10 Talking Points: Inter domata, Juve in finale

di Gianlorenzo Muraca |

Bentornati a “10 Talking J-Points”, ecco i dieci spunti che ci ha dato Juventus-Inter, gara di ritorno delle semifinali di Coppa Italia:

1. Road to the final. Senza correre particolari rischi, la Juve consolida il risultato maturato nella gara di andata inchiodando l’Inter sullo 0-0. Prova di grande maturità e consapevolezza, bene così.

2. Dopo il successo in Supercoppa, Pirlo stacca il pass per giocarsi un’altra finale e un altro trofeo al suo primo anno da allenatore. Chapeau.

3. Ancora in pista su tutti i fronti. Nonostante i funerali anticipati dei mesi scorsi, la Juve è ancora viva in tutte le competizioni (a differenza delle quasi totalità dei competitors italiani ed europei). Ora bisogna continuare a lottare per rimanerci.

4. Sesto cleen sheet nelle ultime sette partite. Dal rientro di Chiellini in avanti, il reparto difensivo inizia a dare più di qualche certezza. Domato senza troppe difficoltà il miglior attacco del campionato grazie ad una prova sontuosa della coppia Demiral-De Ligt.

5. Altra gara “seria” in mediana. Sopperito bene all’assenza di Arthur con un Rabiot di poca forma e tanta sostanza. Ottima gara anche di Bentancur, soprattutto per esser riuscito nell’impresa di non farsi ammonire (essendo diffidato). Il tanto criticato centrocampo sta pian piano acauisendo fisionomia, stabilità e sicurezza.

6Note negative: poche. Luci e ombre di Kulu (normali per un classe 2000), qualche segno di stanchezza per McKennie (fisiologico), Dybala ancora out (il rientro pare imminente) e qualche linea di febbre per Arthur (che preoccupa il giusto). Abbiamo avuto problemi senz’altro peggiori.

(CR)7. Fa reparto da solo ed è sempre e comunque l’uomo più pericoloso, anche quando la partita la fanno gli altri. Il Re sta scaldando i motori per la Champions.

8. Questa Juve é una squadra vera e lo sta dimostrando sia in campo (coi risultati) che fuori (nella gestione della comunicazione). Il gruppo è unito e Pirlo ce l’ha in mano: il miglior presupposto per affrontare i mesi decisivi della stagione.

9. Sullo “scontro Conte-Agnelli” si è già scritto abbastanza e non sarò certo io ad alimentare i veleni. Ci tengo solo a sottolineare che chi abbandona la propria squadra al secondo giorno di ritiro, sbraita contro la società che lo retribuisce, maltratta i giornalisti e aggredisce gli arbitri non è nella posizione di poter parlare di rispetto del lavoro altrui.

10. Superati i 3/5 del durissimo mini-ciclo di Febbraio. Restano altri due step, entrambi in trasferta, probabilmente i più difficili perchè arrivano per ultimi e si potrebbero accusare le fatiche degli ultimi sette giorni. Questa stagione è come gli “hunger games“: se l’obiettivo è vincere, l’imperativo è restare vivi.


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