I 10 doni di Higuain

di Juventibus |

E’ venne l’estate del clamoroso passaggio di maglia, caratterizzata da un’ironia che giorno dopo giorno si moltiplica come il pane e i pesci, mentre il nostro, probabilmente, avrebbe preferito la Nutella.

Del resto, incurante delle magre figure alle quali può andare incontro, colui che non può sfottere a posteriori si attrezza a farlo prima. Una volta o l’altra capiterà di averci preso e su quella potrà pontificare. Tutto il contrario di chi, consapevole dei propri mezzi, attende la fine per parlare, trovando dannoso anticipare gli sfottò. Tutto già visto e rivisto.

Alè si comincia. Ma come, dalla panchina. No, non è possibile. E poi, proprio contro la viola. Calma, davvero. Il Pipita appare oggettivamente fuori condizione e il primissimo obiettivo di questa nuova Juventus è quello di non ripetere l’avvio disastroso della stagione precedente. Quello, per intenderci, che poi l’ha costretta ad una rincorsa tanto fantastica quanto dispendiosa in campionato ma che, nulla lo esclude, mesi dopo potrebbe aver influito, in negativo, nel duro scontro con i bavaresi.

Khedira l’ha sbloccata, metà ripresa e poi l’esordio del Pipita tra scroscianti applausi, ghiacciati in pieno agosto dalla zampata di Kalinic dopo pochi attimi.

Potrebbe essere l’inizio della fine, saranno già in migliaia a smanettare sul computer con una sola mano alla ricerca della giusta foto da spammare.

Attimi di smarrimento, poi, passati solo cinque minuti, la Juve rimette subito le cose a posto proprio con l’attesissimo argentino. Asamoah serve Khedira in area per la conclusione in corsa. Alonso contrasta come può la conclusione e la palla schizza verso sinistra. Higuain è un falco e gonfia la rete tra palo e portiere con un piatto a mezza altezza precisissimo. E il primo dono per il popolo bianconero, in soli venticinque minuti di gioco, vale tre punti pesantissimi e un inizio fallimentare scongiurato. Ma c’è da lavorare.

La seconda con la Lazio conferma che la forma è ancora da trovare, l’argentino gioca solo un minuto in più della giornata precedente, ma lo fa fruttare, come un Buddha, tanto oro quanto pesa. Almeno nella veste di amuleto, giacché in quei sessanta secondi Khedira supera Marchetti e la Juve porta a casa la partita.

Torino, 10 settembre, arriva la prima da titolare, il bomber non tradisce le attese e si scatena con il secondo regalo, suddiviso in due momenti. La fulminea ripartenza bianconera è orchestrata dal magistrale talento del pjanista, con palla smistata al sapiente piede di Khedira e, da questi, con un tocco, in favore del rapido inserimento di Dybala. Tutto in verticale, con i tempi giusti e senza respiro.

La Joya taglia a fette il centrocampo avventurandosi tra linee nemiche fuori posizione, alza lo sguardo e a campo aperto disorienta i marcatori con un elegante quanto efficace invito sull’esterno.

Higuain ci arriva in corsa, una carezza in un pugno e la sfera, addolcita con maestria con un destro a seguire, viene scagliata dal Pipita con lo stesso piede sul palo lungo dopo tre rapidissimi passi per trovare la giusta coordinazione. Un proiettile e dopo soli 4 primi la partita si sblocca. Altri cinque minuti e sono due.

Il traversone da destra è contrastato in area, la palla si impenna e Khedira si affretta col testone a rigenerare l’azione. Un movimento ed Higuain aspetta il dolce cuoio nemmeno fosse ad un incontro galante, per poi sfoggiare una meravigliosa girata al volo, con la gamba destra su in cielo a disegnare un arcobaleno e la mancina ben piantata sul terreno prima di slanciarsi come una fionda per dar forza all’altra. Fenomeno.

I primi novanta minuti tutti interi sono in Champions col Siviglia. Finisce con un deludente 0 a 0. I diciassette con l’Inter non bastano per vincerla. Anzi, Perisic punisce Buffon e si perde la prima partita.

Solo tre giorni e il quarto omaggio arriva durante gli ottanta minuti di presenza di Juventus-Cagliari. E’ il minuto 34 e i padroni di casa sono già avanti grazie al tap-in di Rugani. Alex Sandro in corridoio lancia Pjanic verso Storari, il portiere para col corpo, ma anche stavolta deve arrendersi alla ribattuta nella porta sguarnita di Higuain. Finirà 4 a 0.

Basta l’autogol di Goldaniga per aggiudicarsi i tre punti a Palermo, poi la rete del raddoppio nella passeggiata di Zagabria. Pjanic – che l’ha appena sbloccata – sventaglia da trequarti verso il centro dell’area sorprendendo alle spalle la tenera difesa dei croati. Higuain elude l’offside, accarezza col petto la sfera ed in un unico movimento la piazza alle spalle del portiere in uscita col mancino. 0-2! Quinta rete in maglia bianconera e regalo numero quattro.

