Bisogna parlare di errori arbitrali

di Juventibus |

Prima di addentrarmi nel campo minato in questione, desidero fare due premesse.

Prima premessa. Questo post prende spunto dai pezzi di Francesco Adrianopoli ed Antonio Corsa, e ci troverete ovviamente diversi riferimenti; ma tengo a precisare che loro sono solo il “casus belli”: il ragionamento è, come vedrete, generale.

Seconda premessa. Questo pezzo nasce come moto personale di ribellione nei confronti del modo in cui TuttoSport sta trattando la questione “errori arbitrali nella sfida tra Juve e Bayern Monaco”: provo un sincero e profondo imbarazzo (per loro intendo) ed un certo disagio. Mi spiace ma il mondo Juventus, inteso come cultura che permea squadra, società e tifosi, non può in alcun modo riconoscersi in quello… schifo. Se invece mi sbaglio ad interpretare il pensiero della società, della squadra e dei miei co-tifosi, ditemelo, che do immediatamente le dimissioni da “tifoso juventino”, senza se e senza ma.

Ora, lo juventino come affronta, in estrema sintesi, gli errori arbitrali? Fondamentalmente in due maniere, ben esemplificate dai post di Corsa e Adrianopoli:

1) non ne parla perché attaccarsi agli errori arbitrali può diventare un comodo alibi per nascondere altre mancanze, e potrebbe anche diventare controproducente. E poi è inutile per tanti motivi, quindi meglio lasciar perdere a priori (versione di Corsa).

2) non ne parla perché tanto, a velocità normale, sono ineliminabili; fanno parte del gioco e quindi vanno accettati; sono un errore come tanti altri nella partita, alla stessa stregua di un qualsiasi altro errore di un giocatore o dell’allenatore; e comunque, dulcis in fundo, nessun errore è determinante, e pertanto è inutile discuterne (versione di Adrianopoli).

Sintetizzando: siccome non solo è inutile parlarne ma potrebbe pure essere dannoso, gli juventini preferiscono non farlo.

A mio modo di vedere, c’è poi un altro motivo. Noi tifosi della Juventus siamo attaccati quotidianamente e pesantemente per gli errori arbitrali di cui a volte beneficiamo e “dobbiamo” per forza rispondere in quel modo: se per caso ammettessimo che gli errori hanno un peso rilevante nell’economia della gara, implicitamente daremmo forza all’arma con cui ci attaccano. Ed ovviamente questo non va bene.

Per tutti questi motivi la linea da tenere, per tutti i “veri” tifosi juventini, è: “noi di errori arbitrali noi parliamo perché”, e seguono i motivi.

Già. Io invece non solo ne parlo, ma ne voglio parlare e credo sia giusto e doveroso farlo. Perché?

Visto che si è parlato di alibi, vorrei citare Velasco. Lui racconta il seguente aneddoto (più o meno virgolettato ndr): “Gli schiacciatori parlano dell’alzata. Ne parlano perché, se schiacciano fuori, secondo loro la colpa è della palla alzata troppo bassa o troppo lontano dalla rete, ossia la colpa dell’errore non è loro ma dell’alzatore (alibi). E quel che è peggio, lo fanno durante la gara. Se la palla è stata alzata troppo lontano dalla rete, fanno segno “più vicina”; se è stata alzata troppo bassa, fanno segno “più alta”. Ora, siccome l’alzatore lo sa benissimo, senza che glielo dicano loro, se una palla è alzata bene o male, è perfettamente inutile per lo schiacciatore farlo notare (inutile). Peggio, si mette pressione all’alzatore, scaricando tutta la responsabilità finale del punto su di lui e rischiando così di farlo sbagliare ancora di più (dannoso). Quindi io ho vietato nella maniera più assoluta di parlare dell’errore, e loro non ne parlano”.

