10 lezioni da imparare dalle finali perse

di Massimiliano Mingioni |

L’ideale epigrafe a questo pezzo che Massimo Zampini mi ha, più che commissionato, ingiunto, potrebbe essere una celebre vignetta di Altan: “Mi vengono in mente opinioni che non condivido”.

Poiché infatti il tema assegnato è “che cosa possiamo imparare da ciascuna delle finali perse”, la risposta istintiva sarebbe “a non andare in finale, ché tanto la perdiamo. Da favoriti; da sfavoriti; da più forti; da più deboli; giocando bene; giocando male: noi perdiamo (quasi) sempre”.

È richiesto tuttavia uno sforzo di ottimismo della volontà contro il (fondato) pessimismo della ragione. E allora vediamo un po’ se il passato ci impartisce qualche lezione, fermo restando che se fosse vero l’abituale mantra “impareremo dalla sconfitta” a quest’ora avremmo la bacheca straripante…

1973, Belgrado. Non c’ero, cioè c’ero ma ero troppo piccolo, le testimonianze quindi sono tutte de relato: leggendo quella che contrapponeva il ritiro plumbeo, blindato e militaresco dei nostri alla vacanza degli zazzeruti olandesi con le mogli scorrazzanti in albergo verrebbe da dire che Belgrado ci insegna non essere troppo ascetici. Ma più seriamente, e posto che l’Ajax era una squadra imbattibile, si pensa che Vyckpalek, già privo di Spinosi, lasciò fuori due uomini in palla, Haller e soprattutto Cuccureddu che dieci giorni prima aveva segnato il gol-scudetto all’ultimo giro di lancette all’Olimpico. La lezione potrebbe quindi essere: 1) occhio alla condizione: giochi chi è in forma.

1983, Atene. Ecco, appunto, una partita che sfugge talmente alla razionalità da vanificare le buone intenzioni di questo scritto, una sfida che sulla carta Davide vs Golia partiva alla pari,e per quanto in panca l’Amburgo avesse quel volpone di Happel che già ci fece piangere nel ’78. Possibile lezione: 2) niente è scontato, anche se sei di gran lunga il più forte. Se la giochi 100 volte la Juve batterà l’Amburgo 99, ma ognuna di quelle 100 partite darà all’Amburgo la possibilità di battere la Juventus. Vale anche a rovescio, se sei l’Amburgo di turno.

1997, Monaco: insegnamenti plurimi. 3) quello che hai fatto prima, fosse anche la cavalcata delle Walkirie, in finale non conta nulla; 4) non pensare all’arbitro, ché ti possono assegnare “il migliore del mondo” (così si diceva di Puhl all’epoca) e quello non ti dà un rigore clamoroso; 5) occhio alle gravidanze, e ai permessi-paternità 24 ore prima; 6) i dettagli: non prendere la fotocopia del gol preso 5 giorni prima in campionato; 7) se una cosa può andare male, lo farà (Ricken).

1998, Amsterdam. Partita brutta assai, nata male (l’infortunio a Del Piero subito prima dell’inizio, il gol in fuorigioco), giocata pure. Forse, ripensando a Inzaghi e soprattuitto a uno slalom di Davids concluso con tiro in bocca al portiere, l’insegnamento è 8) in una finale le occasioni vanno sfruttate, anche perché in genere sono poche (e se pure son tante e non le sfrutti poi finisci ai rigori in una partita che avresti dovuto vincere 5-0).

2003: Manchester. Qui la lezione verrebbe dalla semifinale, se il tuo miglior giocatore (in qul momento il migliore al mondo, in trance sportiva) è in diffida e hai la partita in pugno, lo levi: razionalità sempre. Ma il caso non si è dato, e la semi è andata. Cosa ci insegna la finale? 9) niente esperimenti: Montero terzino non è una buona idea, specie se hai Birindelli che ricoprì egregiamente il ruolo a La Coruña o a Barcellona; Zalayeta e non Di Vaio se vuoi sfondare sulla fascia dove gli altri hanno uno zoppo è un’idea addirittura balzana.

2015, Berlino: per carità, Barcellona formidabile e in condizione straripante, noi un po’ con la sindrome del parente povero che si è imbucato al party dell’aristocrazia. E però non si doveva regalare un tempo, e una volta ripresa la gara per i capelli non ci si doveva far prendere dall’euforia. Noi siamo la versione aggiornata e sublime del calcio all’italiana, i contropiedi li dobbiamo fare, non subire. Ergo 10) leggere la partita e interpretarne i momenti.

Incredibile, ce l’ho fatta, ho estrapolato 10 “lezioni” La sensazione? Che questa squadra, quest’anno, le abbia già ampiamente metabolizzate. Il dubbio? Che il 4 giugno stia a pensare all’undicesima.