3 cose da migliorare per triturare le partite

di Davide Rovati |

Sarri non vuole “gestire le partite” vuole “aggredirle, triturarle!

Le ultime due gare casalinghe ci lasciano una Juve diversa da quella che aveva dominato SPAL e Leverkusen. A tre giorni dal 2-1 contro il Bologna, col tema sarriano delle gare da “triturare”, abbiamo visto una Juve faticare in uno degli scenari più difficili in assoluto, soprattutto per una squadra poco rodata: i rivali vogliono strapparti un punticino e si ritrovano sopra di un gol.

Sono partite che, soprattutto nei gironi di UCL, hanno creato grattacapi alla Juve degli ultimi anni, come in Juve-Sporting 2017 (2-1 dopo un autogol di Alex Sandro) o la rimonta contro l’Olympiacos (3-2) nella partita che poteva interrompere prematuramente la cavalcata verso Berlino.

A differenza di quelle gare però, la Juve ha tenuto la palla dal primo all’ultimo minuto, riuscendo a recuperarla alta ogni volta che la Lokomotiv provava a uscire con un primordiale palleggio, e Szczesny non ha vissuto reali pericoli al di fuori dell’unica sortita in cui i russi hanno trovato il gol del vantaggio.

Juve in controllo ma lontana dalla squadra che vuole Sarri. Si possono identificare tre aspetti di criticità su cui lavorare per arrivare davvero a triturare le gare in cui la superiorità tecnica va tradotta in un risultato rotondo:

 1. L’ATTACCO DELL’AREA 

La Lokomotiv si proteggeva centralmente con 6 giocatori fra centrali di difesa e centrocampisti. La Juve ha cercato di attaccare questo blocco basso con due strategie: lo svuotamento dell’area per costruire trame centrali con il palleggio; i cross di Cuadrado dopo un 1vs1 in isolamento o una triangolazione veloce. Questo scenario non è cambiato con l’ingresso di Higuain, con la Juve che ha continuato a insistere su questi due temi. Nessuna delle due soluzioni ha funzionato bene, la prima perché la densità centrale dei russi ha ridotto al minimo i margini di errore tecnico nelle combinazioni palla a terra, la seconda perché gli attaccanti sono stati sovrastati dai difensori sulle palle alte e si sono divisi male l’area sui cross rasoterra. Non è un caso che la partita sia stata decisa da due tiri da fuori ben costruiti, quando la Lokomotiv era talmente schiacciata nella sua area da non riuscire più a portare la giusta pressione oltre i 20 metri. Nonostante i famosi 28 tiri prodotti, la Juve ha dato un’impressione generale di sterilità e scarsa varietà di soluzioni nell’ultimo terzo di campo.

 2. INCAPACITA’ DI CAMBIARE RITMO  

L’ha detto Sarri: “siamo partiti a 10 all’ora e abbiamo finito a 10 all’ora”. La circolazione del pallone è stata lenta e periferica, merito anche della disposizione e dell’aggressività dei russi, ma demerito di chi doveva farsi trovare fra le linee che si è mosso poco e male. Bentancur bocciato da trequartista, Khedira e Matuidi davvero poco incisivi: se il palleggio non va ai giri giusti, questa squadra non ha giocatori che possono dare il cambio di passo. Conseguenza inevitabile appoggiarsi così tanto su Cuadrado.

 3. INTERPRETAZIONE DI BONUCCI E DE LIGT  

I due centrali difensivi hanno giocato forse la partita peggiore di questo mini-ciclo che li ha visti assoluti protagonisti. Nell’occasione del gol, de Ligt buca l’intervento sul rinvio del portiere, generando un 2vs3 gestito poi malissimo da Bonucci. Nota a margine, la situazione è pressoché identica alla giocata dal rinvio del portiere che rischiava di costarci il pari al 90’ di Juve-Verona. Al di là dell’episodio, a preoccupare è stata la sofferenza di entrambi i nostri centrali contro Eder, un “pennellone” che ha vinto duelli, preso falli, fatto respirare la squadra. La Lokomotiv non aveva alternative al lancio lungo per risalire il campo, i nostri centrali avrebbero dovuto prendere le contromisure necessarie per tagliare questi rifornimenti, che invece sono stati un tema costante dei primi 70’ di partita.