11 dicembre 2013: Galatasaray-Juventus 1-0

di Davide Terruzzi |

Dentro o fuori. Vincere o pareggiare per qualificarsi agli ottavi, perdere per ripartire dall’Europa League. L’ultimo ostacolo, il Galatasaray di Mancini, Drogba, Sneijder, Felipe Melo è uno di quelli tosti: si prospetta un inferno al Turk Telekom di Istanbul grazie anche al tifo bollente dei tifosi. E’ prevista neve per quel martedì ma il tempo regge. Si gioca: la Juventus, senza l’infortunato Pirlo, lascia il controllo ai turchi senza correre rischi. Anzi l’occasione migliore capita sul destro di Llorente che sfiora il palo. Piove. Dopo venti minuti la pioggia ghiacciata diventa grandine. In sette minuti il campo diventa impraticabile, interamente ricoperto da una fitta coltre di ghiaccio che rende invisibili le linee. L’arbitro sospende la partita per dare tempo agli addetti di tracciare nuovamente il campo con la vernice rossa e di ripulire il terreno. Non smette di grandinare, chicchi grossi, violenti. Non si può giocare. Galatasaray-Juventus viene rinviata. Ok, ma quando? Inizia il balletto: mercoledì alle 20.45 no, si gioca di pomeriggio. Alle 13 o alle 14 locali? Si decide per quest’ultima e quindi si riparte alle 15 italiane di mercoledì dal 31’ del primo tempo. La mattina dell’11 dicembre viene vissuta controllando il tempo a Istanbul; continua a nevicare, ma il vero incubo è rappresentato dalle condizioni del campo: da una parte il terreno è parzialmente ghiacciato mentre dall’altro è terribilmente compromesso dai ripetuti passaggi dello spazzaneve. E quella metà campo fangosa è dove la Juventus dovrà attaccare per tutto il secondo tempo. Furbi i turchi. Fango e ghiaccio. This is non football, dice Conte. Lo è per la Uefa. La Juventus prova a mettere in pratica il suo calcio, dipinge una fantastica azione, ma il Galasaray è più concreto, sfrutta l’imponente forza fisica di Drogba e la classe di Sneijder. A cinque minuti dalla fine il gol qualificazione del centrocampista olandese. Non c’è il tempo per rimontare. La Juventus è fuori dalla Champions League tra rabbia, furore, incazzatura e delusione. Inizierà col nuovo anno l’avventura nell’Europa minore, ma quella è un’altra storia dove il finale avrà lo stesso sapore amaro.