Vedete analogie col nostro caso? Bene. Ma c’è ancora qualcosa. “Adesso mi succede questa cosa. Gli schiacciatori non sottolineano più col gesto del mano l’errore dell’alzatore, perché sanno che li sbrano, ma, quando la palla è alzata bene, si voltano verso l’alzatore e gli fanno il segno del “pollice su”. Ossia, gli dicono implicitamente: questa sì che è alzata bene, mica come quella di prima che faceva schifo. In buona sostanza, parlano ancora dell’alzata, ed io divento una bestia!!!”.

Quando si dice “non dobbiamo parlare di un errore arbitrale perché creiamo alibi ai giocatori”, implicitamente diciamo: “c’è stato un errore che ci ha danneggiato, ma non vogliamo creare alibi e pertanto non ne parliamo”. Quando si dice che “un arbitro può sbagliare, ma noi siamo stati più forti dell’errore”, implicitamente diciamo che “l’errore c’è stato, ci ha danneggiato ed abbiamo dovuto spendere ancora più energie per rimediare al torto subito”. Quando si dice “fanno parte del gioco”, in pratica stiamo dicendo “stavolta è toccato a noi subire l’ingiustizia”. In buona sostanza, mentre diciamo che non è opportuno parlare degli errori arbitrali, e che noi non lo facciamo per tutta una serie di buoni motivi, in pratica continuiamo a lamentarci del torto subito, ammettendo implicitamente che l’ingiustizia l’abbiamo subita. Così siamo da capo, anche se ci siamo giunti per una via molto più tortuosa.

Così, con questo, abbiamo ben tre post sugli errori arbitrali, che hanno lo scopo di “non parlare degli errori arbitrali”. Non male.

Poi c’è la questione che “ok alla moviola, ma a velocità normale non può essere considerato un errore”. Quindi siamo al “non errore”, perché a velocità normale la decisione presa non poteva essere diversa, e quindi è quella giusta. Tecnicamente un “non errore”. Ancora Velasco. “Quando giocavo sulla spiaggia, i pallavolisti professionisti mi dicevano: e ma io salto male sulla sabbia, perché sono abituato al parquet. Ed io rispondevo: guarda, se sei venuto qui a giocare sulla sabbia, hai due possibilità: o non sei capace di giocare sulla sabbia, e allora non giochi, o ti adatti a saltare sulla sabbia, che ovviamente è diverso che saltare sul parquet. La realtà è come è, non come noi vorremmo che fosse.” E già me lo vedo… “Siccome devi arbitrare a velocità normale, e non alla moviola, hai due possibilità: o ti adatti a decidere bene a velocità normale, che ovviamente è diverso dal decidere bene alla moviola, oppure non arbitri, perché non sei capace”.

Questa cosa, se ci pensate bene, è molto carina, perché in pratica sposta l’alibi ad un altro livello: l’arbitro. Ossia la “velocità normale” diventa l’alibi per spiegare cosa? L’errore da lui commesso. Fornendogli la “giustificazione” per l’errore commesso, diciamo implicitamente che “l’ha commesso” (altrimenti cosa ci sarebbe da giustificare?), con tutto quel che segue.

Purtroppo la “teoria degli alibi” è una brutta bestia: quando pensi di averla afferrata saldamente per il collo, ti ritrovi in mano la coda e lei ti sta mordendo la mano con cui l’avevi afferrata.

C’è un solo modo per rompere questo circolo vizioso, per NON parlare degli errori arbitrali, ed è quello scelto dalla società Juventus negli ultimi anni e praticato anche martedì sera: NON parlarne mai, nel bene, nel male e in nessuna maniera, neanche per spiegare, parlandone, perché non se ne vuole parlare.

Già. Però succede che minimizzare un problema o ignorarlo totalmente non significa risolverlo, né farlo sparire, e può quindi succedere che ti torni indietro sotto forma di un gigantesco boomerang, modello TuttoSport.

Tutti parlano degli errori arbitrali delle partite della Juve: per spiegarli, per giustificarli, per minimizzarli, per negarli, per attaccarci: noi per non parlarne.

Va beh, ma tanto gli errori arbitrali sono ininfluenti, perché non sono altro che uno dei tanti errori possibili, alle stregua di uno di quelli che giocatori e allenatori fanno nel corso della partita.

