12 anni dopo, ecco il mio Cristiano!

di Michael Crisci |

Avevo 17 anni nell’autunno del 2006. Ero giovane. Io e il mio amico Federico, 17 anni anche lui, andavamo in una palestra in Via Gian Battista Vico, a Milano. Vicino al carcere San Vittore. Chi è di Milano capirà. Al tempo la Juve era in B. I campionati stranieri erano di nicchia, li trasmetteva Sky. Io e il mio amico, tra un peso e l’altro, fantasticavamo un po’ sulla rinascita della Juve; “prendiamo Torres”, “no, il Guaje Villa”, “perché non Drogba”. Eravamo ingenui, il fascino della Juve per noi era rimasto intatto. L’avremmo tifata e la tiferemmo anche tra i dilettanti.

Ma gli aneddoti più interessanti di quelle giornate in palestra riguardavano questo ragazzino portoghese del Manchester United. Memorabile fu un dialogo surreale tra noi due, sotto la doccia:

Io: “Hai visto la partita?”

Lui: “Si, Ferguson lo ha sostituito, lui si è arrabbiato”

Io: “Buon segnale. Vediamo se ci sono possibilità, magari possiamo scambiarlo davvero con Trezeguet e Palladino”

Lui: “Certo, se viene Cristiano andiamo a Torino, a piedi”

Follia totale. Certo, quella follia sana di un paio di ragazzini sognanti. Follia che trasbordava anche nel look. Il sottoscritto andava spesso dal parrucchiere con una foto di questo ragazzino e chiedeva di poter avere la sua capigliatura. Con scarsi risultati.

Sono passati gli anni. Io e il mio amico Federico siamo cresciuti, e abbiamo vissuto ogni stadio della disperazione. Abbiamo patito assieme alla nostra Juve, dimenticando i sogni e scontrandoci con la realtà. E mentre ci illudevamo coi Diego, i Krasic e gli Xabi Alonso mai arrivati, quel ragazzino portoghese cominciava a sbocciare. Una Champions con lo United, un mondiale per club e un pallone d’oro e poi via nel club dei sogni, il Real Madrid. CR9 prima, CR7 poi. Da spettatori esterni, nelle nostre case, ad ammirare la crescita sempre più esponenziale di questo fenomeno, a gustarci il duello con Messi.

Poi la Juve è ritornata, prima in Italia, poi in Europa. Ed era inevitabile incontrare anche lui. La prima volta nel 2013, dopo la remuntada subita a Firenze. 2 gol all’andata al Bernabeu. 1 gol al ritorno. Stessa sorte ci tocca l’anno dopo, in semifinale; 2 gol invece che 3, ma a sto giro riusciamo ad eliminarlo, a sfilargli il biglietto per la finale di Berlino. Gli unici a riuscirci dicono. Per maggiori informazioni sulla vicenda, contattare Sandrone Scarpa. Poi è la volta di Cardiff. Io e il mio amico Federico, questa volta 28enni, con gli occhi sbarrati davanti alla TV in quel pub di Torino; nessuna forza di ammirare le sue gesta, troppo forte il colpo, troppo forte la delusione.

E il 2018? Che follia pure questi mesi. Peschiamo il Real ai quarti. Ancora loro. La “Cilenha” dello Stadium”, e la mia reazione istantanea sulla vecchia chat WA di Jvtb, con uno spontaneo “inchiniamoci”. Impossibile stupirsi per quell’applauso, rimasto nel cuore perfino a lui, anche se forse si trattò quasi di un segno di resa. Una settimana dopo il ritorno, con quella rimonta, quella speranza, poi spezzata da quel rigore al 97esimo, battuto da lui con la freddezza di un serpente, di un vero insensibile, nel sette, dove Szczesny non sarebbe mai potuto arrivare.

Finisce la stagione, e inizia il mondiale. Sono al ristorante con mia madre, danno Spagna-Portogallo. 3-2 per la Spagna, la gara sta scivolando verso il finale, ma c’è una punizione dal limite per il Portogallo. Ovviamente la batte lui. Su i pantaloncini, sguardo al sette e sbam!!! De Gea pietrificato, gente sulla mia TL twitter in visibilio, e la mia solita reazione istantanea nella chat Jvtb che si mischia l’ammirazione di tutti gli altri

Tutto avrei potuto pensare mentre CR7 allargava le braccia, faceva la solita piroetta e si toccava il pizzetto (G.O.A.T), tranne che in quel momento lui già sapesse di essere un calciatore della Juventus.

E infine arriva il momento più bello ed emozionante di questa storia. Irrompe Luca Fausto Momblano, un grande giornalista, una grande persona soprattutto (ci tengo a sottolineare questo aspetto). È il 28 giugno 2018, dopo un noiosissimo Belgio-Inghilterra, mi accingo a vivere le ultime ore da 28enne, in attesa di un week end fiorentino, mentre guardo proprio una partita di calcio fiorentino. Sono le 22.28, e qualcosa scuote la nostra serata altrimenti insipida

La prima reazione è cercare di individuare una situazione quasi razionale; Milinkovic+Icardi? Thiago Alcantara? Bale? Poi Dario Pergolizzi mette la pulce nell’orecchio: “Per Neymar ha usato la stessa terminologia, testuale”. Poi esce quell’articolo, quella frase, nasce quella suggestione. E comincio a pensare che se una persona seria come Luca lo ha detto, un fondo di verità ci deve essere. All’improvviso, la notte del 3 luglio, quella prima pagina di Marca, e parte il delirio collettivo

Una settimana intera ad aspettare i tweet di Di Marzio, a seguire in streaming il Chiringuito, programma sportivo molto famoso di Madrid, che sdogana la notizia in Spagna, con tanto di cifre, tempistiche e dettagli. Luca nel frattempo viene santificato in ogni dove, direi anche giustamente, perchè è stato il primo, il primo a crederci, il primo a non aver remore nel dare la notizia. I miei compagni di Live Bianconera in puro delirio anche loro, tutti col fiato sospeso, tutti con “un sogno nel cuore”, ma questa volta più concreto, veramente realizzabile.

E il mio amico Federico? Totalmente impazzito pure lui!!!

E c’èra da capirlo. Per noi che Cristiano con la maglia della Juve lo avevamo visto solo con Fifa e Pes, una cosa del genere non era lontanamente immaginabile. Che hai combinato Cristiano. Il momento dell’annuncio rimbomba ancora nella testa, negli occhi, nel cuore; quelle parole, quei comunicati. Tutto così bello, tutto così surreale.

Grazie Cristiano, hai finalmente realizzato il sogno di un paio di ingenui fessacchiotti. Non so quanto durerà, se sarà lungo o breve, ma di una cosa sono sicuro: sarà intenso!