in mezzo per Higuain, marcato male da Glik, gol.
0-2, finale in ghiaccio e zero rischi. È la partita della maturità, di chi gioca sapendo quando e come colpire.
I giocatori del Monaco a fine partita parleranno di concentrarsi sul campionato, come se non ci fosse il ritorno da giocare: il messaggio è arrivato forte e chiaro.

 

Solidità, consapevolezza, maturità.
3 partite, 3 qualità che serviranno a Cardiff, sperando di poter tornare ad alzare quella coppa, come 21 anni fa, consapevoli come allora di vivere in un tempo straordinario come questa Juve che abbiamo il privilegio di vedere.