10 Talking points: un’impresa titanica in una notte speciale

di Gianlorenzo Muraca |

Bentornati a “10 Talking J-Points”, sesto appuntamento stagionale in formato Champions.

Ecco i dieci spunti che ci ha dato Barcellona-Juventus:

1. Mai dare per morta la Juventus. Quando si celebrano funerali, bisogna assicurarsi che ci sia il morto. In queste settimane abbiamo assistito alle esequie di una squadra ancora viva e se quella squadra si chiama Juventus può anche rispondere così. Barça annichilito e primo posto centrato.

2. Prestazione da incorniciare. Si è saputo spingere quando c’era da spingere, capitalizzare quando c’era da capitalizzare, soffrire quando c’era da soffrire. Preparata benissimo, eseguita ancora meglio. Grande squadra e grande Pirlo.

3. Tre gol al Camp Nou, nessuna squadra italiana ci era mai riuscita. Dal 2010, su 52 partite casalinghe in UCL, il Barcellona ne aveva perso soltanto una (Barça 0-3 Bayern, 2013). La Juve diventa anche l’unica squadra del decennio ad esser riuscita a tenere per due volte la porta inviolata al Camp Nou in Champions League (Barça 0-0 Juve, 2017). Nessuno come noi.

4. Nei precedenti appuntamenti della rubrica, avevo a più riprese sottolineato il peso delle vittorie in Champions, quanto non fossero banali come le avevamo fatte sembrare e quanto fosse importante ottenerle anche per mettere qualcosa in palio nella gara di Barcellona. Senza quelle vittorie, saremmo qui a raccontare un’altra storia.

5. Atteggiamento giusto, tanta esperienza e l’incoscienza del texano. Sono questi gli ingredienti con cui è maturato il risultato. In determinate occasioni (non me ne vogliano Kulusevski e Chiesa), è giusto che vada in campo gente abituata a questo tipo di palcoscenici, a meno che tu non sia figlio di un militare statunitense. In questo caso, l’esperienza non ti serve. WES YOU CAN.

6. Velocità di palleggio e grande compattezza. In controtendenza rispetto alle ultime uscite, in cui la squadra si era dimostrata molto lenta in fase d’impostazione e disordinata in fase difensiva, ieri si è vista un’ottima Juve anche sotto questi due profili (complici senz’altro le caratteristiche degli avversari). La palla si è mossa molto più rapidamente, con tanta qualità e pochissimi errori tecnici e, pur abbassandosi dopo il terzo gol, la squadra ha concesso il giusto.

(CR)7. Siamo stati di parola: ci avevano chiesto il G.O.A.T e glielo abbiamo portato. Due rigori glaciali, un dominio psicologico imbarazzante sulla gara e una rincorsa all’80’ su cui potrebbero scrivere un libro. Stravinto l’ennesimo confronto col suo eterno rivale, forse l’ultimo a cui abbiamo avuto il privilegio di assistere. Anche il Barça soggiogato alla volontà del Re.

8. Fondamentale essere nell’urna delle prime, che mai come quest’anno contiene quasi solo corazzate. L’impresa di ieri sera ha un peso anche e soprattutto per questo. Lunedì il sorteggio, che comunque vada andrà bene se comparato con quello che sarebbe dovuto essere se fossimo arrivati secondi.

9. Mantenere i piedi per terra. Questo trionfo non deve farci dimenticare i numerosi inciampi di questa prima parte del nostro percorso. La vittoria a Barcellona deve essere un punto di partenza per acquisire fiducia e consapevolezza, ma è indispensabile dare continuità alle prestazioni e proseguire la striscia di vittorie.

10. Archiviata la Champions, testa al campionato. Arrivano 4 partite in 15 giorni prima di Natale e 12 punti da conquistare per chiudere al meglio questo 2020. Obbligatorio conservare questo atteggiamento e tenere alta la guardia. Si parte domenica da Genova, per tornare a vincere due di fila (in serie A) e non fermarsi più.