Ora, se un marziano scendesse oggi sulla terra, e provassimo a convincerlo che il gol sbagliato dall’attaccante solo davanti al portiere è ininfluente sul risultato della partita, probabilmente ci prenderebbe per pazzi e se ne andrebbe scuotendo la testa. In effetti, nessuno sostiene una cosa tanto bizzarra. Ad esempio, è unanimemente dato per assodato che i gol sbagliati da Morata nell’ultima gara del girone di Champions siano stati molto influenti per la mancata conquista del primo posto del girone. Decisivi.

Così diciamo che gli errori arbitrali “sono tali e quali a quelli lì, che ci sono costati il primo posto nel girone”, PERO’ questi sono invece ininfluenti, non contano nulla. Quelli sì e questi, uguali, no. La fallacia del ragionamento è evidente.

L’unico motivo per cui ci infiliamo nel vicolo cieco del negazionismo assoluto è quello che dicevo prima: nel momento in cui riconosciamo che l’errore arbitrale ha un suo peso, anche importamte, l’abbiamo riconosciuto per sempre, nel bene e nel male, per noi e contro di noi. E quindi non si può fare. Ma sempre un vicolo cieco resta.

L’ultimo rifugio è: sì, va beh, ammettiamo pure che abbia una “scarsa” influenza, ma nessun errore arbitrale può essere considerato veramente decisivo.

A sostegno di questa tesi c’è un ragionamento che anch’io avevo fatto a suo tempo qui, nel pezzo “Le pulci arbitrali” (ahhh, benedetto il link al vecchio sito!), e sul sito TifosoBilanciato, per la loro #MoviolaBilanciata: ossia ci sono squadre che vincono nonostante l’errore arbitrale contro, e sono in genere le più forti; mentre ci sono squadre che non vincono, nonostante l’errore arbitrale a favore, e sono in genere le più deboli. Quindi l’errore non è decisivo.

Non solo, ma le più forti tenderanno fisiologicamente ad apparire “aiutate” nelle varie classifiche alla moviola, per un motivo molto semplice: se sei più forte e subisci un torto, e la Juve durante il suo secolo e più di storia è stata molto spesso la più forte, probabilmente vincerai lo stesso, quindi il torto non si tradurrà in un danno subito; mentre se sei più forte e sei pure aiutato dall’errore, vincerai quasi sicuramente ma l’errore, di cui non hai colpe né responsabilità alcuna, ti avrà aiutato a vincere e pertanto macchierà una vittoria che, proprio in virtù della tua forza, avresti probabilmente ottenuto lo stesso. Il caso della Juve è ESATTAMENTE questo: vince con errori contro e non succede nulla, vince con errori a favore ed è segnata per sempre. Più spesso vinci, peggio sei messa. In queste condizioni, è impossibile per la Juve non farsi la nomea di “aiutata dagli arbitri”!

Quindi, che cos’ha che non va questo ragionamento?

Niente. E’ solo che io non intendevo minimamente negare che l’errore arbitrale avesse un peso: anzi, il contrario! Non ci credete? Il giochino è sempre lo stesso: se si dice che una squadra forte contro una squadra debole vince lo stesso, nonostante l’errore, si sta implicitamente dicendo che quell’errore pesa poco, per quella squadra, nell’economia di quella gara; mentre quando si dice che una piccola contro una grande, se subisce pure un torto, è spacciata, si ammette implicitamente che l’errore, nel suo caso, è pesantissimo.

L’errore arbitrale quindi ha un peso, che dipende da tanti fattori: dal tipo di errore, dal momento della gara in cui avviene, dal punteggio in quel momento e perfino dalla squadra che lo subisce. Lo stesso identico errore arbitrale può avere un peso diverso perfino per la stessa squadra che lo subisce, a seconda dell’avversario che ha di fronte! Un peso che viaggia su una scala che va da “ininfluente” a “devastante”, fino a “decisivo”.

