I primi 15 anni di Chiellini in bianconero

di Valerio Vitali |

Oggi sono esattamente 15 anni di matrimonio tra Giorgio Chiellini e la Juve. Da quel match del ‘Delle Alpi’ contro il Messina a oggi sono tante le soddisfazioni che il capitano è riuscito a togliersi. Questo filotto interminabile di scudetti, i due cammini in Champions nel 2015 e nel 2017. Numeri personali e collettivi che lo hanno portato ad essere il miglior difensore italiano dell’ultimo decennio.

Senza ombra di dubbio infatti il ‘Chiello’ è stato ed è tutt’ora un punto di riferimento. Alla Juve così come in Nazionale (e la partita di ieri sera contro l’Olanda fa capire anche il perché). Chiellini visto come uomo vitruviano della Juventus. Per il percorso compiuto nell’intero arco di questi tre lustri, ma anche per cio’ che ha dimostrato fuori dal rettangolo di gioco. Una figura chiave non solo per lo spogliatoio ma anche per la dirigenza. Non è un caso d’altronde che solo lui e Buffon (più di Del Piero) siano riusciti ad avere un rapporto così speciale con dirigenza e proprietà.

Tra sali e scendi, tra soddisfazioni (tantissime) e cadute (davvero poche) Capitan Chiellini resta pero’ uomo vitruviano dell’attuale Juve. Sia come aiuto a Pirlo, sia come chiave tattica. Nonostante l’infortunio ai crociati dell’agosto 2019 potesse far temere il peggio e, per alcuni, un ritiro prematuro dall’attività agonistica, così non è stato. Sta sorprendendo tutti per prestazioni e convinzioni. Titolare a pieno titolo dunque, non per “rendita”, ma per meriti acquisiti. Nelle prime due gare di Serie A di quest’anno contro Roma e Sampdoria si è rivisto un calciatore completamente rivitalizzato.

Parlando di Chiellini giocatore si entra nel merito dei più grandi difensori della storia della Juventus. Per trofei nazionali non c’è storia che regga e chissà se le due finali di Berlino e Cardiff possano da sole stabilirne un valore assoluto e complessivo quanto più elevato. Basta davvero poco per tracciare una linea di demarcazione nel mondo del calcio. Vincere o perdere, sta tutto lì. Se quella dannata coppa l’avesse mai sollevata al cielo staremmo qui a parlare forse del più grande “stopper” dell’intera storia bianconera. Il solo fatto pero’ che a 35 anni suonati sia ancora in battaglia, pronto a giocarsela sui campi d’Italia e d’Europa basta e avanza per comprendere pienamente la pesantezza di questa sua maglia numero 3.


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