25 anni di Champions bianconera in una notte

di Mauro Bortone |

C’è una costante da cui lo juventino non sembra riuscire a liberarsi ogni volta che si parla di Champions League ed è l’amarezza che questa competizione ti lascia addosso. Anni a teorizzare la formula giusta, l’ingrediente necessario, la componente precisa che serva per affrontare in maniera vittoriosa un torneo per andare oltre l’imponderabile e allungare le mani sulla maledetta coppa dalle grandi orecchie.

Il film di Juve-Porto è stata la sintesi “perfetta” in 120 minuti di 25 anni di Champions bianconera: la convinzione di essere più forti dell’avversario, che ti porta a sbagliare approccio e a concedere quel tanto che basta a complicare il pane per dover gestire poi con furia l’inesorabile piega degli eventi (un po’ come nella finale persa col Dortmund); lo scoramento nel vedere una squadra che incassa il gol e non trova la chiave giusta per rimettersi subito dentro la partita; la fiducia ritrovata nella rimonta condotta da Chiesa che ha fatto ripensare per un istante alla notte magica contro l’Atletico e all’energia interrotta dall’Ajax qualche settimana dopo.

O ancora le decisioni arbitrali che, senza voler dar la responsabilità all’arbitraggio, semplicemente nei momenti clou non sorridono alla Juve: un paio di episodi ieri sera e il rigore non fischiato a Ronaldo allo scadere al Do Dragao hanno ricordato i rimpianti per il gol in fuorigioco in una finale col Real Madrid o il mancato penalty su Pogba in una finale col Barcellona, quello su Cuadrado all’andata di un quarto, sempre col Real, e al rigore invece subito nel ritorno all’ultimo secondo utile.

E ancora gli errori marchiani che indirizzano la sfida, quello di Bentancur all’andata e della difesa schierata che regala il bis a Marega, l’ingenuità di Demiral sul rigore e tre uomini in barriera che si aprono sulla punizione beffa con Szczesny che tocca la palla ma non riesce a spingerla fuori.

La fortuna che non aiuta e gli episodi che non premiano: una squadra che arriva sempre con gli uomini non al meglio nel momento decisivo della stagione e in campo il palo di Chiesa, la traversa in pieno recupero di Cuadrado.

È difficile commentare una situazione più complessa di quel che appare o che forse invece è molto più semplice di quel che sembra, perché il calcio stesso lo è. In 25 anni il tifoso bianconero le ha vissute tutte: le eliminazioni senza appello, quelle dolorose e inattese, la sensazione di essere a un pelo dalla gloria per poi ritrovarsi scaraventato all’inferno; giocate magiche in finale con gol di tacco o in sforbiciata risultate inutili al fine del successo finale; portieri che paravano rigori avanzando fino al centro dell’area; quel senso di vuoto e speranza che la Champions regala ogni anno. E che in maniera tremenda destabilizza le attese e fa pensare a una maledizione che perseguita e da cui si fa fatica a liberarsi.