Ma come posso sostenere che un episodio, un singolo episodio in mezzo a tanti episodi, possa essere molto influente, finanche decisivo?

Facciamo l’esempio del basket. Nel basket, l’episodio “tiro a canestro” (l’equivalente dell’occasione da gol) si ripete decine e decine di volte in una gara: moltiplicato per due squadre fanno… 140? 150 “episodi”? Se l’arbitro sbaglia una valutazione, l’errore arbitrale “pesa” 1 su 150. 0,67%. Siccome poi ne sbaglia un po’ di qua e un po’ di là, ecco che il “peso” finale si annulla e il peso del saldo degli errori è infinitesimo, quasi ininfluente. MA (perché c’è sempre un ma, sappiatelo) supponete ora che due squadre di pari valore, in una partita in cui gli errori pro e quelli contro si sono annullati, arrivino all’ultima palla dell’incontro a pari punti: l’arbitro annulla l’ultimo canestro, quello sulla sirena, per un fallo di sfondamento, che era invece un fallo del difendente. Lo stesso tipo di errore, che a metà gara sarebbe stato scarsamente influente, adesso diventa decisivo. Poco male, si va ai supplementari e vinca il migliore. Già. E se la danneggiata fosse stata sotto di due punti? Andare in lunetta con un tiro libero aggiuntivo farebbe la differenza tra vincere o perdere. L’errore arbitrale farebbe la differenza tra “campioni” o “coglioni”. Quante volte il giocatore a cui avete affidato l’ultimo palla, il tiro decisivo, trasformerebbe un tiro libero? In più del 90% dei casi? Bene. In più del 90% dei casi quell’errore arbitrale sarebbe stato decisivo.

Infatti negli USA, che se ne fregano dei sofismi dialettici, hanno la moviola per risolvere queste cose. “E ma a velocità normale sembrava sfondamento”. A velocità normale hai commesso un errore decisivo ed “alla moviola” vi poniamo rimedio. E stiamo parlando di uno sport dove il singolo episodio è solo uno dei tantissimi episodi della gara, ed ha quindi poco peso.

Ma il calcio? Una partita di calcio vive di pochi episodi rilevanti. Ciascuno di questi episodi ha, fisiologicamente, un peso enormemente maggiore che nel basket. Rigore ed espulsione del portiere al primo minuto, ma era simulazione. Questo fatto cambia completamente ed irrimediabilmente la partita. Mi fa ridere sostenere che “è solo un episodio come tanti e perciò ininfluente”. Pensate se poi l’episodio non è uno solo, ma più d’uno, e tutti nella stessa direzione. Altro che ininfluenti! Come si può realisticamente sostenere che non siano stati decisivi?

Martedì sera Guardiola ha fatto notare una cosa sulla Juventus. “La Juventus concede mezza occasione da gol a partita, e noi ne abbiamo avute diverse” (Tre mi pare. Compresi i due gol). Pensate ora ad una cosiddetta piccola, che viene a Torino e fa sì e no un tiro in porta. Episodi “occasione da gol”: 1 (se va bene). Supponiamo che quella squadra si fosse vista negare un rigore proprio nell’unica occasione da gol. Un errore nell’unico episodio. 1 su 1. 100% Davvero possiamo dire: per loro ininfluente? Un errore che vanifica l’unica occasione di segnare? Per loro quell’errore è stato assolutamente decisivo. Ma, per dire, anche 2 su 3 fa una bella percentuale…

Se invece se lo fosse visto negare la Juve il rigore, che mediamente crea 8/10 palle gol, potremmo dire “decisivo”? Certo che no. Non segni in quella occasione, segnerai in un’altra.

Più i rapporti di forza sono impari, più l’errore assume un peso diverso. E più un errore è “pesante”, più rimane ovviamente nella memoria.

