10 Talking Points: la “pareggite” e la fatica di tornare grandi

di Gianlorenzo Muraca |

Bentornati a “10 Talking J-Points”, ecco i dieci spunti che ci ha dato Benevento-Juventus:

1. Un pari che fa male a tutto: al morale, all’ambiente e alla classifica. È un pari che, per assurdo, si digerisce meno rispetto a quello maturato nel recupero con la Lazio, perchè non ha spiegazioni, né giustificazioni. Ai 45 secondi di black-out a Roma si contrappongono i 45 minuti di Benevento, in cui il cronometro scorre inesorabile e si aspetta, fino alla fine, un gol che non arriva mai. È l’ennesima frenata di un aereo che da settimane scalda i motori, ma fa fatica a decollare.

2. Quinto pareggio in 8 partite (sul campo), il quarto trasferta in appena cinque gare. Score da brividi, considerato anche che in tre di queste cinque gare la squadra ha affrontato le neo-promosse. Neppure nel primo dei nove scudetti (chiuso con 15 pareggi) avevamo uno score del genere nei primi otto match. Questo dato va a braccetto con quello che vede la Juve non vincere due partita di fila in campionato da 17 turni. Difficile dire quale dei due sia più preoccupante.

3. Si è tanto parlato di entusiasmo, ma non è il solo ingrediente che serve per ricostruire una ricetta vincente. Stanno mancando fame e personalità. È una Juve che non sente l’odore del sangue, che ha tanto talento, ma non è spietata. È una Juve che invece di dare il colpo del KO, tende la mano all’avversario in difficoltà. Se si vuol tornare grandi, bisogna cambiare registro.

4. Analizzando la gara e la prestazione, al netto di quel che è mancato dal punto di vista mentale (che non è poco), non mi sento di dire che la squadra abbia fatto così male dal punto di vista tecnico, così come non mi son sentito di dirlo col Verona e con la Lazio. Alla fine, però, si guarda il bottino e il bottino dice che son stati tre pareggi e che la Juve ha una media punti  per partita inferiore a 2. Tutto il resto non conta.

5. Responsabilizzare i singoli per dare un’anima al collettivo. Il cammino è ancora molto lungo e bisogna intervenire adesso per ricordare a tutti la maglia che si indossa. Non ci sono colpe da attribuire o da assumersi, ma responsabilità da dare e da prendersi.

6. La Juventus ha disputato 12 partite in stagione (8 in campionato e 4 in UCL) e in una sola occasione ha segnato 2 gol nel primo tempo (Juve-Cagliari, peraltro al 38′ e 42′). Questa statistica passa forse inosservata, ma è molto allarmante, perchè ci suggerisce quel che sostengo dall’inizio dell’anno: la Juve non chiude mai la partita. Ha le occasioni per farlo, ma le spreca, sistematicamente, obbligandosi a lottare sempre fino all’ultimo istante, spendendo molte più energie fisiche e mentali del dovuto e compromettendo spesso l’acquisizione del risultato. Fossi in Pirlo, ripartirei da qui.

(CR)7. Protagonista anche quando non è in campo, al centro di ogni discussione post-partita e oggetto di quella solita domanda che vien fuori ogni qualvolta la squadra inciampa e lui non c’è: la Juve è Ronaldo-dipendente? La risposta l’ha già data Pirlo e prima di lui l’avevano già data le statistiche con lui in campo e quelle senza di lui.

8. Molti avranno remore ad ammetterlo, ma la verità è che abbiamo bisogno di Dybala. Su tutti, ci sta mancando lui, inutile girarci intorno. Si sta facendo odiare (da me compreso), ma se si pensa ad un giocatore che potrebbe dare una scossa, a me viene in mente solo lui (visto e considerato che a Cristiano e Morata non si può chiedere di più). In fondo, lo sappiamo tutti, penso che lo sappia anche Pirlo.

9. I tanti impegni ravvicinati impongono rotazioni continue in formazione, ma potrebbe far bene dare continuità ad un certo assetto, abituando anche chi entra dalla panchina ad avere un impatto più incisivo. Avere la possibilità di avere così tante frecce all’arco e di poterne scagliare alcune a partita in corso deve essere un’arma in più, un valore aggiunto di questa squadra. Finora, non lo è stato affatto. Bisognerà lavorare anche su questo.

10. Due gare a Torino (da vincere) e poi il Barcellona. Tre tappe importanti, da bruciare con un altro piglio, per dimenticarci di esser stati piccoli e tornare ad essere grandi.