3 incognite che ci lascia la notte di Wembley

di Willy Signori |

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Siamo ancora più o meno tutti in hangover da mercoledì sera dove abbiamo fatto “all’amore” con la Coppa nel senso più fisico del termine in un estenuante dentro/fuori durato 95 minuti, ma col passare delle ore inizia a scemare l’euforia, cala l’adrenalina e si riesce (almeno per il sottoscritto) a rivedere la partita con occhi più distaccati …

Siamo tra le prime 8 d’Europa, è bello ripeterselo, la Juve ha mostrato una resilienza (termine abusato in passato e ripescato ieri da Di Francesco) non comune che ricorderemo con piacere misto a dolore per quello’1% che manca all’altro 99 ma ci sono dei punti interrogativi che rimangono.

Eccone 3:

Punto interrogativo N°1: Buffon
Non è un problema, perlomeno non ancora, ma a certi livelli alcuni errori diventano fatali e senza possibilità di recupero.
Tra andata e ritorno il Tottenham ha goduto di alcuni cadeaux (almeno un paio grossi) gentilmente offerti dal nostro numero 1.
Gli Spurs non ne hanno saputo approfittare fino in fondo, ma altri dalle maglie bianche, e non solo, che saccheggiano il continente potrebbero non essere così magnanimi dai quarti in poi.

Punto interrogativo N°2: il modulo ibrido
Tema già affrontato da Davide Rovati qua la Juve ha giocato con un simil 352 in possesso e un 442 in difesa, con Barzagli che allargava a destra e Alex Sandro che scendeva a fare il quarto di sinistra.
Questo ha lasciato Chiellini in balia dei movimenti di Kane che lo hanno mandato fuori giri spesso (Giorgio si è salvato con l’esperienza ma il primo tempo è stato come inseguire una Ferrari con una panda 30) e sulla propria fascia sinistra il Tottenham ha creato il vero mismatch dei primi 60 minuti: Son contro Barzagli, che si risolverà soltanto col cambio definitivo di modulo del secondo tempo e l’ingresso benedetto di Lichtsteiner.
A questo si aggiunge la scarsa dinamicità della difesa bianconera che quasi mai accorciava su un centrocampo dirottato altrove dai satelliti di Pochettino e che si svuotava lasciando la squadra lunga, situazione ideale per favorire gli inserimenti di Alli ed Eriksen, e qui si viene al terzo punto;

Punto interrogativo N°3: il centrocampo
All’andata Dembele aveva fatto il comodo suo nel centrocampo nostro.
Al ritorno Allegri ha cercato di ovviare (e parzialmente c’è riuscito) incollandogli Khedira, Pjanic è stato seguito e limitato da Dier e Matuidi finiva spiaggiato seppur volenteroso molto largo sulla fascia sinistra.
In questo modo le principali caratteristiche del terzetto di centrocampisti bianconeri sono state anestetizzate limitandone l’efficacia e incanalando l’energia in un attività poco produttiva: come avere un francobollo da collezione e usarlo per la cartolina dal mare.
Il passaggio al 4231 ha disorientato il Tottenham e reso la circolazione del pallone più fluida ma ancora una volta ci siamo trovati estremamente in difficoltà in una zona fondamentale del campo col rischio concreto in futuro di perdere molto più di una partita se incalzati come abbiamo visto nei primi 60 minuti mercoledì sera.