3 cose da migliorare in vista degli ottavi di Champions

di Federica Zicchiero |

Un anno fa, di questi tempi, facevo il mio esordio su Juventibus. Nel corso di questi 12 mesi la Juventus è cambiata, negli uomini e nella veste tattica. E sono cambiata anche io, nel modo di vivere e leggere le partite. Mi sia concesso ringraziare brevemente tutti gli amici e le amiche di JVTB per il pezzo di strada che abbiamo condiviso fin qui.

 

Ma veniamo a noi. L’urna di Nyon ha sorteggiato il Tottenham come avversario per gli ottavi, regalandoci una trasferta a Londra che mancava dal settembre 2012 (2-2 in rimonta col Chelsea campione in carica). Poteva andarci peggio, ma gli Spurs non sono un avversario da sottovalutare: nel girone sono riusciti a mettersi alle spalle il Real, battendolo nettamente a Londra e pareggiando a Madrid. Se vorrà passare il turno, la Juventus dovrà non solo confermarsi ma dimostrare di saper crescere. Lo score bianconero nella fase a gironi recita: 3 vittorie, 2 pareggi, 1 sconfitta. Con 5 goal subiti (e qui pesa il 3-0 di Barcellona) e pochi segnati (7, ma fino alla quinta giornata erano appena 5). E soprattutto con la prima affermazione in trasferta arrivata solo all’ultima giornata (netto il gap rispetto all’anno precedente: tutte vittorie in trasferta per la Juve, fino allo 0-0 del Camp Nou).

 

Bene ma non benissimo, quindi. Sorvolando sulla sconfitta a Barcellona nella prima giornata (una trasferta complicata arrivata troppo presto e affrontata con tante defezioni), ci si poteva aspettare di più dai vice-campioni d’Europa. Sia come risultati sia come prestazioni. Per quanto riguarda queste ultime, in particolare, sono da evidenziare le brutte figure fatte contro lo Sporting e l’impressione di essere in totale balia dell’avversario data anche al ritorno in casa con il Barcellona (dove i blaugrana parevano quasi giocare come il gatto col topo). Certo, le attenuanti non mancano. Sappiamo che i primi mesi della stagione non sono i migliori per le squadre di Allegri: lo conosciamo da quattro anni, c’è poco da stupirsi. Le squadre di Acciughina partono come un diesel per poi accelerare da dicembre e trovare la forma migliore in primavera. Sappiamo inoltre che l’inserimento dei nuovi è graduale e gli esperimenti tattici propedeutici al raffinamento del gioco. L’obiettivo minimo europeo era il passaggio agli ottavi, e Allegri l’ha centrato. Ma dagli ottavi in avanti la Champions diventa quasi un’altra competizione. Non ci sarà più tempo per gli esperimenti, bisognerà farsi trovare pronti e tirati a lucido. Affrontare il Tottenham (solo 4 reti subite e ben 15 fatte nel girone) non sarà uno scherzo. La Juve vista finora non basterà più.

 

Quali sono quindi gli aspetti che il mister dovrà migliorare in vista degli ottavi? Provo a individuarne tre.

 

1) La forma psicofisica dei singoli. Entro febbraio (e speriamo anche ben prima) Allegri dovrà recuperare alcuni uomini importanti. In primis Dybala, Khedira e AlexSandro, apparsi ben lontani dalla forma migliore. L’involuzione fisica del tedesco è preoccupante, la svagatezza del brasiliano fastidiosa. Ma sarà soprattutto Dybala a essere chiamato a quel salto di qualità che tutti ci aspettiamo da lui in ambito europeo: dopo la notte di aprile in cui ha schiantato il Barcellona con una splendida doppietta, l’argentino non si è più espresso su quei livelli e anzi ha deluso le attese. Recuperare il miglior Dybala sarà uno degli imperativi categorici per Max Allegri. Al mazzo aggiungerei anche Marchisio e Marko Pjaca: se pienamente recuperati, ottime alternative a centrocampo e in attacco.

 

2) Le prestazioni del collettivo. Sul piano tattico non credo che quest’anno ci sia bisogno di rivoluzioni o conigli dal cilindro. Il gioco migliorerà con la forma fisica e con l’affinamento delle connessioni tra i giocatori, in particolare nel reparto avanzato, che non ha ancora espresso tutto il suo enorme potenziale. Il vero punto della questione non è il modulo (si sa che ad Allegri i numeri stanno stretti), ma l’equilibrio. Dopo che la difesa tutt’altro che imperforabile dei primi mesi aveva fatto venire i sudori freddi a tanti tifosi e dato adito a critiche feroci da parte degli addetti ai lavori, nelle ultime apparizioni la Juve ha blindato la porta (5 clean sheet consecutivi). Ora il doppio compito di Allegri sarà da una parte consolidare l’equilibrio difensivo anche contro avversari europei ben più probanti dell’Olympiacos, e dall’altra scatenare il potenziale offensivo della rosa. L’impressione, per chi ha visto giocare la Juve in questi primi mesi, è di una squadra frenata, che non ha ancora mostrato tutta la sua potenza, nonostante i 41 goal segnati in 16 partite di Serie A. Ma la Champions è un altro paio di maniche, e i 7 goal realizzati nel girone paiono davvero poca cosa rispetto agli score dei grandi attacchi europei. Sotto questo punto di vista faccio due nomi che potrebbero rivelarsi decisivi: Douglas Costa, facilitatore della manovra d’attacco, e Higuaín, da cui ci aspettiamo goal pesanti anche in Europa.

 

 

3) La concentrazione nel corso delle partite. Vorremmo vedere la Juve entrare in campo con piglio deciso, menare le danze e chiudere la partita con autorevolezza. Sia in Italia (fin qui vista solo a sprazzi) sia in Europa (quest’anno mai). E invece – pur con qualche miglioramento rispetto a inizio stagione –, sono ancora molti i blackout, i cali di tensione. Soprattutto al rientro dall’intervallo, come se al posto del te, i nostri avessero bevuto un tranquillante.

 

 

Tre aspetti fondamentali in cui sarà necessario crescere, se si vuole approdare ai quarti di finale. London calling!