11 Evra in campo

di Juventibus |

di Caterina Baffoni

Ci risiamo! Il Bayern è decisamente più forte. Sulla carta, giustamente, non c’è partita o quasi. Ma una cosa è certa: la stagione della Juve non accetta mezze misure. Dal punto di vista della gara di andata questo è un fatto inconfutabile tra una partenza e un primo tempo da incubo ed una rimonta da sogno sfiorata nel secondo tempo, anche se il rigore negato su tocco di mano di Vidal e il fuorigioco sulla rete di Muller già sono passati nel dimenticatoio. Però poi c’è anche tutto il resto, aspetto per aspetto è evidente come si possa definire assolutamente positivo come assolutamente negativo. In quest’ultima categoria c’è sicuramente il caso infortuni, ma anche della mentalità. Perché alla vigilia della partita che può valere una stagione come quella con il Bayern Monaco torna ad emergere tra il tifoso medio quel pensiero filo-negativo di arrendevolezza prima del fischio dell’arbitro. Rischia di essere sostanzialmente inutile tutto questo pessimismo. Non solo. Perchè si scende in undici in campo, con la stessa consapevolezza.

Occorrono motivazioni e magari assunzioni di responsabilità maggiori da parte dei protagonisti. Perché dopo essere stato sulla graticola per quanto non raccolto ad inizio stagione, poi Max Allegri è riuscito giustamente a salire sul podio di chi detiene i principali meriti della rinascita di una Juve vera, forte-fortissima fino a poter insidiare un posto tra le prime otto d’Europa al Bayern Monaco. Ma a questo punto della stagione, quando ormai tra un record e l’altro si continua a far salire anche il numero di infortuni, non può bastare il doppio ritornello del “tanto vale non presentarsi a Monaco” per poter affrontare al meglio una sfida così. A questo punto della stagione, la Juve deve essere sostenuta al massimo, non di meno dovrebbe essere anche in grado di poter conservare la consapevolezza di potercela fare fino al triplice fischio.

E’ vero, le assenze di Dybala, Chiellini e Marchisio sono psicologicamente devastanti, ma non possono essere una “scusa”. Non è questa la mentalità di una squadra vincente. In tutto questo, continuare a credere nell’impresa dell’Allianz Arena è imperativo d’obbligo, così come è doveroso presentarsi in terra tedesca con lo stesso atteggiamento di uno che sa cosa voglia dire giocare in Champions League: Patrice Evra, che con le sue ultime dichiarazioni ha fatto capire con quale spirito si dovrà calcare il prato bavarese:”È una questione psicologica, perché noi adesso sappiamo che anche il Bayern è vulnerabile. Non è arroganza, rispettiamo gli avversari ma non dimentichiamo che noi l’anno scorso siamo arrivati in finale di Champions e in Europa ogni anno ti devi confermare. Tutti pensano che la Juventus sia spacciata in partenza, ma noi ci crediamo, se non fosse così chiederei al mister di mettermi in panchina mercoledì e di non giocare affatto”.

E’ il momento di prendere atto delle proprie capacità. Parla poco, Patrice Evra, ma quando lo fa l’intera Juve scatta sull’attenti. Potere di una leadership conquistata nel tempo con l’esempio e la carriera, ma anche di una saggezza che ha colpito squadra e tifosi. Seguiamo il suo spirito. Tutti.

Never give up.