10 Talking points: il derby è bianconero, funerale rimandato

di Gianlorenzo Muraca |

Bentornati a “10 Talking J-Points”, ecco i dieci spunti che ci ha dato Juventus-Torino:

1. Era tutto pronto per la messa esequiale, già preparati i tweet epigrafici e le prime pagine di commemorazione, ma anche questa volta toccherà posticipare. Funerale rimandato e derby bianconero al foto-finish, more solito. Darà la scossa anche stavolta?

2. Risultato troppo importante per non essere condizionante. Saremmo potuti e dovuti esser qui a raccontare la Juve  più brutta della stagione, che rischia di andar sotto 0-2 e non fa un tiro in porta contro la peggior difesa del campionato (e ne parleremo), ma se alla fine vinci passa tutto in cavalleria. Non è una questione di risultatismo o estetismo, ma di vita o di morte. La Juve è ancora viva e per ora conta solo questo.

3. Quanta sofferenza! Quest’anno non c’è verso di mettere il risultato al sicuro, dimentichiamoci le vittorie narcolettiche di Allegri e gli scudetti assegnati a Febbraio. Finché non si trova la giusta quadra per avere stabilità e continuità, non esisteranno partite scontate. Sarà sempre tutto in discussione e ci si dovrà abituare a soffrire, fino alla fine.

4. Due pennellate di Cuadrado e poco altro. Manovra lenta e prevedibile, tantissime ombre e luce solo al novantesimo. Per una volta, col minimo sforzo offensivo (paradossalmente contro la peggior difesa della seria A) portiamo a casa il bottino pieno. C’è un autostrada da percorrere e un oceano di lavoro da fare, ma in questi anni abbiamo imparato che i campionati si vincono anche così.

5. Male anche dietro. Barlumi di difesa alta, ma incapacità di scappare indietro sulle ripartenze. Rimasti a galla per due miracoli (Szczęsny su Zaza e De Ligt su Linetty), ma tanta, troppa superficialità. Passivi sulle contese e sulle seconde palle, confusionari nei tempi di pressione e nelle scalate, reparto che incespica vistosamente. Urge mettere a posto gli ingranaggi, perchè qualcosa non funziona.

6. Il vento soffia contro. Non può e non deve essere un alibi, ma è giusto quanto meno farlo notare: conto salato di gol annullati al VAR per fuorigioco, subìto espulsioni per episodi meno significativi del fallo che a Lukic ieri è costato solo un giallo, polvere in area di rigore avversaria messa sotto il tappeto (vd. de Ligt a Benevento) e tante situazioni che potevano essere pro e sono girate contro. Ma dopo 9 anni, è anche giusto così. Dobbiamo esserne consapevoli e farci trovare pronti.

(CR)7. Nonostante la peggior performance in bianconero del Re, la squadra vince. Anche quando non contribuisce minimamente al conseguimento del risultato, la sua sola presenza in campo lo produce, in un modo o nell’altro. Con Cristiano in campo, 7 vittorie (4 in campionato e 3 in UCL) e 2 pareggi (entrambi in trasferta a Roma, maturati sappiamo come). Senza di lui, 1 vittoria (a Kiev), 3 pareggi (Crotone, Verona e Benevento) e 1 sconfitta (Barcellona). Coincidenze? Fino a un certo punto.

8. Basta esperimenti. È ora di trovare un assetto definitivo, senza continuare a stravolgersi in ogni partita. Apportare qualche accorgimento per stanchezza, infortuni e squalifiche è fisiologico, ma cambiare 5 o 6 interpreti in ogni gara è controproducente. Penso che Pirlo abbia raccolto elementi sufficienti per dare una struttura a questa squadra ed è giusto che lo faccia. Sarà il primo passo verso la ricerca della continuità di cui abbiamo bisogno.

9. Dopo tutto (e con tutto intendo allenatore nuovo, giocatori nuovi, nessun pre-campionato, infortuni, covid, pareggi, fuorigiochi, titoloni e avvisi di garanzia), siamo ancora lì, imbattuti, ad un punto dai “favoritissimi” e con un pass per gli ottavi di Champions già staccato. Ed è in questi momenti che ti rendi conto di quanto siano lunghi 3135 giorni. Troppo anche per noi, forse.

10. E adesso, ci aspetta il Camp-Nou, per la sfida più affascinante di questo 2020, per il ritorno di CR7 vs Messi, per un primo posto difficile, ma ancora possibile, contro un Barcellona che sta vivendo un momento anche peggio del nostro e che forse per questo è ancor più temibile. Una partita che potrebbe dirci tanto o non dirci nulla, ma alla quale assistere sarà comunque un privilegio.