In Italia aiutati, in Europa mazziati. In Europa, senza gli aiuti arbitrali, non vincete”. Quante volte ci attaccano con questa frase? In realtà, il motivo è sempre lo stesso. In Europa il livello degli avversari è mediamente più altro. Quello che in Italia è un rapporto di forza impari tra la Juve e le altre, in Europa non vale. Le forze si equivalgono, quando non sono addirittura invertite. Pertanto, per la Juve, gli errori arbitrali pesano molto di più in Europa che in Italia. Sono molto più decisivi. E restano molto più impressi.

Numericamente, subiamo più torti in Europa che in Italia? Certo che no. Anzi, scommetto di meno. Quello che cambia è la loro importanza nell’economia del gioco. E se non vi piace “decisivo”, dite pure “molto importante” nell’economia di quella partita.

In una gara con zero occasioni da gol, tra due squadre che si equivalgono, passare in vantaggio con un gol in fuorigioco è un bel vantaggio: un vantaggio che, alla fine, potrebbe pure risultare decisivo. Non lo potremo dire con certezza se non alla fine della gara: possiamo però affermare che, in quel preciso momento, l’errore è stato decisivo per “cambiare” il corso della gara.

Questa cosa la sanno, almeno inconsciamente, anche gli arbitri. La maggior parte degli errori in Serie A sono di tipo “omissivo”: mancata concessione di un calcio di rigore, mancata espulsione. Mal contati, il rapporto è compreso tra 1 a 6 e 1 a 10: ossia per ogni rigore concesso erroneamente, ce ne sono ben 10 non concessi ingiustamente. Idem le espulsioni. Raramente si caccia qualcuno per sbaglio, ma spesso non lo si caccia sbagliando. Perché? Perché gli arbitri sanno che, nel secondo caso, l’impatto dell’errore sull’andamento “normale” della gara è molto inferiore rispetto al primo. Nel secondo caso la gara continua sui binari precedenti: nel primo invece è l’arbitro ad azionare lo scambio che decide la nuova direzione della partita. L’errore è molto diverso, pesa in maniera molto differente sulla partita e quindi sul giudizio finale dell’arbitro. E se sbagliano e ne hanno la possibilità, se si sono accorti dell’errore, umanamente, gli arbitri azionano un altro scambio per riportare il treno della partita sui binari precedenti: compensano.

Gli errori arbitrali questo sono. Qui c’è tutto. La presunta sudditanza, il diverso peso dello stesso errore per le diverse squadre, la diversa percezione nei tifosi, la compensazione, la differenza tra grandi e piccole e tra Italia ed Europa, e via di seguito. Gli errori arbitrali sono tutto questo, e nulla più. Ma, per piacere, prendiamone atto una volta per tutte.

E quindi?

E quindi niente, finisce qui, non c’è altro. Cosa credevate?

Scherzo, vi rifaccio il giochino. Se io dimostro, come ho fatto, che “niente, finisce qui, non c’è altro dietro”, implicitamente dimostro che non c’è complotto, non c’è accanimento, non c’è favoritismo: c’è solo l’errore arbitrale, e nulla più. Un errore che, ahimè, capita, fa parte del gioco, che oggi tocca a me e domani a te, che può esser molto pesante nell’economia di una gara e che mi “pesa” di più se sono più scarso dell’avversario, sia nel risultato risultato finale che nella percezione che ho dell’importanza dell’errore.

E’ tutto solo questione di una stramaledetta sfiga. O del “caso”, se non siete superstiziosi. E, francamente, non ho mai sentito nessuno attaccare qualcun altro dicendogli: hai un culo pazzesco! Nè alcuno si è mai sentito offeso.

E se mi lamento giustamente, perché percepisco più grande il torto, e veramente l’errore è più pesante nell’economia delle mie partite, perché non riesco a porvi rimedio, implicitamente ammetto che ciò avviene perché, al contrario del mio avversario, non sono abbastanza forte per reggere “the slings and arrows of outrageous fortune”. Lui è forte, io meno.

Un grave errore arbitrale certifica, grosso modo, questo: che il tuo avversario e più forte e più fortunato di te.

E, per questo, vince.

di Stefano Moscarda

@ossimoroJu29ro