10 pensieri dopo la Supercoppa (e in vista del 2020)

di Massimo Zampini |

1) Una giornata che comincia con la tragicomica divisione in rete dei tifosi nel salutare Mandzukic, uno degli eroi di quattro scudetti consecutivi, non può finire bene. Gol decisivi a  Napoli, Inter, Lazio, Milan, Roma e compagnia, più uno non male in finale di Champions e varie giocate utili, tanti trofei, con un finale un po’ misterioso e dilatato in qualche mese: non vedrei altri commenti possibili se non un “ciao e grazie, ti ricorderemo con affetto”, senza rancore e nostalgie, ma come sempre sono un tifoso troppo semplice.

 

2) E non posso neanche dare la colpa al diretur, padrone di casa su Raisport, in grande spolvero sulla moviola all’intervallo ma non certo responsabile della sconfitta di giornata.

 

3)  Il problema, almeno per quanto mi riguarda, non è tanto la sconfitta, per due motivi: a) della Supercoppa mi interessa il giusto (come ho scritto prima che si giocasse, è il classico trofeo che se vinci non ti godi appieno ma se perdi ti fa rosicare); b) per uno juventino di Roma, la sconfitta con la Lazio è la più indolore che ci sia, per diverse ragioni.

 

4)  Quindi tutto ok? No, affatto. Il lato preoccupante è che la Juve non sente il sangue del primo trofeo stagionale a portata di mano, non ha la cattiveria di chi ha perso quindici giorni prima contro gli stessi avversari, non approfitta del gol del pareggio trovato a un passo dall’intervallo per ritrovare energie. Non reagisce praticamente mai, continua la sua partita un po’ piatta, senza demeriti particolari, senza grandi occasioni (ecco il problema, ci si sbilancia senza produrre abbastanza), prendendo gol più che evitabili, con palloni che attraversano l’area, tocchi, torri, passaggi e tiri a pochi metri indisturbati. Male, stavolta peggio che in campionato, dove almeno avevamo giocato più o meno un tempo a testa e abbiamo perso solo quando siamo rimasti in dieci.

 

5)  A che punto siamo, quindi? Un disastro, come dicono i nostalgici dei tempi che furono? PrimincampionatoepriminelgironediChampions, come recitano a memoria i fan più incalliti di Sarri? Io ho un mio metodo per rispondere: pensare a come avrei reagito, a inizio stagione, se mi avessero detto che sarei arrivato a Natale esattamente con questi risultati. Sono sincero: sarei stato soddisfatto, con riserva. Soddisfatto perché campionato e Champions sono molto più importanti della Supercoppa e obiettivamente, a livello di punti, le cose stanno andando molto bene. Con riserva perché il primo trofeo stagionale è svanito meritatamente e perché, dopo un ottimo inizio con visibili progressi – pur tra comprensibili alti e bassi – il processo di miglioramento pare essersi un po’ fermato. Siamo ancora a caccia del miglior assetto, rischiamo troppo, produciamo poco. E’ il momento di cambiare marcia.

 

6)  Vale la pena ribadire un assunto che mi pare perfino banale ma che mi ha permesso di gustarmi fino in fondo ogni vittoria di questi anni, senza eccezioni: vincere è sempre un’impresa, essere più forti non vuol dire prevalere sempre. Altrimenti lo sport e il calcio in particolare sarebbero prevedibilissimi. L’ho detto per esaltare i trionfi e spiegare le sconfitte delle Juve di Conte e di Allegri, lo dico per non drammatizzare dopo questa partita: semplicemente, soprattutto dopo un lungo ciclo di vittorie, succede. Perché l’avversario ha più voglia, è più avanti nel percorso con il suo allenatore, ha puntato di più su un obiettivo, sta meglio in questo particolare momento e così via. Sottovalutare questa ovvietà è stato uno dei grandi problemi di questi anni: le vittorie sono apparse scontate (quante volte avete sentito il demenziale “con questa squadra vincerei anche io”?), le sconfitte un’onta. Esiste un modo meno goduto per vivere il tifo?

 

7) Giocatori: preoccupa un po’ l’involuzione di Pjanic, straordinario nella prima parte, con il nostro conteggio al pallottoliere del suo numero di tocchi e ora timido e non incisivo. Cresce in modo esponenziale Bentancur, ormai un titolare di questa squadra (ingenuo però nel protestare vistosamente dopo il rosso a partita finita). Higuain pare un po’ stanco (e ce lo siamo chiesti sin dall’inizio: potrà fare tutta la stagione agli ottimi livelli di questa prima parte?). Dybala eccellente in questi due mesi, ora la sfida è trovare continuità: è lì che può fare il salto di qualità. Ronaldo non era, non è e non sarà mai un problema, per noi.

 

8)  I giorni dopo le nostre rarissime sconfitte di questi anni li conosciamo bene: rappresentano il legittimo e quasi salvifico sfogo di chi sta vivendo anni terrificanti, dal punto di vista del tifo. Non capisco dunque i tanti miei cotifosi che se la prendono con chi esulta in queste giornate: è più che normale e non c’è nulla di sbagliato. Piuttosto, al posto dei laziali/lancieri/blancos/blaugrana per un giorno, mi chiederei come sia possibile che in Italia da un po’ di tempo le uniche squadre che ci stanno privando di qualche trofeo siano Atalanta e Lazio, con gli altri sempre a bocca asciutta e incapaci di festeggiare anche una coppetta da tempo (sporadico povero Milan a parte). Quest’anno l’Inter di Conte pare pronta a rompere il tabù, vediamo se sarà il tempo di festeggiare in proprio oppure no.

 

9) Cosa chiedo al 2020? Un gennaio che perfezioni la rosa (capire bene se possiamo puntare su giocatori non sempre affidabili fisicamente, liberarsi degli esuberi, fare valutazioni ponderate per una seconda parte di stagione in cui saremo in gioco su tutto). Un dialogo aperto e continuo tra squadra, allenatore e dirigenza. Un rientro rapido per Chiellini. Un Ronaldo che faccia il Ronaldo.

Datemi queste piccole cose e ci divertiremo.

 

10) Forza Juve, buon 2020 e grazie per questo 2019 (come per quel 2018, 2017, 2016, 2015, 2014, 2013, 2012)!

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