8 gennaio 1995: Parma-Juventus 1-3. Il manifesto lippiano

di Davide Terruzzi |

Otto gennaio 1995. Prima partita del nuovo anno. Stadio Tardini. Si gioca lo scontro tra le prime due della classifica. Il Parma guida la classifica con un punto in più sulla Juventus (che deve recuperare il derby col Torino). Un campionato aperto, conteso, dopo gli anni di dominio del Milan di Capello. E’ ancora un momento d’oro per il nostro calcio: i giocatori più forti vogliono arrivare in Italia, il movimento nazionale produce calciatori di valore, le squadre sono ricche, gli interessi degli appassionati, e delle televisioni, stranieri sono forti. Le formazioni: Nevio Scala schiera Bucci, Sensini, Di Chiara, Minotti, Apolloni, Fernando Couto, Branca, Baggio D., Crippa, Zola, Asprilla. Lippi risponde con: Peruzzi, Ferrara, Torricelli, Fusi, Carrera, Paulo Sousa, Tacchinardi, Conte, Vialli, Del Piero, Ravanelli.

La prima occasione è il biglietto da visita ideale di quella Juventus. Palla in verticale di Paulo Sousa, Ravanelli che attacca lo spazio, sinistro che finisce di poco a lato. La seconda è il riassunto del primo capitolo del manuale di gioco scritto da Marcello Lippi: gioco profondo, movimenti senza palla, sovrapposizioni. Torricelli ritarda di una frazione di secondo l’impatto col pallone, viene anticipato leggermente da Bucci che subisce un colpo ed è costretto a lasciare il campo. Il primo tempo finisce così. Vibrante, tirato, intenso. Poi arriva il gol del Parma. Difesa della Juventus altissima, pallone nello spazio, inserimento di Dino Baggio, uno che ha sempre fatto male ai bianconeri (facendo perdere anche una Coppa Uefa), destro sul secondo palo. Emiliani in vantaggio. Quattro minuti dopo, al 61′, arriva il gol del pari. Immediato. Cross dalla sinistra, Paulo Sousa dipinge comunque una traiettoria insidiosa, velenosa. Giovanni Galli è disturbato da Couto e Ravanelli. Intervento bucato. Gol. Uno a uno. E la Juventus aggredisce la partita. Non si accontenta. Vuole la vittoria. Al settantesimo, nove giri d’orologio dopo la rete del pari, un gol che è diventato il simbolo dell’era. Lezione pura di 433. Sovrapposizione interna del terzino, Torricelli, apertura per l’attaccante che si apre verso l’esterno, cross di prima intenzione. E poi succede quello che sappiamo a memoria. Tutti. Sia chi l’ha vissuto dal vivo che chi l’ha visto da Youtube. Ravanelli brucia sul tempo Couto e Sensini e fa una cosa pazza. Guardate bene il gesto dell’attaccante. E’ l’unico possibile. Coraggioso. Goffo tecnicamente, magari. Tremendamente efficace, però. Incornata da Penna Bianca. Ed è due a uno. Rimonta effettuata. Fermarsi? E quando mai, la Juventus attacca sempre, con giudizio, può darsi, ma sempre avanti. Ed arriva la terza rete. Ancora il tridente. Ravanelli in verticale per Vialli dentro l’area di rigore, Apolloni in ritardo, gamba del centravanti nettamente colpita. Dal dischetto tocca al numero undici. Tiro centrale che si infila sotto la pancia di Galli (non propriamente fortunato quel giorno). Finisce così. Tre a uno. Juventus che espugna Parma, vola a più due in classifica. Ed è subito una gara consegnata alla storia. Un manifesto lippiano.