20 punti persi in 2 anni, dove andrà il progetto Pirlo

di Sandro Scarpa |

Marzo 2019. Due anni fa, ma per la pandemia e per il mondo Juve sembrano passato 20 anni. Anzi, 20 punti!

Alla 27° la Juventus di Allegri aveva 75 punti (24 V 3 N), +18 sulla 2°, +10 di questa Inter, +20 di questa Juve, e aveva appena battuto 3-0 l’Atletico Madrid in una delle migliori gare europee di sempre.

Cosa è successo in 2 anni? Come si è passati ad avere 20 punti in meno in campionato e una doppia uscita agli ottavi contro le squadre più “scarse” del lotto?

ROSA

La rosa di Allegri era più “scarsa” di quella di Sarri o di questa di Pirlo?

Vediamole:

 

Rivoluzione: 8 rimasti su 22. La “rivoluzione” chiesta da Allegri effettivamente è avvenuta, ma con tanti errori e con altri mister.

Senatori: Bonucci, Chiellini e CR7 erano più giovani. Ma il primo rotto come ora, il secondo in palese difficoltà e Ronaldo non segnava un gol a partita.

Età/Infortuni: La rosa è stata svecchiata: de Ligt e Demiral, ma anche Arthur, Rabiot, McKennie, sono tutti più giovani di chi c’era due anni fa, così come Morata ha 6 anni meno di un Mandzukic usurato e Chiesa e Kulusevski sono più giovani e sani di Douglas Costa.

Profondità: Tre riserve dell’ultimo Allegri –Spinazzola, Emre Can e Kean– sarebbero forsi titolari con Pirlo. Eppure Spinazzola e Can a Marzo avevano disputato solo una manciata di gare e Kean fu impiegato solo a Scudetto ormai raggiunto.

Insomma, le due rose sono paragonabili e di sicuro tra di loro non ballano 20 punti di distacco. Allora l’abisso (…) di 20 punti dove è stato scavato?

 

PROGETTO PIRLO

E’ facile allineare gli errori commessi da Presidenza, Dirigenza e dai due ultimi Allenatori, così come ravvisare un’interminabile sequela di topiche sul campo quest’anno. Errori che spostano la sottile linea tra Follia&Genio della scelta Pirlo sempre più verso la “Follia”. La fine (lecita) del ciclo Allegri avrebbe dovuto aprire ad un nuovo grande allenatore -poi sfumato-: un Top Coach per un Top Club con ambizioni top.

Se Sarri ha mostrato pregi e lacune sul campo ma un grave deficit nella gestione del gruppo, Pirlo è stato catapultato dall’apprendistato dell’U23 ad una impresa titanica: senza capire o sperimentare si è ritrovato a gestire 40 gare stagionali ogni 3 giorni, tra infortuni, errori, contagi e “sfortunati eventi”. In questo modo, 40 gare dopo, non è riuscito a trasmettere NULLA alla squadra, né gioco, né idee, né equilibrio né capacità di vincere e gestire le gare.

Delle 26 vittorie (su 40 gare), la Juve ha vinto solo 1 volta in A di “corto muso” (il derby). Se Allegri era il re del “corto muso”, Sarri dopo 27 gare aveva vinto TREDICI volte su 21. 13 vittorie di misura contro 1 di Pirlo. La Juve non porta MAI a casa una gara in bilico: Crotone, Verona, Benevento, Lazio, Atalanta e ancora Napoli, Porto, Verona, Benevento. Tutte rimonte subite o sconfitte, a volte con UN solo tiro in porta (Napoli, Benevento). Decine di punti buttati.

Non è sfortuna, non è destino avverso, non è lagna arbitrale e non è nemmeno questione di pancia piena o solo “testa”.

La Juve sbaglia l’approccio o la fase di “gestione” non perché Pirlo non urla come Conte o non lancia cappotti alla Allegri, ma perché la Juve NON SA cosa fare, NON SA come giocare, NON gioca mai con gli stessi 8-9, NON SA aggredire difese chiuse o arginare squadre intense, NON SA reagire agli episodi e NON SA passare a piani alternativi e contromosse.

