Dieci modi di vincere

di Juventibus |

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″] La vittoria del cuore[/divider]

A parole il cuore è Toro, poi, chissà perché, chissà com’è, nei fatti è sempre o quasi bianconero. Domina, passa, soffre, si fa raggiungere e soffre ancora. Con uno scatto d’ali va vicina al vantaggio proprio nel recupero. Ci crede, non si scoraggia e piazza la zampata quando l’arbitro controlla il cronometro e sta per tirare fuori il fischietto. Domani è novembre, non possiamo esserne ancora sicuri, ma forse (e finalmente), oggi comincia il campionato juventino.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″]La vittoria d’astuzia[/divider]

Big Mac appanna le aspirazioni di una rimonta appena accennata, si rischia ancora di soccombere alle feroci stilettate di folletti indemoniati. Si alzano i guantoni per coprirsi il volto; ci si appoggia alle corde per non perdere l’equilibrio e per non trasmettere all’avversario quel senso di disagio di fronte al suo agile gioco di gambe. Poi, quando non fa più male, improvviso arriva l’1-2 che lo tramortisce per davvero. Disorientato, il nemico attacca a testa bassa, fin quando non viene infilzato da una gioia scatenata.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″] La vittoria della pazienza[/divider]

Un’ora per capire l’enigmatica combinazione della cassaforte rossonera, poi una Piovra mimeizzata indovina in solitudine i sei numeri primi della sua serratura, porgendole in un pizzino al galoppante brasiliano. Dybala è stanco di aspettare, prende il flessibile e scardina i guantoni d’acciaio del portierone milanese, allungando i sogni di gloria di una squadra che oggi sembra sbloccata.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″] La vittoria della forza[/divider]

Al di là del generoso punteggio maturato nel finale, in una partita non bella la Juve si impone grazie al travolgente stacco di un colosso croato. Il finale di partita è una piacevole appendice, perché oggi potrebbe bastare anche così.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″]) La vittoria dell’inerzia[/divider]

E’ una partita temibile perché la Champions consuma le energie, la Lazio è un avversario sempre rispettabile, perché è la seconda trasferta consecutiva e si è già vinto quattro volte di fila. La vittoria dell’Olimpico svela una volta di più la rinnovata voglia di una squadra ormai ritrovata. Sei minuti per passare, altri ventisei ed il giovane orafo argentino cesella la sua opera d’oro, trasformata inconsapevolmente in platino dal pasticcione alchimista a difesa della sua porta. Game over e 0 a 2 in scioltezza.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″]La vittoria della consapevolezza[/divider]

Cominciare così questa partita solo quaranta giorni prima sarebbe stato una tragedia. Qualcuno deve ancora prendere posto sul suo seggiolino e Ilicic, spietato dal dischetto, fa 0 a 1 per i viola. E’ un fiammifero in un badile di benzina, Cuadrado è anche fortunato ma dopo è un lungo monologo. A catalizzare lo scrosciante applauso è un cingolato venuto dall’est quando il regista è pronto a mandare i titoli di coda. Lo slalom tra i paletti di un irriverente Stenmark in pieno recupero, è solo la definitiva mazzata alle illusioni dei toscani e Juventus che, da quest’oggi, con la sesta vittoria di fila, si iscrive ufficialmente alla corsa tricolore.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″] La vittoria della paura[/divider]

La sberla di Borriello ne procura poca, manca tantissimo alla fine e dura tre giri di lancetta. Quella vera è tutta nel recupero, dura anche meno ma fa davvero venire i brividi. Bonucci è con la testa altrove e riapre i giochi regalando il 2 a 3. Quando Lollo si mangia l’impossibile, torna in mente il clamoroso errore di Gazzi agli sgoccioli di un Siena-Juve che salva l’imbattibilità nell’anno del primo scudetto della nuova era. Buon Natale e buon anno.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″] La vittoria della concentrazione[/divider]

Il rischio è di sottovalutare il fanalino di coda del campionato, tanto più che la sosta natalizia mischia un po’ le carte sullo stato di forma complessivo delle sfidanti e, magari, è servito ad infondere fiducia in chi ha chiuso male l‘anno precedente. Sta di fatto che, stavolta, pronti via e l’argentino impugna il bisturi e punisce chirurgicamente il portiere avversario. La squadra anestetizza la partita e passa ancora due volte nella fase finale dei due tempi.

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″] La vittoria del fato[/divider]

Per sessanta minuti la supremazia è netta e si passa agevolmente due volte. Un buon Cassano suona la sveglia per i suoi e nell’ultima mezz’ora si vedono le streghe un paio di volte. L’ultima fa capolino quando, in superiorità numerica da pochi secondi, la partita sembra davvero finita. E’ il testone di Chiellini a salvare la sua porta nell’ultimo, disperato, assalto dei blucerchiati. Ma questo, in molti, lo han capito solo al replay…

[divider layout=”1″ color=”#F4CC29″] La vittoria della sicurezza[/divider]

Onorata la Dacia Arena con dieci minuti di fuoco, nei quali i torinesi cresimano i padroni di casa per poi dedicarsi al giardinaggio ed adornare di fiori la decima vittoria di fila in campionato. Come ai bei tempi, né più né meno.

di Roberto Savino

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