Il 3 Giugno e la Parotite Epidemica

di Riceviamo e Pubblichiamo |

3 giugno

A 12 anni ho avuto la Parotite epidemica, ossia gli orecchioni. Gli amici, al bar del Giambellino, mi dicevan che assomigliavo a Dumbo (ebbene sì, ho avuto un’infanzia da bar, di cui vado fiero). Era Maggio, e da poco era uscito dal terzo raggio, il Cerutti Gino, che non sgobbava mai. Anche se questa è un’altra storia. Io, invece sgobbavo eccome, gobbo com’ero e come sono. Ma gli orecchioni non mi davano pace. Le mie grandi orecchie rosse, la sera del 22 Maggio, facevano a gara con le sue orecchie. Grandi, lucenti, sensuali grandi orecchie (ad ognuno il suo feticcio; ad ognuno le sue perversioni, anche, e soprattutto, a 12 anni). Ricordo un’orgia di orecchie quella sera. Le mie, quelle di Vladimir, quelle di Edwin e le sue. Vladimir che si avvicina al dischetto, fa un ghigno un po’ così, del fumo che invade l’inquadratura, il tiro alla destra di Edwin e la festa, con Gianluca che la afferra per le orecchie e la fa sua, la fa nostra.

Fortunatamente non ho più contratto la Parotite epidemica, che in età adulta può avere conseguenze ben più gravi. Ma dopo il 28 Maggio del 97, il 20 Maggio del 98, il 28 Maggio del 2003 e il 6 Giugno 2015, mi ero quasi convinto che avessimo vinto quella maledetta/benedetta Coppa, grazie a me, o meglio grazie a miei orecchioni. Quindi fui assai felice, a fine Maggio, quando dopo qualche giorno di febbre, mal di testa e dolore alle orecchie, il medico mi disse: “Ha contratto la parotite epidemica”. E’ fatta! E’ nostra! Ho gli orecchioni! Non può essere una semplice coincidenza! Il medico, vedendo la mia espressione ebete e felice, mi riprese avvertendomi che in età adulta, i rischi sono assai maggiori: “La Parotite epidemica nell’adulto può evolvere in meningite e pancreatite”. Chissenefrega! Il 3 Giugno vinciamo la Coppa! Ma il medico, si era scordato di avvertirmi di un’altra possibile evoluzione che scoprirò solo a posteriori, il giorno dopo l’ennesima finale persa.

Oggi, 4 Giugno, mi sento male. Dolore su dolore, dopo il 4 a 1 della sera prima. In Pronto Soccorso mi fanno il prelievo del sangue e dopo la visita, il medico, con il supporto delle analisi, diagnostica: “Lei ha l’Orchite, è una possibile evoluzione della Parotite epidemica”. Vaffanculo! Lo sapevo! Per chi di voi non l’avesse mai avuta, l’Orchite è un’infezione dei testicoli, In altre parole avevo due coglioni grossi così! Vaffanculo! Non poteva essere una coincidenza! La mia Parotite ci ha fatto vincere la Coppa nel 96. La mia Orchite ce l’ha tolta contro il Real. Chiedo venia, ma gli orecchioni danno, gli orecchioni tolgono. Ero così sicuro che nemmeno le avvisaglie del Sabato pomeriggio mi avevano distolto dalla mia convinzione. Le due palle rosse, dolenti e giganti, avrebbero dovuto mettermi sull’allerta. E la sconfitta è stata, per me, ancora più dolorosa. A mia discolpa, famiglia bianconera, devo dire che qualche dubbio mi sarebbe venuto se mi fossero venute le emorroidi. Ma a vene del culo, andava (ripeto, andava) tutto bene. Ma se l’assenza delle emorroidi e il decorso positivo dell’Orchite, in qualche modo, hanno reso meno amaro il 3 Giugno, resto fermo sulla mia idea. Gli orecchioni del me dodicenne, ci hanno fatto vincere la Coppa. E allora ritorno a quella sera del 96, a quella orgia di orecchie. Tutt’a un tratto un pensiero mi assale e mi rattrista. Un pensiero che consolarci non può ed anzi spaventa. Da quella sera del 22 Maggio, Edwin, il portiere dalla grandi orecchie, quello che ha visto, dalla parte opposta, il nostro ultimo trionfo, è l’ultimo numero 1 bianconero ad aver sollevato al cielo un trofeo internazionale: la Coppa Intertoto. E l’incubo si materializza. In 20 anni, non abbiamo più sollevato quella Coppa, ma abbiamo avuto il portiere dalle grandi orecchie che ha sollevato la Coppa del Criptorchidismo orchitico (dateci un’occhio). Nel frattempo, mi tocco le palle. Sono ancora due. Come le nostre Coppe. Non può essere una coincidenza. Ah, almeno gli amici al bar del Giambellino, non solo nel futuro, mi dicon che son duro. Chi vuol capire capisca.

 

Di Andrea Favarin

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