Dopo aver realizzato 3 gol in 4 gare (Spezia, Lazio, Porto, Cagliari), la Juve inchioda contro il disastrato Benevento perché NON SA come gestire i 4 uomini offensivi tutti in campo, dopo aver giocato col tridente o con tante coppie diverse. Non sa cosa fare. Le gare si approcciano con conoscenze tattiche, gioco e automatismi consolidati. Approcci bene quando come giocare e conosci i tuoi compagni: dove sono e cosa faranno, come fa l’Inter di Conte che dal primo giorno gioca SEMPRE allo stesso modo e SEMPRE con gli stessi 8-9 e appena ha variato l’assetto o ha perso titolari importanti ha concesso valanghe di gol e perso punti.

L’approccio NON è una questione di TESTA ma di CONOSCENZA. Se no diventa solo foga e grinta sporadica.

E’ inutile pensare a cosa sarebbe accaduto con Pirlo avendo 2 mesi di ritiro, avendo da subito de Ligt e Sandro, senza perdere Dybala, Arthur, Morata e Cuadrado per mesi o in gare clou, senza qualche sfortuna arbitrale, con meno gare ogni tre giorni. Erano tutte condizioni note o probabili, la società sapeva che un anno così anomalo sarebbe stata durissimo per un veterano, figuriamoci per un deb. Nella migliore delle ipotesi la Juve avrebbe sfidato l’Inter e sarebbe arrivata ai quarti di CL.

Da lì in poi, la differenza rispetto alla rosa la fa l’allenatore. Può sbagliare zero e non fare danni, può portare 5-10 punti in più o 5-10 punti in meno.

La Juventus invece ha deciso di affidare Ronaldo e una squadra da 500 milioni ad un esordiente. E’ andata finora male con una marea di attenuanti, ma la Juve affiderà di nuovo CR7 e un top club -dopo un mercato “Covid” e un anno deludente- allo stesso esordiente con un anno alle spalle?

Un top club ha bisogno di un top coach. Forse Pirlo lo sarà. Ma tra un anno o tra cinque o mai? Quali sono le evidenze per cui la Juve confermerà o smentirà l’azzardo per il secondo (in realtà terzo…) anno di fila? Semplice: Pirlo in 12 gare dovrà dimostrare due cose.

UN’IMPRONTA, anche imperfetta, ad oggi dissolta dopo sprazzi di Sarrismo, di Gasperinismo e di Allegrismo. Non vogliamo un Pirlismo ma  riconoscibilità. Delle “tesi” di Pirlo non resta nulla: né pressione, né costruzione, né terzini alla Guardiola, né dialogo. Solo un lento tergicristallo con sortite individuali e sporadiche palle gol, centrocampo che non crea né filtra, esterni che non bucano né murano, fino allo strazio dei 62 cross in 120 minuti contro il Porto, tutti sulla pelata di Pepe. Manca l’impronta, sul gioco e sulle gare, la lettura, il contesto, i piani, le alternative, manca anche il parlare alla testa e al cuore dei giocatori. Tutto troppo sfumato.

PUNTI. Pirlo ha 12 gare con 5 big match –Napoli, Atalanta (2), Milan, Inter-. Se il 4° posto è l’obiettivo minimo, tutto può accadere. La Juve in imbarazzo contro il Benevento può capitolare con tutte queste rivali che creano e segnano di più. La consolazione della miglior difesa serve a poco se davanti si crea zero e si concretizza sottozero. Per allenare la Juve non devi solo avere un’idea di gioco e un’impronta sulle gare, devi VINCERE. E se non ci riesci in A dopo 10 anni devi dare la sensazione di poterlo fare in tutte le prossime gare, soprattutto in quelle 5. Se no non sei da Juve, forse sei da Roma. Easy.

Ad oggi Pirlo non è un flop, la stagione non è un tracollo. I tracolli di fine ciclo sono il settimo posto di Lippi senza Del Piero, i flop sono Maifredi, Ferrara e Delneri a 55 punti e 50 gol subiti. Pirlo è uscito male dalla Champions, ma è terzo in A e in finale di Coppa Italia (con Supercoppetta vinta), ma senza un’impronta riconoscibile e senza vittorie sonanti nelle prossime 12 gare che senso avrebbe dargli un secondo anno “normale”?

Quali garanzie di successo avrebbe in più rispetto ad uno Juric o un Nagelsmann, senza scomodare gente da finali di Champions…

Non regge poi la storia dei 3 cambi mister NON da Juve: il Real è ripassato da Lopetegui e Solari per tornare a Zizou, il Bayern da Ancelotti a Kovac per approdare a Flick (per tacere di Chelsea, PSG e Dortmund in stagione).