Solo cinque giorni e un’altra doppietta dopo quella col Sassuolo vale il dono numero cinque, nuovamente suddiviso in due istanti. A metà ripresa, Dybala apre la partita. Due minuti e Higuain la chiude una perla delle sue. Un mancino imprendibile dal limite dell’area dopo aver saltato di netto il suo marcatore. Tre minuti e il Pipita approfitta dello sciagurato retropassaggio di Zambelli, dribbla Skorupski e deposita la sfera in rete per il definitivo 3 a 0.

Venticinque minuti senza reti nella vittoria interna con l’Udinese, tre partite da novanta a bocca asciutta in due vittorie (Lione e Sampdoria) e una sconfitta (Milan), anticipano la vetta di goduria raggiunta in questo scorcio di stagione. Il match col Napoli è apertissimo, siamo sull’1 a 1 e gli ospiti dilapidano un 3 contro 2. Ma è la Juve a fare ora la partita, alla ricerca di valide soluzioni per arrivare dalle parti di Reina. Siamo a metà ripresa, l’impalpabile Pjanic cede il suo posto a Marchisio e la Juventus colpisce. Higuain alza la testa e cerca Khedira in area. Il tedesco è anticipato da Ghoulam e la palla diventa una mina vagante. Il mancino in corsa del Pipita resta rasoterra e s’infila nell’angolo basso per il 2 a 1. E’ il gol numero otto, il regalo numero sei. Il più bello fin qui, il più desiderato da tutti. Dopo quello, basta un pensierino, e siamo a sette, nella sfida interno col Lione. Il Pipita va via a sinistra con maestria e cerca Sturaro in piena area, incuneatosi sul filo del fuorigioco e vistosamente spinto da Yanga Mbiwa. E’ rigore, Higuain spiazza Lopes e la Juve va in vantaggio. Non basterà per vincere. Tolisso fa 1 a 1 allo spirare della partita, quando il Pipita è sotto la doccia da 120 secondi. Nei 78 minuti a Verona non incide come vorrebbe. Tranquilli, col Chievo ci pensano Mandzukic e Pjanic. Il digiuno continua nelle successive tre di campionato (salta Siviglia). Due vittorie interne con Pescara e Atalanta, una sberla a Genova con i grifoni. Poi è diluvio.

Un tempo di torpore con la Dinamo Zagabria, poi la sblocca lui e i doni diventano otto, dieci le reti. Lemina si incunea tra le maglie avversarie per via centrale. Dopo l’ultimo contrasto la palla schizza tra i piedi di Higuain appostato ai diciotto metri. Il siluro del Pipita è tanto fulmineo quanto imprendibile e la Juve passa. E’ tempo di derby della Mole, Belotti brucia Buffon, dodici minuti di spavento e Cuadrado è un turbo nello scippare palla sulla trequarti allungandola per Mandzukic, che s’allarga spalle alla porta. Il colpo di tacco del croato appare fortuito, l’autostrada che si apre allo scatto del Pipita è invece il frutto del suo innato fiuto della rete. Il bomber squarcia le maglie avversarie, secca Hart con un destro strozzato e fa 1 a 1. Un’ora scarsissima di gioco più avanti, Pjanic per Cuadrado è l’ultimo cambio per Allegri, mentre Miha li fa tutti insieme lasciando quattro punte in campo. Presunzione o meno, nella prima azione dopo i cambi, sulla sventagliata di Chiellini, Higuain fa scorrere la sfera spalle alla porta portandosela sul destro, si divincola dalla morsa del difensore e scocca una botta al volo dai 18 metri che si spegne alle spalle del portiere per il vantaggio bianconero. Bellissimo. Gli omaggi sono quindi nove e siamo a ieri.

Il primo tentativo è fiacco, serve più vigore e allora Higuain abbatte con una spallata De Rossi sulla trequarti, difendendo l’appoggio in verticale di Khedira come meglio non potrebbe. Nessuno immagina che nei prossimi quattro secondi si assisterà ad un capolavoro. Il controllo è leggermente lungo, fortuna vuole che Mandzukic si sia portato via Manolas, mentre Fazio perde l’attimo restando nella terra di nessuno ed è superato di slancio. Il Pipita fa fuori il primo tornato sui suoi passi con una finta d’anca e, appena dentro l’area, sgancia un siluro mancino a fil di palo che rende vano il volo del portiere. Strepitoso.

E’ il dono numero dieci dell’attaccante arriva con il tredicesimo sigillo di stagione in 1581 minuti, uno ogni 121 e spiccioli. Non male per uno trattato come un Quaresma, un Kondogbia, un Iturbe qualsiasi per il rendimento offerto in proporzione al prezzo pagato.

A Torino, da sempre, non si contano le reti tanto per vantarsi di quanto si è bravi per averne fatte 100 piuttosto che 50. Il peso che vale è quello specifico e quello dei gol del Pipita è elevatissimo. Ma, ora, tutti aspettano la strenna e, con essa, il primo titolo in maglia bianconera del suo delantero argentino. In fin dei conti, basterà poco. Colorare la barba di bianco e infilarsi un cappello rosso da Babbo Natale. Per il pancione, lui si è attrezzato da solo…

 di Roberto Savino @robertosavino10

 

Foto di Francesco Di Leo (@fotodileo)