14 soluzioni di Allegri in Zona 14 (ovvero: mille modi per non fissarsi con il trequartista)

di Luca Momblano |

Non c’è scritto da nessuna parte che il trequarti campo, moderno o classico, creativo o potente, sia davvero il primo punto all’ordine del giorno del calcio pensato (oggi come oggi) da Allegri per l’ulteriore evoluzione della sua Juventus. Ciò che invece pare piuttosto evidente, non solo più riferendosi alle parole concesse ai giornalisti, e poi abusate, dal tecnico è che nel suo pensiero quella mansione di cucitura tra centrocampo e attacco rappresenti in qualche modo lo zenit del concetto di qualità, ovvero tecnica unita all’efficacia, che lo contraddistingue nel modo in cui ci ha abituati ad esporre il calcio.

 

Nulla di rivoluzionario, anzi. Il pensiero di cui sopra ha connotati molto pratici. E tra questi c’è ovviamente l’occupazione della cosiddetta Zona 14 (il quadrato immaginario che c’è in zona offensiva centrale a ridosso della lunetta dell’area di rigore, così numerato dalla scuola seguita da diversi allenatori per la quale uno dei modi più esemplificativi per interpretare il campo di gioco sia, appunto, quello di dividerlo in 18 zone). Anche perché resta un esercizio di stile capire se sullo scenario calcistico globale sia effettivamente più semplice pescare due ali di grossissimo calibro oppure un uomo che sappia fare da riferimento e distribuzione (e finalizzazione, questo vale a 360 gradi).

 

Perché nessuno ha niente contro il 4-3-3, anzi caro allo stesso Allegri, il quale però nella pratica deve fare i conti con le caratteristiche che erano di Tevez e che sono, diverse ma parimenti specifiche), di Dybala e di Morata. Pezzi da novanta, anzi novantuno, per chi sul campo non ha assiomi assoluti da offire ai calciatori bensì paradigmi da modellare (fermi: i principi di gioco ci sono eccome).

 

Perché il 4-3-1-2 non era per forza il punto di arrivo e il 3-5-2 non può essere oggi medicina e ieri veleno e domani si vedrà. Di mezzo c’è, appunto, una zona particolare. Una delle più delicate. Quella che permette di aprire e chiudere come scatolette le difese avversarie, quella che chiama assistenze migliori sia per i laterali che accorrono (senza doverli far lavorare spalle alla porta), quella fondamentale per la circolazione avanzata, quella degli assist che ci fanno stropicciare gli occhi. E tanto altro ancora.

 

Così, mercato di gennaio o meno, la Zona 14 ha già i suoi padroni in casa Juve. O meglio, ha già le sue possibili soluzioni. E guardando il variegato calcio di Allegri, se ne contano (et voilà!) proprio 14…

 

1

Per prime, le cose semplici. Roberto Pereyra nel 4-3-1-2, soluzione sulla carta primaria già nella passata stagione e tanto più dopo l’addio ad Arturo Vidal. Una soluzione di “sfondamento” per i tratti di sprinter e la vocazione a portar palla dell’argentino. Le sua accelerazioni portano palla velocemente in area, di contro fino a prova contraria non si tratta di una soluzione che fa della lucidità sulla scelta della giocata il suo piatto forte. Ricevendo e aprendosi sugli esterni, Pereyra è un’arma per rendere ostica la fase difensiva avversaria soprattutto contro organizzazioni in linea a quattro, che solitamente gradiscono avere a che fare contro interpretazioni più rigide.

 

2

3-5-2, perché è giusto stare sull’attualità che è poi la storia di un lunghissimo ciclo. Con Dybala però. Una volta convinto il giocatore, soprattutto nel suo inconscio, i barlumi sono quelli del 3-5-1-1. Zona 14 per lui in partenza, con licenza di attaccare lo spazio accompagnando da vicino, ma alle spalle, l’azione di un pilastro come Mandzukic. Per La Joya, quella zona significa anche una posizione di tiro micidiale. E per liberarlo la Juve di Allegri spesso articola un calcio più complesso del suo solito.

 

3

In quel 3-5-2 immaginiamo adesso Morata. Ha caratteristiche diverse dall’ex Palermo. Lui ama attaccare lo spazio, nonché ricevere sulla corsa, che vuol dire spesso aggredire la linea difensiva avversaria senza palla. In Zona 14 (con Mandzukic in campo) ci deve andare molto. In questo caso, con ricezione dello spagnolo, le giocate tipiche sono due: dai e vai con un centrocampista o sponda d’apertura per gli esterni e immediato caccia a rimorchio dell’area di rigore. Nel frattempo, davanti alla lunetta deve spingersi (almeno) un centrocampista.

 

4

Succede anche che, a squadra non assestata in avanti, senza possesso consolidato o conquista del baricentro del campo, in quella benedetta zona vitale ci finisca in primis il centravanti. Parliamo di Mandzukic più ancora che di Zaza (per minutaggio, più che altro, ma anche perché più ariete nel senso tradizionale del termine e meno stoccatore solitario). Ragioniamo sul concetto di squadra. Lì il croato deve fare battaglia, sì. All’atto pratico deve spizzare o spondare (con Morata ha senso la prima, con Dybala meno perché l’argentino ha meno atletismo e spunto per andare a prendere palloni aerei nello spazio). La presenza in campo di Cuadrado può esaltare situazioni di difficoltà apparente trasformandole in contropiede anche vecchia maniera. Nulla di male, eh.

