10 Talking Points: troppo Barça per questa Juve

di Gianlorenzo Muraca |

Bentornati a “10 Talking J-Points” , secondo appuntamento stagionale della rubrica in formato Champions.

Ecco le dieci cose che ci ha detto Juventus-Barcellona:

1. Barça superiore. Il risultato è rimasto beffardamente in bilico fino al novantesimo, ma non si è mai avuta la sensazione che la Juve avesse la forza di ribaltarlo. Catalani padroni del campo e del gioco, il passivo poteva essere molto più pesante e umiliante. Brutta figura, sotto gli occhi dell’Europa intera.

2. Tante assenze pesanti, tanti giocatori fuori condizione e altrettanti non all’altezza. Il cantiere è ancora aperto e si vede, ma nessuna attenuante può giustificare una prestazione così deficitaria sotto tutti i punti di vista (tecnico, tattico, fisico e mentale). Squadra senz’anima.

3. Pirlo in balia degli eventi. La mia sensazione è che gli indisponibili e gli episodi a sfavore stiano condizionando la sua lucidità e appannando le sue idee. Tiene pervicacemente in campo gli stessi undici per 75 minuti nonostante la squadra fosse sull’orlo del precipizio, poi tre cambi: uno sterile (McKennie), uno tardivo (Arthur) e uno dannoso (Bernardeschi). L’unico che poteva dare un po’ di freschezza offensiva (Ramsey) tenuto fuori. Spero che il mister imparerà con l’esperienza che nel corso delle stagioni e delle partite possono insorgere numerose problematiche e che bisogna avere la capacità e la prontezza di cambiare spartito all’occorrenza. Diamo fiducia (tanta) e tempo (non troppo).

4. Terza volta su sei appuntamenti stagionali in cui subiamo un rigore e una espulsione, dato preoccupante e che non bisogna far passare inosservato. Concedere un penalty e restare in 10 all’interno della stessa partita significa compromettere il risultato per ingenuità e disattenzioni evitabili. Non sono abitudini da Juventus, lavorare per rimuoverle all’istante.

5. Sui singoli: Morata e Danilo sempre più i migliori di questo inizio di stagione, Dybala deve recuperare condizione e brillantezza, Kulu e Chiesa hanno sofferto il palcoscenico, devono fare esperienza e in questo tipo di partite non vanno schierati entrambi dall’inizio, reparto difensivo da rivedere (complici le assenze pesanti di De Ligt e Chiellini), il centrocampo è ormai da anni un’incognita di questa squadra, continua a non trovare una sua fisionomia e a non dare garanzie. In generale, poche certezze e molti giudizi da rimandare.

6Percentuale di potenziale espresso finora? Bassa. È questo forse il dato più confortante. Le assenze non sono un alibi, né una attenuante che può esser tirata fuori ogni qualvolta le cose vanno male, e lo sappiamo bene. Tuttavia, è opportuno rilevare che finora abbiamo visto e stiamo continuando a vedere una Juventus a mezzo servizio, priva di 3 o 4 titolari, nonché dei calciatori più importanti e rappresentativi. Cauto ottimismo su una graduale ripresa, dunque, quando saremo finalmente a pieno organico.

7. Passi indietro rispetto a Kiev. Se è vero che ancora non abbiamo espresso al massimo il nostro potenziale, è altrettanto vero che nel turno precedente di Champions avevamo intravisto, con questi stessi interpreti, alcune note positive (tra cui stabilità e compattezza) che sono tuttavia andate smarrite. È chiaro che gli avversari affrontati non siano paragonabili tra loro, ma questo divario non sembra esser sufficiente a giustificare un salto così brusco dal non concedere praticamente nulla al rischiare di subire 6 gol.

8. Fare tesoro di questa sconfitta. Il passaggio del turno in Champions non dipendeva certo dall’esito del match di ieri sera, ma sarebbe un grave errore digerire a cuor leggero questo risultato. Il nostro parametro di riferimento devono essere i top club europei, è con loro che dobbiamo misurarci ed è per questi confronti che Pirlo dovrà preparare la squadra. Fare esperienza e imparare dai nostri errori sarà fondamentale per la crescita di questo progetto e il prosieguo del nuovo percorso intrapreso.

9. Con l’auspicio di poter rivedere il fatidico confronto con Cristiano nella partita di ritorno, volevo spendere due righe di plauso per Messi. Dopo un’estate travagliata e un fiume di critiche post clasico, ha ricordato a tutti il fenomeno che è. Peccato solo che abbia deciso di farlo proprio ieri sera.

10. Adesso, è ora dei risultati. Non per le classifiche, che non vanno guardate adesso e che, in ogni caso, non preoccupano (in campionato sono tutti lì, in CL è stato già compiuto un passo importante a Kiev), ma piuttosto per ridare fiducia ed entusiasmo a tutto l’ambiente, dai giocatori ai tifosi, dall’allenatore ai dirigenti. Abbiamo 10 giorni e 3 partite per arrivare alla sosta con qualche certezza in più e qualche dubbio in meno. Ce la faremo?


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