La Juve non muore mai: 10 motivi per crederci ancora

di Mauro Bortone |

Un martedì così nefasto come quello appena vissuto dal mondo bianconero era difficile da immaginare anche nei peggiori incubi: una sentenza “politica”, arrivata a poche ore dalla partita contro la Fiorentina, che ha ribaltato il verdetto chiaro dei due precedenti gradi di giudizio e umiliato il calcio italiano, uscito con le ossa rotte da questa vicenda (anche se in Italia non si può sostenere questa tesi). Sul campo la sentenza pronunciata quasi in contemporanea con la sfida dello Stadium ha finito per mettere un carico eccessivo a quella che doveva essere solo l’ultima partita del 2020 per la Juventus, nel giorno, peraltro, dove l’audio del “controlliamo Massa” è stato derubricato da molti quasi a questione di “folclore”, perché il tema di giornata era soprattutto l’audio della bestemmia di Buffon e la sua “inevitabile” squalifica.

Poi è arrivata una gara maledetta, segnata fin da subito da un atteggiamento molle della Juventus e da alcune decisioni arbitrali che l’hanno certamente penalizzata (anche se in Italia non si può mai sostenere questa tesi, figurati se la Juve può lamentarsi degli arbitri!). Dentro ci sarebbe anche la questione Rabiot e la decisione di lasciarlo a casa, per fargli scontare una squalifica ricomparsa d’incanto ma che potrebbe forse tenerlo fuori anche contro l’Udinese: paradossi di un sistema che fatica ad avere una regia e una trama chiara.

Ma siamo la Juve e la Juve parla sul campo, non cerca alibi. Ieri, a molti il tracollo con la Fiorentina è sembrato la resa definitiva alla corsa per lo scudetto: il campionato per i più non sarebbe affare per noi. Invece, nonostante il caos perverso della giornata vissuta tra audio imbarazzanti, sentenze ribaltate, partita giocata male e decisioni arbitrali penalizzanti, la squadra è ancora e a pieno titolo in corsa per il decimo scudetto consecutivo.

Non serve tirare in ballo la metafora dell’araba fenice, che rinasce dalle proprie ceneri dopo la morte, per raccontare una Juventus che ha sempre dato il meglio di sé ogni volta che qualcuno l’ha data per spacciata.

Da questa valutazione si parte per evidenziare tutti i motivi per cui i bianconeri non sono fuori dalla lotta scudetto: 1) il campionato è lungo: mancano 25 gare alla fine della Serie A e sono sufficienti a ribaltare ogni situazione controversa e i giochi restano aperti; 2) filotto e continuità di risultati: se finora la squadra ha dimostrato discontinuità non riuscendo ad inanellare più di due vittorie consecutive nel campionato in corso, una successione di vittorie può garantire di rimediare a una classifica deficitaria. Non sono, però, concessi ulteriori giri a vuoto, almeno nel breve periodo; 3) gli scontri diretti: è vero che, con le eventuali vittorie di Inter e Milan nel turno, la Juve scivolerebbe rispettivamente a -9 e -10 in classifica, passando un Natale horror, ma alla ripresa ci sarà la possibilità di giocare subito scontri diretti con le squadre in fuga (Inter e Milan) e di recuperare la partita in meno col Napoli; coi risultati giusti la squadra potrebbe riportarsi a -3 e -4 ma sarà obbligatorio dare risposte importanti in quelle occasioni anche per far capire agli avversari che la Juve resta la più forte; 4) la rosa vale più di quel che dice la classifica: per quanto incompleta e con difficoltà ormai “storiche” nella costruzione della mediana o con equivoci tecnici e tattici da risolvere in fretta, la Juventus non sembra comunque inferiore a chi sta davanti;

5) la qualità e le idee esistono e sono state evidenti, seppur a intermittenza, in diverse partite della stagione, anche quelle finite con risultati non appaganti: occorre finalizzare meglio la mole di gioco che si produce; 6) una squadra più “sporca”: finora Pirlo e il suo staff hanno “sperimentato” molto sulla pelle della Juventus, ma è tempo di dare certezze alla squadra andando oltre la ricerca ossessiva di un’idea calcistica innovativa, soprattutto laddove le partite difficili non la consentono; serve, quindi, rispolverare quando occorre un atteggiamento più scaltro e di migliore gestione delle pressioni senza frenesie ed isterie; 7) aiuti dal mercato: il calciomercato di gennaio può portare elementi di complemento o completamento della rosa che possono fornire soluzioni alternative o in più alla squadra, sistemando alcuni equivoci tecnico e tattici; 8) recupero dei migliori: la prima parte della stagione è stata scandita da assenze e infortuni, con giocatori centrali nell’economia della squadra spesso a mezzo servizio o del tutto assenti. Ritrovare la rosa a pieni ranghi può sistemare molte cose; 9) il fattore Ronaldo: una squadra che ha un giocatore così forte ha un’arma in più da sfruttare e non può sentirsi inferiore alle rose di questa serie A; 10) le motivazioni: il decimo scudetto, i fatti di Juve-Napoli, gli audio con hashtag su richiesta, le moviole a senso unico, il gol di Muntari, gli avversari che ironizzano sullo stato della squadra e pregustano di vedere assegnato il titolo di un campionato “non falsato” a qualcun altro che non abbia le strisce bianconere, ovvero tutto quel campionario che ha composto la narrazione di 3000 giorni di dominio e che c’è l’obbligo morale, a questo punto, di prolungare ulteriormente. La vecchia guardia e la gente con maggiore personalità nello spogliatoio può dare in tal senso un aiuto ai nuovi per ripartire con maggiore convinzione.

Anche i tifosi, però, devono fare la loro parte perché come dice spesso Guido Tolomei “Fino alla fine non è solo uno slogan da tenere sul display dello smartphone” e perché guai a dare per morta la Juventus. Come ricorda spesso un grande cronista come Repice “La Juve non muore mai”.


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