 

5

Poi per il momento c’è anche Hernanes. La toponomastica del campo di gioco prima ancora che la dinamica ha già dato in parte il suo verdetto. Però attenzione, chi sistema il brasiliano lì in Zona 14 pensa ai bonus che ne possono venire. Lento nelle rifiniture (mai state il suo forte) perché gli servono quasi sempre almeno due tocchi, Hernanes dovrebbe aggiungere palleggio a palleggio, fare da radar nello smistare soprattutto allargando il gioco o dettando tempi di inserimento agli intermedi. S’è visto poco di tutto questo. S’è visto di più la voglia di mettere in mostra il tiro in porta, altro motivo teorico per cui concedergli un eccessivo lusso come quello di giocare alle spalle dei due attaccanti.

 

6

Ci sono sistemi di gioco che non prevedono l’occupazione diretta della Zona 14. In fondo, non si tratta della pietra filosofale. La situazione la si ha sotto gli occhi con un ritorno tattico stabile al passato. La fase è questa ed è esaltante. Una delle soluzioni preferite da Allegri in gare dal presunto equilibrio è quella di alzare in Zona 14 uno dei due intermedi, solitamente quello opposto rispetto alla zona di gravità dell’azione. I nomi li conoscete. E vale per tutti, anche per Sturaro.

 

7

Non capita così spesso rispetto ai grandi ricordi del triennio di Conte. Ma succede anche che, in casi di pressione prolungata o di manovra molto articolata, sia l’uomo davanti alla difesa a raggiungere la Zona 14. Sono le volte in cui si nota Marchisio molto schiacciato sull’area avversaria. Ricerca del tiro, luogo di passaggio per cercare l’ampiezza oppure, più spesso, anche la scelta di tornare indietro con la sfera e far ripartire l’azione. Proprio per non farsi trovare sbilanciati (e intanto Marchisio tira quasi mai, come forse è giusto che sia se è vero che certi rimpalli possono essere letali…)

 

8

Si è visto poche volte. Ma nel 4-3-3 con Dybala punta centrale, ecco che spunta la necessità del ruolo alla nove e mezzo. Non proprio un falso nove manovriero, quello che dovrebbe addirittura fare da regista avanzato. O meglio, non ancora. Il futuro, soprattutto quello di Dybala, non lo conosce nessuno in quanto a eventuali limiti, se ce ne saranno.

 

9

Alberi di Natale ne abbiamo? Stando al campo, è stato un Albero di Natale precoce e fugace. Gara interna contro l’Atalanta, esteticamente molto valida. Pereyra + Dybala, poi Pogba + Dybala. Due calciatori in pianta stabile dietro la linea di centrocampo avversaria. Che, oggettivamente, ha girato a vuoto. Dybala, per la cronaca, da destra, con quel suo tremendo piede opposto alla ricerca dello spiraglio diretto della Zona 14. Pogba a gigioneggiare e mettere in mostra ottime cose. Chissà…

 

10

Alcune volte si prendono decisioni nuove. Perché esiste anche un modo particolare di mettersi in campo dell’avversario. Così, la Fiorentina ci ha fatto vedere anche una Juve nuova in quella posizione. Con entrambi gli intermedi a posizionarsi alti e senza per forza andare a prendere il bordo del campo per i giochi a due con i laterali. Particolare, forse anche funzionale, ma che fatica per il nostro caro Marchisio

 

11

C’è stato un tempo in cui la Juventus è stata anche asimmetrica. E a volte lo è tuttora soprattutto per il peculiare modo di stare in campo di un giocatore come Cuadrado. Ecco allora che, con due attaccanti piatti (anche persino con un’inedita coppia Mandzukic-Zaza) a lui può essere delegato il compito, a scelta, di conquistare la Zona 14 arrivando da destra, portando palla, seminando scompiglio e, possibilmente, facendo la scelta giusta nel momento giusto. Pensandoci bene, ci possiamo lavorare.

 

12

Ci sono situazioni indotte. Per esempio dalle scelte sulla prima pressione. Nel 3-5-2 raramente Allegri chiede questa esecuzione specifica a uno dei centrocampisti (con Conte, dentro questo sistema di gioco, spettava quasi sempre e comunque a Vidal). Quando però accade, la Zona 14 finisce per essere, sui break, di proprietà del centrocampista in questione. Spesso non il più qualitativo, ma ciò non significa (magari pure con parità o superiorità numerica) non poter andare in porta con uno o due passaggi.

 

13

Il popolo cambia opinione in fretta. Però ne restano ancora a sufficienza di coloro che sin dall’estate hanno pensato al tandem Morata-Dybala. Entrambi hanno il piede, nello stretto o con palla morbida, per mandare il porta il partner. Però se proprio si devono immaginare all’apice insieme, li si immagina vicini a combinare. Magari proprio con lo snodo in Zona 14 per mettere alle corde la coppia centrale avversaria, chiamata fuori e lontana dalla porta soprattutto in Europa (perché in Italia ci cascherebbero in pochi. Non nessuno, pochi…)

 

14

Finally Pogba. Da solo, imperioso, totale, con tutte le opzioni e le direzioni a disposizione. Ah, non l’abbiamo ancora visto?!?